13 anni – Adolescente ufficialmente

13 anni – Adolescente ufficialmente!

Nick, you are thirteen now!

Compiere 13 anni significa diventare un teen-ager, un adolescente ufficialmente.

Tu che sei bilingue da quando avevi cinque anni, sai bene che compiere tredici anni significa far parte dei “teens”, gli adolescenti.

Fisicamente in te il passaggio all’adolescenza non è ancora avvenuto, ma mentalmente sei nella fase di passaggio e siccome il corpo si modifica sempre a partire dal cervello, manca poco al momento in cui gli ormoni si faranno sentire modificando il tuo fisico e dando nuovi input alla tua mente in crescita.

Il giorno del tuo compleanno mi hai detto: “Ora non sono più un bambino, ma non mi sento neanche un ragazzo, sono un ragazzino. “

Sì, sei un ragazzino! Attento, curioso, sensibile e riservato. La tua intelligenza è affinata dall’empatia, grande osservatore di te stesso e degli altri, sai descrivere i sentimenti come nessuno mai!

Parlare con te, mi apre ai tuoi mondi nascosti e superiori, dove sei tu a insegnare a me e farmi capire cosa è giusto e cosa è sbagliato.

A volte sei più grande della tua età, altre sei più piccolo e questo rispecchia il fatto che non sei un tipo dalle mezze misure!

Anche quando ti ammali: o tutto o niente! Sei forte e robusto, ma sei prendi una malattia lo fai “per bene”…che valga la pena, insomma!

Così a tre anni ho rischiato di perderti per una grave polmonite.

Stavi appena imparando a parlare, quando, dopo un’ennesima notte di febbre, vomito al minimo movimento, viso senza colore, privo di forze, ma pieno di dolori, ti ho preso sul petto, come a dividerci il mio respiro, e tu mi hai detto con un filo di voce:Aiutami mamma…”

Ricorderò sempre come ti sollevai piano per non farti male, preso in braccio con un taglio cesareo ancora fresco per la nascita della tua sorellina.

Quel giorno iniziammo un’avventura che non dimenticherò mai e imboccammo una strada che non lasceremo mai.

E questa non è l’unica avventura e strada importante che abbiamo percorso insieme.

Era impossibile non accorgersi che c’era altro di speciale in te, perché il tuo cervello è speciale e queste cose una mamma le sa.

La tua mente è speciale, la tua intelligenza è particolarmente acuta, allenata e affinata da un percorso e azioni a cui molti non devono pensare, mentre tu ci hai dovuto lavorare.

La tua disgrafia e la tua disprassia sono un tuo tratto distintivo, l’espressione di un cervello speciale.

Vivere con te la scoperta di questa tua specialità è stato un privilegio per me e la sua diagnosi una salvezza dai facili giudizi che ti rendevano la vita difficile.

La tua mente voleva esprimere pensieri, riflessioni e tumulti interiori, ma la tua mano e il tuo corpo non rispondevano a sufficienza a comandi tanto intensi.

Frustrante no? Non poter esprimere tutto quello che si ha dentro e preme per uscire.

Me lo dici anche tutt’ora che sei grande: meno male mamma che mi hai portato a fare i test, la mia vita è cambiata in meglio da quando so di essere disgrafico.

Sì, perché imboccare questo ramo della tua strada non è stato come dover superare un ostacolo, ma è stato come percorrere per mano un bosco sconosciuto, che invece di essere buio si è rivelato incantato.

Spesso mi dici: ti voglio bene, mamma.

Poi ti correggi: no, non è abbastanza, ti amo mamma.

Ti amo Nicola.

Auguri ragazzino mio!

La tua mamma.

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