A chi piace il saggio di Natale?


Alzi la mano a chi piace il saggio di Natale!

Lo viviamo come una sorta di pedaggio da pagare per via degli orari e degli incastri familiari e lavorativi, nonostante si tratti di un tributo al lavoro dei nostri figli, al loro impegno e ai loro risultati, oltre ad un’occasione per scambiarsi gli auguri di buone feste.

I saggi sono la nostra opportunità di vedere rappresentato ciò che si svolge fuori dai nostri sguardi e che generalmente ci lascia affascinati e stupiti.

La fierezza sale in petto insieme al groppone. Fiume di lacrime e commozione. Sfido qualunque genitore a restare impassibile.

Eppure…la voglia di andare a questi saggi si avvicina spesso allo zero.
Ci andiamo (chi mai ci rinuncerebbe!) trovandoci improvvisamente catapultati nell’emozione, laddove un attimo prima pensavamo solo al traffico, le cose da fare e lo stress.

Il saggio di Natale è il non plus ultra di questi sentimenti contrastanti.
Fa un freddo boia, abbiamo ancora i preparativi e alcuni regali a cui pensare, per non parlare della spesa nella calca dei supermercati.
E poi…cosa avranno mai da farci vedere questi ragazzi, dopo solo due mesi di scuola o di danza?

A Natale, fino all’anno scorso, il maestro di hip-hop di Stella faceva solo una lezione speciale, aperta al pubblico.

I genitori potevano assistere a una normale ora di lezione. Era piacevole, ma non impegnativo: invece di portarli a lezione e tornare a prenderli un’ora dopo, si restava lì a guardarli.

Quest’anno la scuola di danza ha deciso di organizzare un piccolo saggio anche a Natale. Un saggio breve (si spera) che si terrà in una discoteca.

Conoscendo il luogo del saggio e il numero di studenti e di corsi della scuola di ballo, tremo all’idea. Non ci voglio pensare.

La giornata scorre veloce, troppo, ed è già ora di portare Stella alle prove.
Neanche il tempo di riprendere a lavorare ed è già ora di ripartire.
Max vuole venire a vedere i progressi di sua sorella…un tempo ballavano insieme.

Scarpe, giacca e si riparte in macchina.
Sono le 16.30 di domenica pomeriggio e di tutto ho voglia fuorché di uscire. Fa un freddo porco, non ci sono parcheggi, il ghiaccio rende la strada a piedi una pista di hockey, l’arrivo davanti alla discoteca è un trauma: gente ovunque che aspetta di entrare.

Penso ai pinguini che si stringono uno con l’altro in cerca di calore. Di colpo le persone attorno a me mi sembrano col manto bianco e nero di quei goffi uccelli.

Finalmente si aprono le porte ed entriamo nel locale.
Dal Polo Sud lì fuori, ci ritroviamo direttamente ai tropici.
I pinguini si spogliano e si trasformano nella fauna della foresta amazzonica.
Uccelli, anfibi, mammiferi, pesci, insetti. Sarà per lo spazio angusto, ma mi sembra che siamo in molti più animali ora di quando aspettavamo fuori con gli altri pinguini.

  • “Fermiamoci qui, mamma. Se andiamo oltre, ci infogniamo.”
  • “Buona idea Max!”

È da quando siamo usciti, mio caro Max, che mi stai vicino e chiacchieriamo, mi fai sorridere e pensare, mi guidi e mi intrattieni. Sei cresciuto senza avvisare e dovrei uscire più spesso con te, perché è meraviglioso!

Inizia il saggio.
Il turno del gruppo di Stella non arriva mai.
Ma ecco che viene annunciato.

“Arriva il gruppo scatenato di hip-hop intermedio!”

Entusiasmo e lacrime.

Non me lo aspettavo, eppure lo sapevo! Ci casco sempre.
Abbasso i saggi, viva i saggi!

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