Cara mamma ti scrivo

Cara mamma ti scrivo, così metabolizzo un po’…

Sembra essere questo il bisogno che spinge Elena a scrivermi una lunga lettera, appena tornata dalla sua prima esperienza di una serata e una notte fuori casa da sola.

Ricordo ancora quando ho cominciato a sentire la necessità di mettere per iscritto i miei pensieri.
Io, timida come ero, in questo modo facevo ordine nei miei pensieri e riuscivo a sfogarmi.

All’epoca tenevo il classico diario, di cui ero molto gelosa, ora ho capito che condividere è una terapia ancora più efficace e il diario è diventato un blog.

Chi ama scrivere delle proprie esperienze, lo fa per esternare e rielaborare le emozioni in una sorta di dialogo interiore. Metterle nero su bianco le rende più chiare, ci aiuta a vedere il tutto dall’esterno, il che, oltre ad essere uno sfogo, un modo per liberare le emozioni, ci aiuta anche a prenderne le distanze, quel tanto che serve per diventare un giudice e un consigliere di noi stessi un po’ più imparziale. Condividere, poi, significa sentirsi pronti ad esporsi ai commenti degli altri, a confrontarsi, migliorarsi, a elaborare il passato e prendere coscienza della realtà, per guardare avanti.

La notte in tenda è un’ esperienza positiva e come tale Elena l’ha vissuta, ciò non toglie che sia stata un’esperienza forte, che lei ha bisogno di condividere e metabolizzare, per conservarne un bel ricordo, limpido e libero da ogni ombra.

Elena scrive a modo suo, come fanno tutti i bambini che non sanno scrivere e negli scritti in corsivo vedono lunghe e sinuose onde che ogni tanto si interrompono e poi riprendono.

Il foglio di Elena si riempie di parole/onde, inframezzate da disegni esplicativi e forme espressive dei suoi sentimenti.
La lettera è firmata.
ELENA
In cima al foglio, perché il suo nome lo sa scrivere e sia chiaro che quella che prende forma sotto è la SUA lettera.

In quella montagna di pensieri che le affollano la mente, Elena non sa da dove cominciare a leggere e chiede a me di iniziare, interpretando ciò che ha scritto.

Non potendo, e non volendo, dare io una lettura dei suoi sentimenti, ne leggo la parte oggettiva, lo svolgimento della serata e della mattinata per come ne sono venuta a conoscenza da lei e dalle maestre.

Dopodiché Elena prosegue da sola.

Racconta i dettagli, oggettivi e personali, i sapori della cena e come si sentiva ballando.

Scopro, con commozione, che Elena mi ha rivista in Daniela, la maestra che è andata da lei quando non riusciva a prendere sonno.
Wow, somigliare a Dani è un onore per me.

Mi rendo conto che Elena ha anche bisogno di sapere cosa è accaduto a casa nel frattempo, cosa abbiamo mangiato e come ho dormito io. Con questa informazione il cerchio si chiude, è la congiunzione tra noi e lei.

Mentre legge, ogni tanto Elena si blocca, come se facesse fatica ad esprimere alcune emozioni, ma le basta poco per riprendere e proseguire.

Man mano che legge, Elena aggiunge dettagli, allunga la lettera, seguendo i ricordi e i pensieri che fluiscono. La lettera termina con la frase che Elena mi aveva sussurrato al rientro a casa: “Mi sei mancata fino alla luna.”

“Vali, ferma il video!”

Dice Elena, mentre ci abbracciamo a fine lettera.

Scoppio a ridere.

Contrariamente a quando ci dimentichiamo di avere una videocamera accesa, nello svolgimento delle nostre attività, Elena è rimasta consapevole ogni istante della condivisione pubblica della sua lettera.

Il suo non era un diario personale privato, il suo era un blog: ha fatto il salto del confronto con se stessa al confronto col mondo esterno.

Elena ha trascorso la sua prima notte fuori casa, l’ha vissuta e metabolizzata fuori e dentro di sé. È davvero pronta per vivere nel mondo.

Comincia a volare, uccellino mio!
Mi troverai qui, ogni volta che vorrai tornare o scrivermi.

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Posted in Bambino 0-11 anni, CiurmaMom and tagged , , .

2 Comments

  1. Ok, questa volta Elenina e mamma mi hanno proprio commossa! Siete proprio in gamba, tutt’e due! Un abbraccio forte! Io ho appena recuperato il figlio grande che ha fatto due settimane l’animatore con i bimbi in montagna… l’emozione e’ la stessa, riabbracciarlo dopo due settimane, vederlo adesso che dorme tranquillo nel suo letto, ascoltarlo mentre racconta che cosa faceva con suoi bimbi… che tenerezza! Anche se ha dieci anni più di Elena… la mamma è la mamma! E si intenerisce sempre.

    • Carissima Antonella, il tuo racconto invece ha commosso me.
      Un’emozione mista a orgoglio e a tenerezza, nonostante lui sia tutt’altro che piccolo!
      Credo che vederli crescere così bene, siano le più grandi soddisfazioni e gioia della vita.
      In fondo cos’altro c’è, se non l’amore e gli affetti (ci mettiamo anche il nostro di affetto, che ne dici?) di veramente importante nella vita?
      Carriera? Naaa!
      Soldi? Naaa!
      Viva i nostri figli!
      Un abbraccio immenso a te

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