C’era una volta una mamma blogger

C’era una volta una mamma blogger… no forse due o tre, ma non di più.
Erano davvero brave
, scrivevano, leggevano, trovavano ispirazione dai figli, tra la gente e in rete, lavoravano con i blog.
Dopo dieci anni le mamme blogger sono diventate migliaia. Alcune sono davvero brave, scrivono, leggono, trovano ispirazione dai figli, tra la gente e in rete, lavorano con i blog.
C’è posto per tutti sul web, come c’è posto per tutti al mondo, perciò io non parlo di concorrenza, ma di comunità.
Ognuna di noi mamme blogger (sono mamma e sono blogger, dunque appartengo alla categoria) si sente speciale, ognuna di noi si sente diversa, è in effetti lo è.
C’è chi ha un blog per passione e chi lo ha per lavoro, spesso lo si ha per entrambi i motivi, il che in teoria sarebbe meraviglioso, il sogno di una vita: la propria passione che è anche il proprio lavoro.
Certo, sarebbe magnifico se fosse sufficiente per viverci e non solo per arrotondare (quando va bene).
Ma non importa, nessuna di noi si lamenta di questo. I vantaggi di essere mamme blogger sono tanti: in primis poter lavorare da casa, perché la mamma blogger è prima di tutto una mamma e, come tutte le mamme, che abbiano o no un lavoro fuori casa, il loro tempo passato coi figli è sempre prezioso, ma anche perché non esiste mamma blogger che non tragga appagamento e soddisfazione personale dallo scrivere.
Io sono nata nel 2011 come youtuber con il mio canale CiurmaMom e poco dopo anche come mamma blogger, solo per passione.
Nel 2002, con la nascita della mia quarta figlia Stella, avevo scritto su carta della mia esperienza di quadri-mamma.
Pensieri, esperienze coi figli e riflessioni, che tenevo solo per me, ma che, essendo stata notata per caso su YouTube, ho avuto occasione di condividere su un sito di informazione, ParlandoDi Blog, gestendo una rubrica mammesca.
Mi sono così timidamente avvicinata al mondo delle mamme blogger, tanto da decidermi di iscrivermi, riservata e titubante, al mio primo MammacheBlog nel 2013, un evento durante il quale le mamme blogger si ritrovano tra loro e hanno l’opportunità di incontrare esperti del settore che le possono aiutare a muoversi in questo mondo.
La realtà che mi si è aperta davanti quel giorno non la dimenticherò mai.
Tante donne, mamme, persone esattamente come me. Nessuna tra le mamme blogger di successo che ho conosciuto, si sentiva migliore di altre o calava dall’alto la sua esperienza, la voglia di condivisione e di reciproco aiuto faceva da padrone.
Le mie prime amiche mamme blogger conosciute lì, alle prime armi come me, mi sono restate nel cuore e le sento tutt’ora vicine, sebbene io abbia raramente occasione di incontrarle.
Da quel giorno ho cercato di mancare meno possibile a questi eventi. Il MammacheBlog si svolge a Milano e dura uno o due giorni a seconda che si tratti della edizione autunnale o primaverile.
Si inizia la mattina alle 9 e, tra workshop, camp e networking, si finisce vero le 18.
Per essere alle 9 a Milano, nel luogo dove si svolge l’evento, devo mettere la sveglia alle 6.00.
Ho sempre odiato svegliarmi presto, sono nottambula, non mattiniera.
Da quando ho figli sono ancora più nottambula, perché oltre a riuscire a stare sveglia e a lavorare fino a tardi, spesso faccio anche le nottate coi figli, ritrovandomi, dopo un primo momento di sonno disperante, con una energia che non credevo di poter avere.
Come dice mio figlio Massimo: “Se tu dovessi recuperare tutte le ore di sonno arretrate, andresti in letargo.”
Il risultato è che la mattina faccio ancora più fatica al alzarmi, pur dovendo essere fresca, attiva e sorridente fin dal mattino presto.
Stanotte la mia piccola Elena ha avuto male a un orecchio, siamo state sveglie un paio d’ore tra antidolorifico e attesa che facesse effetto.
Alle 6 è suonata la sveglia per andare al MammacheBlog.
Che dire…dopo i primi secondi di stordimento e un caffè ero pronta per partire!
Doccia, vestiti, scarpe, chiavi della macchina e via…verso la mia giornata a incontrare amiche, lavorare e divertirmi al MammacheBlog.
MammacheBello!
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2 Comments

  1. In effetti forse adesso di mamme blogger ce ne sono un po’ troppe. Un po’ fa capire il bisogno di confronto reciproco che le nostra società non esaurisce da sola, mancano ormai forse possibilità ed occasioni come quelle offerte dai pomeriggi passati ai giardinetti, in un’epoca remota, priva di internet è senz’altro meno avvelenata da bulimia di impegni dei pargoli.
    Un po’ c’è anche un malsano bisogno di apparire ed esporsi e raccontarsi sempre e comunque, anche quando non c’è molto da dire.
    Un po’ la voglia di gregge….che dire?
    Meglio i blog mammeschi che i fashion blog, di certo (dovendo scegliere).:)

    • La tua è un’analisi che condivido in pieno, io vedo anche molta solitudine in questi bisogni. Il periodo dei giardinetti lo ricordo con nostalgia, nel mio caso si è esaurito pian piano col crescere del numero dei figli, la diversificazione degli impegni ma anche per mia stanchezza. La voglia di raccontarsi e dire sempre e comunque la propria (anche quando non richiesta) credo che sia sempre esistita e non so quanto sia più efficace scriverlo su internet piuttosto che farlo nei gruppi mammeschi di scuola, di quartiere o tra amiche. Quello che a me fa più impressione è la tendenza nei blog a improvvisarsi esperti di qualunque cosa…manco il termine “navigati” fosse nato dalla navigazione web! 😀

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