CHEFuoriclasse

Cannavacciuolo-Pure tu puoi fare lo chef

Non copiate mai una ricetta, perché se copiate una ricetta non potete dare l’amore.
Antonino Cannavacciuolo
Per quanto si possa tentare di copiare una ricetta di altri, non sarà mai uguale, mai perfetta, tanto vale metterci dentro noi stessi, la nostra storia, le nostre esperienze, un momento della nostra vita.
Questa è stata la prima considerazione fatta dallo chef pluristellato Antonino Cannavacciuolo, all’evento “Pure tu vuoi fare lo chef?” svoltosi il 9 novembre allo Sheraton Malpensa.
Mai avrei pensato di poter essere invitata proprio io, che non sono una foodblogger e mai avrei pensato di ritrovarmi subito nelle parole di Cannavacciuolo, proprio io, che giusto il fine settimana precedente avevo scritto e programmato, proprio per il 9 novembre, la mia personalissima ricetta per lo strudel di mele, sentendomi ben poco chef a non saper seguirne la ricetta originale.
Mi giustifico sempre pensando che, sebbene io abbia sempre cucinato con piacere, a volte sia un po’ stufa di doverlo fare continuamente, a tutte le ore, per tanti commensali quanto è grande la mia famiglia.
La cucina a casa mia in effetti è sempre aperta, come in un ristorante.
Cucinare prende tempo, molto tempo e il lavoro svolto si dissolve in un istante nelle pance.
Cannavacciuolo ci parla di 12-13 ore di lavoro per uno chef, tantissime. Per me sono meno, ma non è il mio lavoro e sono comunque tante.
Lo chef Cannavacciuolo dice che la domanda più frequente che gli viene posta è “Come nasce una ricetta?” e dopo la considerazione di non copiare una ricetta, comincia a cucinare il suo primo piatto “Polpo, melone e salsa di arachidi” di cui ci offre la ricetta, raccontandoci come è nata.

polpo, melone e salsa di arachidi

Il suo racconto subito mi riporta all’infanzia, un padre napoletano e un’infanzia vissuta tra centro e sud d’Italia, mi aiutano a vedermi in spiaggia con lui, col cocomero immerso nell’acqua tra gli scogli, per mantenerlo fresco fino al momento di mangiarlo e un polipo che ci si aggrappa saldamente, ispirandogli l’abbinamento.
Abbiamo tutti qualcosa in comune con Antonino: le sensazioni, i sapori, i sorrisi, il piacere e i ricordi che restano mangiando.
Ripenso alla mia infanzia, ai piatti che preparava mia nonna. Pochi, sempre gli stessi, ma erano quelli su cui contavamo, che aspettavamo con ansia quando la andavamo a trovare.
Gli gnocchi fatti in casa e le pizzette fritte napoletane.
Secondo lo chef Cannavacciuolo, la mentalità di offrire tanti piatti diversi in un ristorante, ce l’ha chi non sa cucinare.
E in effetti tutto si poteva dire di mia nonna, fuorché che non sapesse cucinare.
Comincio a pensare ciò che pensavo da piccola, quando assorbivo la passione per la cucina, non ancora intrisa di doveri, di quotidianità.
Cucinare è un’ arte, in un settore che è parte della nostra esistenza.
Tutti cuciniamo, con più o meno piacere, passione e propensione, ma solo pochi possono farne un lavoro, diventare veri chef.
A chi ama davvero cucinare, sarà capitato di pensare ogni tanto di poter trasformare la propria passione in mestiere, la ristorazione è un settore affascinante, ma anche impegnativo e pieno di concorrenza.
Fare lo chef non significa solo saper cucinare, significa anche saper gestire le persone, promuovere le proprie idee in cucina e contenere i costi.
Io amo l’economia in cucina, è ciò che mi permette di far vivere una famiglia di otto persone con il budget di una famiglia di quattro.
Come ci dice Cannavacciuolo: “Per usare i prodotti poveri, ci vuole più manodopera.”
Con lo chef impariamo a fare in casa la cagliata che può essere servita come base per molti piatti ed è parte integrante dei suoi “Plin di broccoli, cagliata e salsa di acciughe”

plin di broccoli, cagliata e salsa di acciughe

ed è incredibile quello che riesce a fare con le castagne nella ricetta “Crema di castagne, calamari e porro fritto”.

crema di castagne, calamari e porri

Per non parlare di ciò che Antonino crea con la sola pelle del baccalà. Affascinante.

 

baccalà baccalà baccalà

Persino coi dolci si possono creare combinazioni infinite con un velocissimo “Bounet” e tre semplici basi.
Ho l’acquolina.

bounet

Tutte queste potenzialità della materia prima, tutta questa fantasia (imprescindibile per cucinare), tutta la nostra vita che può uscire dai piatti che creiamo, mi fa tornare una gran voglia di imparare, di buttarmi anche in questa avventura.
DSC_0718Non so se potrò mai farlo davvero, probabilmente no, sono orientata su altro, ma ho ormai imparato che da ogni esperienza posso trarre qualcosa di positivo, di utile per me.
Anche se non sarò mai uno CHEFuoriclasse, la formazione professionale che si può gestire da casa, organizzando i propri tempi in base agli impegni e pianificando gli studi, fa ormai parte di me e mi sta dando moltissimo in altri settori, per cui ci credo molto.
Esco appagata da questa giornata, torno dai miei ragazzi che sono soli a casa a quest’ora della sera. I piccoli sono in pigiama ed io sono felice.
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