Come vivo il Natale | Holiday blues

In inglese si chiama holiday blues ed è quel senso di tristezza o malinconia che può accompagnare le festività, momenti che si supporrebbe essere solo di gioia.

Le feste, in particolare quelle di Natale, sono feste dedicate agli affetti, alla famiglia, all’amore, alla condivisione e alla convivialità.

Va da sé che le persone sole, che possono esserlo per motivi vari o che si sentono tali perché stanno attraversando un periodo difficile o doloroso come una malattia o un abbandono, vivono con ambivalenza di sentimenti, se non con profonda tristezza e sofferenza il periodo delle feste. Ma non solo.

Natale, oltre che di amore e convivialità, è fatto anche di convenzioni.

Parenti che non si ha voglia di vedere, persone con cui non si è a proprio agio, cene di lavoro e di classe, vecchi compagni di scuola che si riuniscono, a volte sono piacevoli altre volte possono essere davvero delle forzature. Situazioni che a volte si subiscono, si accettano per dovere sociale, ma procurano un certo malessere.

Perché vi parlo di questo? Perché ci sono passata anche io e non ne sono tutt’ora esente.

Superata la fase entusiastica da bambina, ho cominciato a vivere il Natale accompagnato da una sorta di malinconia che neanche io sapevo ben decifrare. L’ho sempre combattuta occupandomi degli altri, fin dall’adolescenza. Mi concentravo sui regali, gli amici, ho imparato a fare i dolci fin dalle scuole medie per i parenti e poi da grande ho cominciato ad occuparmi di tutto il menù e l’organizzazione generale dei giorni di festa.

Preferivo rendermi attiva, fare, donare, piuttosto che ricevere, perché in qualche modo ricevere significava abbandonarmi, col rischio di perdere il controllo delle mie contrastanti emozioni.

Tenermi impegnata fisicamente teneva anche occupata e distratta la mia mente.

Mi ero convinta che quell’ Holiday blues non avesse giustificazioni, che fosse intrinseco nel mio carattere sbagliato e che dovessi nasconderlo, sopportarlo facendo finta di niente e affrontando tutto col sorriso. Un vestito di sorrisi e attivismo che soffocasse il vuoto che avvertivo dentro, che, secondo la mia incrollabile razionalità, non aveva ragione di esistere e quindi mi faceva pure sentire in colpa…con la conseguenza di aumentare sia il malessere che il senso di solitudine e incomprensione.

Poi sono arrivati i figli e grazie a loro il Natale ha ripreso luce, colore e motivo di felicità.

Il loro entusiasmo, rivivere tramite loro quello che avevo anche io da bambina…anche se penso che una parte di me aveva già dentro questo misto di felicità e malinconia.

Ero una bambina forte e fragile insieme e ogni cosa la vivevo con questa ambivalenza.

Mi ero creata una sorta di corazza a proteggere le mie fragilità dalle aggressioni esterne. C’era chi vedeva una cosa e chi l’altra ma io ero e sono entrambe le cose e sono state poche le persone che mi hanno vista, o voluta vedere, nella mia interezza.

Crescendo, già adulta da un bel po’, per vicissitudini varie, tra cui alcuni dolori importanti, come la perdita del mio bambino, ho avuto la fortuna di conoscere altre persone con una sensibilità e esperienze simili alle mie e ho capito non solo di non essere sola in questa sorta di tormento e che non ero sbagliata per questo, ma che questa cosa addirittura mi arricchiva perché aumentava la mia empatia.

Così, piano piano ho cominciato ad accettarmi in tutte le mie sfumature, positive o negative che fossero e ho smesso di desiderare di essere diversa, di essere come gli altri mi volevano.

È stato un grande traguardo!

Tutt’ora vivo in modo ambivalente le feste, soprattutto se qualcuno che amo non sta bene ed io vorrei vederlo solo felice, ma ho sviluppato alcune strategie per accettare questa componente come qualcosa in più, che mi suggerisce con forza di fare del mio meglio per onorare le feste e le persone che amo, prendendo atto di questa malinconia sotterranea, senza crogiolarmici. permette di non rischiare che le feste scivolino via, di dolce, prendendone atto senza crogiolarmici troppo.

Vivo le giornate di festa dando il massimo e mettendo da parte il dolore, ma non me stessa. Non mi obbligo ad adempiere a dei doveri sociali che non sento, preservo le mie energie per le cose importanti e le persone che amo. Natale non deve diventare un obbligo, ma è giusto cercare di mettere da parte eventuali tensioni o dolori. Mettere momentaneamente da parte non significa né negare né cancellare.

C’è un tempo e un momento per tutto. Tutto passa, tutto ha un tempo, sia le cose belle che quelle brutte.

È inutile guardare indietro a ciò che era o avrebbe potuto essere. Il passato è – appunto – passato, partiamo dal momento di vita che stiamo attraversando adesso, qui e ora e qui e ora è Natale. Dopodiché alla fine di ogni giornata possiamo lasciar fluire ciò che ci ha tenuto in piedi durante il giorno, con spazi di sfogo e relax con chi amiamo e sa capirci. Credo che questa possa valere per tutti.

Che sia un compagno, un figlio, un amico, ma anche una tisana in solitudine, un film sul divano, un libro sotto al piumone. Abbiamo fatto il nostro meglio, festeggiato, donato e amato, è il momento di concederci a noi stessi, amare noi stessi e prenderci cura di noi.

E voi come vivete le feste, in totale allegria e euforia o anche con momenti di tristezza o malinconia e cosa fate per viverle al meglio?

Ora per me è il momento di non perdermi in pensieri malinconici e dare inizio ai preparativi per il cenone della Vigilia!

Vi auguro di trascorrere un Natale sereno e più possibile spensierato, che liberi la mente per ricominciare al pieno delle vostre energie creative con progetti che amiate per il prossimo anno.

BUON NATALE A TUTTI!

#diariodibarbara #vivereilnatale

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