Compiti delle vacanze e ufficio in casa

Per faticoso che sia concentrarsi, durante le vacanze dei figli sono felice di avere l’ufficio in casa.

Certo, più che un ufficio è un angolo, che si sposta di stanza in stanza all’occorrenza, ma mi permette di stare coi ragazzi quando non sono a scuola e di seguirli nei compiti.
Ad essere onesti, sono tutti piuttosto autonomi nel farli, al massimo vanno incitati un po’. Credo di aver sempre smesso del tutto di studiare con loro alla fine delle scuole medie o poco dopo, in caso di professori particolari.
Ora però siamo di fronte a un bambino di otto anni, di nome Nicola, tanto refrattario ai compiti, quanto contento e veloce nel farli.
Lo so, sembrano due affermazioni in antitesi, ma sono sicura di non essere l’unica che ci mette più tempo a convincere il figlio a fare i compiti che lui/lei ad eseguirli.
Oggi Nicola non fa eccezione nonostante la routine sia consolidata e sia stata scelta proprio da lui e con entusiasmo: “I compiti li faccio a ora di merenda, insieme alla merenda!”
E così facciamo ogni fine settimana. Quando a Nicola viene il languorino durante il pomeriggio, la prospettiva dei compiti non è poi tanto male, pur di riempire il pancino.
Eppure, la scarsa voglia di fare i compiti, il pensiero della mole di lavoro da affrontare, la pigrizia e la prospettiva della fatica del dovere hanno spesso la meglio sull’appetito.
Perciò devo dedicarmi al convincimento in modo esclusivo. Dopo aver fatto due respiri profondi, lascio qualunque attività e mi armo di tutta la pazienza di cui sono capace per portarlo al tavolo, senza causare incidenti diplomatici che renderebbero i compiti un supplizio per entrambi.
Concluso questo rito, si compie la magia!
Nicola si trasforma in uno scolaro modello: curioso, brillante, fantasioso e capace.
È sufficiente che io stia con lui a fargli compagnia. Nicola sa scrivere da quando aveva quattro anni, conosce ogni genere di scrittura ma la pratica con distrazione.
Compone frasi mai banali, scrive fluttuando la penna come un antico amanuense, ma il risultato della sua scrittura è da giovane nerd.
Detesta le tabelline, che si rifiuta con tutto se stesso di ripetere, ma esegue i calcoli con velocità e risultati inspiegabili.
Più Nicola procede coi compiti e più si esalta. “Mamma, sono eccitato!”
Addirittura?
Mi godo il momento e sorrido, mordendomi la lingua, per evitare di fargli notare che c’è voluto molto più tempo e cattivo umore per iniziare a fare i compiti che a farli.
Saprebbe troppo di “te l’avevo detto!” e non c’è niente di più detestabile e deleterio per un figlio.
A questo punto sono (abbastanza) libera di lavorare. Prendo il pc e lo porto al tavolo dove Nicola fa i compiti.
Mi manca il contatto non virtuale con le persone, mi manca il riconoscimento economico e personale di un lavoro che comunque mi prende tempo ed energia fisica e mentale. Mi mancano tutte le attività di relazione di un lavoro tradizionale, ma sono contenta di avere l’ufficio in casa.
Affianco al collega Nicola e alla sua compagna di merende Elena.
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Posted in Bambino 0-11 anni, CiurmaMom and tagged , , .

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