Diastasi dei retti addominali: rinascerò Sirenetta!

Quell’ampio avvallamento sull’addome, rimasto dopo le gravidanze, in cui potevo affondare comodamente tre dita, all’inizio mi faceva tenerezza. Un testimone dei pancioni che furono.

L’intestino che muovendosi dava le stesse sensazioni del bambino nella pancia e la deformava formando tanti bozzetti che ne ricordavano i piedini.

Ho avuto figli nella pancia per un tempo totale di 5 anni e allattato per 12 anni in tutto.
Tira e molla, riempi e svuota. Se ne esce ricchi dentro e svuotati fuori.

Non sono mai aumentata tanto in gravidanza e ho sempre perso tutto il peso, anche più di quello acquisito.

La pancia tornava quasi piatta, ma ad ogni figlio successivo spuntava prima.
Dal dover aspettare il sesto mese prima che si vedesse qualcosa, mi sono ritrovata a vedermi crescere la pancia dalla settimana successiva al test.

Poi sono arrivati i primi disturbi, che pensavo essere una conseguenza passeggerà delle gravidanze e i parti: tensione al ventre e allo stomaco, pancia pesante, pressione sulla vescica e sull’utero.

A questi si sono aggiunti disturbi più importanti, come difficoltà a mangiare per le fitte post prandiali, difficoltà a digerire e persino a respirare dopo mangiato. Lo stomaco che duole, dover scegliere se bere o mangiare, perché le due cose insieme non sono compatibili, per i crampi dovuti alla distensione addominale.

Pensi che passerà, sei abituata a disturbi di questo genere in gravidanza, ma gli anni passano e i sintomi invece di diminuire aumentano e lo stomaco, sempre più fragile, comincia a dare segni di sofferenza anche solo dopo aver mangiato un frutto.

La postura cambia, perché, se ci lascia andare, si sente la pancia sfuggire in avanti, pesare in basso e l’equilibrio instabile.

Da questo ne consegue mal di schiena, dolori alle anche, gambe sempre più gonfie.

Condizioni a cui mi ero abituata e adeguata. Ci convivevo con la rassegnazione tipica della donna che accetta le conseguenze della maternità come parte dell’essere madre e assume un modus vivendi basato su amore e abnegazione.

Intanto i figli crescono, il vortice si placa e ti ricordi di te stessa, di esistere anche tu. I figli che tanto ami, ti ricambiano dello stesso amore e pensi che anche essere amati e meraviglioso e forse te lo meriti pure!

Ti guardi intorno e ti guardi dentro. Sei tu per prima a doverti amare. Sei mamma, sei felice e realizzata per questo, ma ci sei anche tu come persona. Hai passato la vita dando amore, ma vorresti anche che qualcuno si interessasse a te per quello che sei e non per quello che rappresenti.

Cominci a rivedere quelle crepe su cui avevi colato dell’oro per nasconderle.

Cerchi un canale di comunicazione più profonda, cerchi di farti notare, di farti scoprire, senza darti per scontata, di ricevere quell’amore che senti mancare.

Ma trovi il vuoto e finisci per svuotarti anche tu. Mangi come un uccellino, con lo stomaco sempre più chiuso e la pancia sempre più vuota.

A un certo punto, quel buco in cui con tenerezza infilavi le dita, diventa un buco nero in cui affondi, in cui nessun organo è più sostenuto, in cui TU non sei più sostenuta.

Intanto i disturbi aumentano: la lordosi alla schiena per ritrovare l’equilibrio, un gonfiore addominale tale da far male ad ogni bicchiere d’acqua, la digestione e la respirazione sempre più difficili e affannosi, i crampi identici a quelli che prendono i polpacci, ma all’addome ed al minimo sforzo.

Senza gli addominali a proteggerti, basta un colpetto involontario sull’addome per farti piegare in quattro dal dolore, basta la pressione della manina di tuo figlio che cerca di venire in braccio per farti vedere le stelle.

Eppure ci scherzi ancora su: “Guarda mamma, si vede che hai mangiato, sembri incinta!”

Eh sì, guardando la pancia in quei momenti sembra proprio che sia in arrivo un altro fratellino o sorellina!

Ricordo ancora quando Elena lo sentì dire scherzando a Stella e mi guardò a con un sospiro di speranza…un piccolo bambino?

No, una grande diastasi!

Così comincio a cercare di capire, informarmi, occuparmi e prendermi cura anche di me stessa.

Internet è il mio alleato, perché non tutti capiscono e non tutti i medici sanno.

Scopro che esiste Diastasi Italia che ha un sito e un gruppo Facebook dedicati completamente alla diastasi addominale, volti ad ampliare la conoscenza di questa patologia.

Perché di patologia si tratta, non uno scotto da pagare (del tipo “hai voluto la bicicletta…”) né un’ esagerazione o un capriccio.

La diastasi dei retti addominali per qualcuno è anche un problema estetico/psicologico non trascurabile, ma per molte, moltissime, è soprattutto un problema funzionale, a cui spesso non è stata neanche cercata una causa, confinandola nell’eredità, magari anche pesante, ma inevitabile della maternità.

sintomi che la diastasi dei retti può provocare sono:

  • dolori alla schiena causati da instabilità della colonna
  • dolori alle anche e al bacino
  • incontinenza
  • ernia
  • gonfiore
  • nausea
  • difficoltà digestive
  • difficoltà respiratorie
  • peristalsi molto evidente a occhio nudo
  • postura da iper-lordosi
  • senso di pesantezza al pavimento pelvico.

Ho provato per anni a fare ginnastica, a irrobustire di nuovo i muscoli, ma da separati i muscoli non sono più in grado di lavorare e forzandoli si peggiora solo la situazione.

Fino a 2 cm la diastasi è fisiologica e si può fare molto con una ginnastica mirata, come l’ipopressiva. Oltre questi centimetri diventa impossibile correggere la diastasi senza ricorrere alla chirurgia.

Gli interventi per la riparazione dei retti addominali possono avvenire con diverse tecniche.

Possiamo grossolanamente dividere le tecniche in due gruppi principali:

  1. Addominoplastica
  2. Chirurgia mininvasiva (endoscopia, laparoscopia)

Senza addentrarmi nelle varie possibilità e tecniche, l’addominoplastica permette di eliminare anche il grasso e la pelle in eccesso formatasi con la crescita dell’addome, mentre la chirurgia mininvasiva è volta al “solo” (si far per dire) recupero funzionale.

Io un po’ di pelle in eccesso ce l’ho, ma in fondo la considero alla stregua delle cicatrici dei cesarei e delle rughe sul viso: sono i segni della vita che mi ha attraversata. Poi comunque l’aspetto dell’addome sarà nuovamente più tonico, più vivo.

Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. C’ho messo una vita a farmele!” 

(Anna Magnani)

Frequentando il gruppo Facebook scopro di essere fortunata: a Chivasso lavora e opera il Dr. Cuccomarino, un chirurgo innovatore nella tecnica di riparazione dei retti addominali in endoscopia. Il primo a introdurre in Italia la R.E.P.A. (Riparazione Endoscopica Pre-Aponeurotica).

Vado da lui per una prima visita. Senza bisogno di nessuna ecografia o tac, mi visita e in un attimo il quadro è chiaro:

Ampia diastasi dei muscoli retti addominali, estesa dal processo xifoideo al pube di diametro trasverso di circa 5 cm, associata ad ernia ombelicale di circa 1 cm.

Rientro nei parametri per essere operata tramite S.S.N., ma la lista d’attesa è lunga, i disturbi per me ormai sono ingestibili e la situazione familiare non mi permette di aspettare una chiamata in un periodo dell’anno a caso, non programmato.

Ho bisogno che non sia un periodo di scuola e ho bisogno di avere con me i figli più grandi ad assistermi nel post operatorio.

Chiamo il chirurgo, sempre molto disponibile: fissiamo l’intervento subito dopo le feste di Natale. Non mi pare vero. Sono felice e mi sento in ottime mani. Mi ci affido totalmente. Rinascerò!

Il caratteristico segno della diastasi è una cresta (che noi diastasate chiamiamo pinna) quel bozzo che si crea lungo la linea alba quando cerchiamo di mettere in tensione i muscoli.

Operandoci diciamo che rinasciamo sirenette.

Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati.

(Pablo Neruda)

Perciò ho deciso. Rinascerò. Persona e Sirenetta.

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