Elena e la prima visita dal dentista


Elena ha sei anni e da qualche mese ha un problema di tartaro sui alcuni dentini.

Lava i denti regolarmente, magari non bene, essendo piccola, ma la aiuto sempre a ripassarli alla fine di ogni lavaggio. Eppure, sulla base dei quattro incisivi inferiori, si è accumulato del tartaro.

Inizialmente non ho dato peso alla cosa, anche se quella righina color crema localizzata sugli incisivi inferiori era sgradevole, dando l’impressione che non fossero ben puliti.

“Mamma, io non sono brava a lavare i denti…mica sono una dentista!” (Elena)

I due incisivi centrali dondolavano ed Elena non aveva carie, perciò era più che altro una questione estetica, che speravo si risolvesse una volta caduti i dentini coinvolti.

Dondola dondola, i due incisivi centrali finalmente cadono. Cominciamo subito a cercare di tenere ben puliti quelli nuovi sottostanti, eppure, via via che i denti permanenti spuntano, si deposita subito sulla punta del tartaro, che si estende alle facciate, man mano che crescono.

Decido di parlarne col dentista.

L’igienista dentale, mi spiega che nella nostra saliva sono presenti dei sali minerali in percentuali diverse per ogni individuo. I soggetti con una maggior quantità di sali minerali, sono predisposti alla formazione di tartaro, che si deposita principalmente a livello degli incisivi inferiori, perché alla base della lingua ci sono le ghiandole salivari più grandi che abbiamo e che di conseguenza producono più saliva.

Prendo un’appuntamento per fare una mini detartrasi ad Elena.

E ora? Come far affrontare a Elena la prima visita dal dentista?

L’unica volta che Elena è stata dal dentista è stato per un’emergenza, un incidente successo a Nicola.

All’uscita da scuola, Nicola aveva la bocca devastata per un incidente accaduto poco prima nel cortile.
Era caduto su un cubetto di porfido, sbattendo violentemente gli incisivi superiori che si erano spaccati e spostati, conficcandosi nelle labbra.

La scena, presentata a me ed Elena, fu raccapricciante.
Per fortuna il nostro dentista aveva lo studio a pochi metri dalla scuola elementare, perciò andammo da lui immediatamente.

Con una operazione un po’ cruenta, ma necessaria, il dentista riposizionò i denti di Nicola, spingendoli col dito nuovamente dentro l’osso.

Il sangue, Nicola che piangeva spaventato, Elena in silenzio aggrappata alla mia gamba, mentre lo osservava seduto sulla poltrona del dentista, circondata da strumenti, che già da soli sarebbero sufficienti per mettere apprensione, furono il primo contatto di Elena con uno studio medico dentistico.

Di certo queste non sono le premesse migliori per instaurare un rapporto sereno con le visite dal dentista.

Eppure Elena non sembra preoccupata al pensiero di andare dal dentista.

Comincio a pensare: ma allora perché i bambini hanno paura del dentista?

Sicuramente non si nasce con l’odontofobia, deve essere qualcosa che noi adulti trasmettiamo ai bambini quando parliamo delle nostre visite o quando dobbiamo portarci loro e cerchiamo di rassicurarli dicendo frasi come: “non preoccuparti…non ti farà male…non avere paura!”

Ho sempre pensato che ogni volta che usiamo queste parole, in qualche modo insinuiamo il pensiero nei bambini che ci sia davvero qualcosa di cui preoccuparsi!
Altrimenti perché usare termini come dolore, male, paura?

La verità è che il dentista fa paura a noi! Sarà per il retaggio del dolore, quasi inevitabile e scontato fino a qualche tempo fa durante le cure dentistiche, sarà perché quando ci lavorano in bocca non possiamo vedere ciò che accade e sfugge completamente al nostro controllo, ma sono più gli adulti che temono il dentista di quelli che ci vanno senza timore.

Al di là delle nostre paure, è un peccato trasmettere questa fobia a dei bambini che prima o poi avranno comunque a che fare con le visite e le cure dentistiche.

Personalmente da bambina e da ragazza ne ho passate davvero di tutti i colori dal dentista. Oltre ad avere un dente in più rispetto alla norma (e quindi da asportare), mi sono cresciuti dei signori denti permanenti, grandi e bianchi, ma in una boccuccia piccola di bimba minuta.

I poveretti, sgomitando qua e là, si sono posizionati un po’ come potevano per starci tutti e all’epoca, purtroppo, la tendenza dell’odontoiatria, era di fare spazio in bocca togliendo qualche sanissima e preziosissima zanna bianca.

Il mio dentista poi, era un fan dello stoicismo e del coraggio, contrario alle anestesie ed io una leoncina che gli dava tanta soddisfazione, quindi ho sopportato dolori non da poco…anche se mi sa che fece meglio mio fratello reagendo con un bello schiaffo al dentista, invece di fare come me che mi conficcavo le unghie nel palmo della mano per focalizzare lì dolore, mentre tenevo le mani sotto al sedere per reprimere eventuali impulsi.

Ora però le cose sono cambiate. La pratica dentistica non è più legata all’inevitabilità del dolore, ma all’affrancamento dal dolore. Il dentista, come prima obiettivo, ha quello di liberarci da ansia e dolore, il che gli permette anche di lavorare meglio, senza rischiare movimenti (o morsi!) improvvisi.

Non ci crederete, ma quando vado dal dentista, io mi godo la poltrona e la posizione semi sdraiata. Se chiudo gli occhi non è per paura o per gli schizzi degli strumenti, ma per approfittarne per rilassarmi e riposare.

Ammetto che il mio dentista è anche un mago dell’ago. Chiunque abbia fatto qualche piccolo intervento sa bene che l’anestesia locale è una mano santa, ma brucia! Inoltre si tratta pur sempre di una puntura, una bella siringona che ci vediamo avvicina inesorabile al volto, finché sparisce ai nostri sguardi, entrando nella nostra bocca.

Ebbene, l’unica anestesia locale che non temo è proprio quella del dentista. Il mio dentista ha affinato una tecnica, che penso possa praticare chiunque dei suoi colleghi: con una mano impugna la siringa e con un dito massaggia la gengiva mentre buca. Giuro che così diventa una pratica assimilabile a quella della zanzara. In termini di punture, ormai temo di più un’uscita in giardino in una calda e umida sera d’estate, che una seduta dal dentista.

Vuoi che sia per questa serenità di fondo, vuoi per una propensione naturale e 22 anni di esperienza con i miei figli, riesco a rassicurare Elena e avvicinarla all’incontro dal dentista con la più serena delle curiosità verso questa nuova esperienza.

L’appuntamento è subito dopo la scuola. Portiamo Nicola a casa ed Elena è talmente entusiasta di andare dal dentista, che vuole ripartire subito, senza neanche fare merenda.

L’attesa in sala d’aspetto è breve, veniamo chiamati ed Elena balza curiosa sulla poltrona.
Si guarda intorno e, dietro le sue richieste, cerco di spiegarle cosa sono e a cosa servono tutti quegli strumenti.
Arriva l’igienista dentale che prenderà in cura Elena.
Dopo due chiacchiere per prendere confidenza e sciogliere l’inevitabile tensione che comunque arriva, Elena apre la bocca e si fa visitare.
E’ ora di procedere con le cure. Questa la parte fastidiosa, ma con i giusti accordi con la dentista (che raccontiamo brevemente in video) tutto fila liscio.

Usciamo dallo studio che Elena è felice. Non vede l’ora di raccontare tutto ai fratelli e poi alle maestre e ai compagni il giorno successivo.
Chissà che questa esperienza raccontata in prima persona, non possa rassicurare anche i suoi amici.

Torno a casa contenta anche io, pensando che la paura del dentista è tanto diffusa quanto superabile, soprattutto se affrontata da piccoli, con un bravo dentista e tanto supporto.

Riassumendo, per evitare o superare la paura del dentista:

– Portare i bambini per la prima volta dal dentista finché sono abbastanza piccoli, magari sfruttando l’occasione per un controllo generale quando cominciano a crescere i denti permanenti. In questo modo evitiamo il rischio che i bambini debbano approcciarsi per la prima visita, in un momento di bisogno di cure più impegnative.

– Parlare ai bambini stimolando la loro curiosità: vedrai che forte lo studio, sembra di stare dentro un’astronave, la poltrona è fortissima, si può alzare, abbassare, sdraiare e raddrizzare, standoci sopra.

– Spiegare cosa accadrà. Il bambino non deve sentirsi in preda agli eventi: il dentista ti guarda i dentini con una luce speciale che sta sopra la poltrona e ti illumina la bocca, con un piccolissimo specchietto guarda anche i denti dietro e soffia un pochino di aria con degli strumenti che hai davanti, per spostare la saliva.

Tenete presente che il dentista stesso, spiegherà tutto al bambino, prima di farlo, quindi decidete in base al carattere del bambino se anticiparglielo anche voi.

– Rassicurare il bambino che lui non deve fare nient’altro che tenere la bocca aperta, ma che se si stanca o vuole dire qualcosa basta che alzi una mano come a scuola e il dentista farà una pausa.

– Non mostratevi preoccupati, anche se lo siete. Cercate di evitare frasi come “non avere paura”, non ti farà male” perché scaricano le vostre paure, ma caricano il bambino di ansia su quella possibilità, che non dovrebbe neanche essere messa in conto.

– Non fate promesse per il dopo dentista, in termini di premio di consolazione. La necessità di una ricompensa fa subito pensare a qualcosa di brutto di cui sarà necessario consolarsi.
Piuttosto, parlategli di qualcosa da fare per chiudere in bellezza questa uscita tra voi, a degna conclusione di questa nuova esperienza.

– Sorridere sempre, ma senza forzature. Parlate a volume contenuto anche quando siete dal dentista e lasciate fare a lui con fiducia, senza parlagli sopra quando si rivolge a vostro figlio o comunque parlate con tono basso e calmo. Il tono della voce alto mette in allarme.

Se avete altre idee o esperienze, vi chiedo di condividerle con me.

Raccontatemele nei commenti. Ogni contributo o esperienza (positiva o negativa che sia) ci può aiutare a superare l’odontofobia.

Grazie!

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16 Comments

  1. Tuo fratello è un mito 😀
    Il mio dentista mi ha vista crescere, al contrario tuo io ho meno denti di quelli che bisognerebbe avere e messi anche in ordine sbagliato (pare sia un caso rarissimo, che chiul eh,), uno dei quali conficcato nel palato, quindi ho dovuto fare un’operazione per attaccarlo all’apparecchio che portavo per farlo scendere piano piano. Ecco io ero una bambina poco più grande di Elena che era terrorizzata all’idea di andare dal dentista. Ricordo che quando eravamo in sala d’attesa continuavo a porre sempre la stessa domanda “ma oggi cosa mi fa”? con evidente paura. Il mio dentista non era molto simpatico, freddo e frettoloso, e si infastidiva quando io mi dimostravo spaventata…e vabbè…piano piano ci ho fatto l’abitudine, l’ambiente inizialmente tanto ostile è diventato familiare e ho sempre affrontato tutto con gran calma. Chissà se gli avessi dato uno schiaffo anch’io 😛

    • Ciao Silvana! 🙂 Scusa il ritardo, ti ho letta subito ma non sono riuscita a risponderti. Nel frattempo pensavo che anche quando abbiamo esperienze quasi diametralmente opposte, finiamo lo stesso per avere delle affinità! Prima di tutto la lunga frequentazione col dentista fin da piccole e pure il dente nel palato. Solo che a me l’hanno tolto, essendo un dente in più ed avendo già poco spazio. Ma dimmi dimmi, quali strumenti di tortura hai avuto? Io, quello che ho odiato di più è stato il “baffo”!
      Anche a me andare dal dentista metteva ansia, ma poi ci ho fatto l’abitudine fino a diventarmi familiare un ambiente che di base era ostile. Sono molto contenta che per i miei figli non sia così, speriamo che duri!
      Comunque concordo…mio fratello è un mito! 🙂 E sai una cosa? Proprio il giorno in cui mi hai scritto, era il suo compleanno. Appena lo sento glielo racconto. 🙂
      Un abbraccio a te, cara Silvana!

  2. Io ho portato l’espansore palatale, e mio padre tutti i giorni con una sorta di chiavetta doveva allargare, un fastidio. Io ci giocherellavo con la lingua, e spingi e spingi…l’ho tolto da sola 😛 ma nulla, a poco è servito, me l’hanno rimesso eheh
    Poi ho avuto l’odissea con i denti da latte, ne ho avuti un paio fino ai 15 anni…e stavano ben ancorati, li hanno tolti con le pinze e hanno fatto pure fatica a tirarli via.
    Poi ho messo il classico apparecchio, l’ho portato per 6 anni…e da lì son stata libera.
    Certo il baffo deve essere stato tremendo, ma esistono ancora? non se ne vedono più…speriamo abbiano trovato altri metodi meno imbarazzanti.
    I tuoi figli hanno una mamma troppo tosta che.li guida passo passo, sanno sempre cosa si troveranno davanti…e in questo video Elena è proprio una signorina
    Un caro abbraccio a te!

  3. Bel racconto,interessante vedere come nel tempo sia cambiata la percezione della figura del dentista.
    Molto vero anche il fatto delle parole da usare con i bambini,quando eravamo piccoli noi ci terrorizzavano con il dirci che il dentista ci avrebbe torturato con i suoi strumenti,oggi sembra proprio che questa cosa non si usa più.
    Penso anche a quanto erano bullizzati i ragazzini che loro malgrado dovevano indossare l’apparecchio ortodontico.Portare l’apparecchio era la più grande sfortuna che poteva capitare,per decenni la figura del nerd con l’apparecchio c’ha accompagnato in molti film,telefilm …niente di più sbagliato e diseducativo.Io come voi ho passato la mia infanzia(avevo 10 anni quando ho cominciato ,fino ai 14)portando svariati apparecchi,anche a me come a te Mom è toccato anche il baffo con la trazione cervicale.L’ortodontista me lo fece portare anche a scuola.
    Fortunatmente anche qui le cose sono cambiate,oggi i bambini indossano i loro bellissimi apparecchi senza nessun problema.

    • Grazie Samuele, compagno di baffo, per il tuo interessante commento e il tuo racconto personale.
      Non avevo pensato all’altro problema del bullizzare chi portava l’apparecchio ed è verissimo, lo ricordo anche io.
      Per fortuna le cose sono cambiate anche in questo e i miei figli che hanno dovuto mettere l’apparecchio, non sono mai stati presi in giro.
      Anche io ho iniziato molto presto (9 anni) e ho portato diversi apparecchi. Ironia della sorte l’ho rimesso attorno i 40 per un annetto, perché quando ero piccola non si usava la contenzione dopo la cura, per cui i denti tendevano a riprendere la posizione originale.
      Devo dire che da grande l’ho vissuto molto meglio e ho notato che tanti stanno mettendo l’apparecchio anche da adulti.

      • Grazie a te per aver dato lo spunto a questa interessante discussione.Spesso si dice ”eh ma una volta era meglio”,non è sempre vero come abbiamo visto in questo caso.
        La cultura del benessere e del bello(in generale in ogni campo) hanno fatto si che intraprendere un trattamento ortodontico non sia più una tragedia,ma solo l’inizio di un percorso che porta tangibili benefici(salute,bellezza…).
        Hai ragione sul numero crescente di adulti che mettono l’apparecchio.anche quello un segno di evoluzione,negli anni 80-90 mai avremmo visto 40enni con il sorriso di metallo.Io la contenzione l’ho portata ma di sicuro qualche minimo spostamento ci sarà stato.

        • Hai detto proprio quello a cui stavo pensando anch’io: si dice sempre che prima era meglio, ma non sempre è così ed aggiungerei anche che spesso, quando si dice che era meglio, è semplicemente perché col tempo, nei ricordi, gli spigoli si arrotondano.
          Non so quanti anni tu abbia, dagli anni 80-90 di cui parli, sei sicuramente più giovane di me, ma in generale io non credo che i ragazzi di oggi siano peggio di quelli di un tempo, credo che siano sempre gli stessi, ognuno col proprio carattere, plasmati dall’ambiente, dalla famiglia e dalla società. Ragazzi con bisogni di attenzioni, ma anche di contenimento. Certo, non esisteva il ciberbullismo, ad esempio, ma i bulli sono sempre esistiti…anche quando se ne parlava meno. Piuttosto, ben venga il riconoscimento del problema e la denuncia. È un po’ come i disturbi dell’apprendimento che sembrano in aumento. Ci sono sempre stati ma finalmente vengono riconosciuti e i bambini con DSA non vengono ghettizzati.
          Bella questa cosa che da un post sul dentista, ci stiamo allargando ad altri discorsi. Spero di non aver preso troppe tangenti!

          • Ciao,io ho 37 anni,quindi si credo di essere più giovane di te.Il fatto delle troppe tangenti non è un problema,anzi.
            Interessante scambiare opinioni in questo modo.
            Sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che il bullismo è sempre esistito.
            Fortunamente non sono mai stato preso di mira.
            Oggi l’unica cosa è che tutto viene amplificato in maniera talvolta esagerata,una via di mezzo è sempre auspicabile perchè poi si innescano meccanismi deleteri per tutti,soprattutto quando si parla di bambini.
            Ritornando all’argomento denti,tu il baffo quanto lo portavi?e di che colore avevi la fascia dietro il collo ? 🙂

          • Ciao Samuele, sì, confermo, come immaginavo, sei più giovane di me, forse per questo io non ho avuto la possibilità di scegliere il colore delle fasca dietro la testa che teneva il baffo. Era un colore neutro insulso, non ricordo se più panna o più grigino.
            Venendo al discorso generale, è vero che tutto è amplificato, penso anche che si sia persa un po’ di misura nella protezione dei figli,che spesso diventa eccessiva. Discorso ampio però! Tornando al caro baffo, io a volte me lo toglievo nel sonno senza accorgermene. Una rabbia al mattino quando me ne accorgevo!

  4. Spero di non disturbare con le continue risposte,ma a questo punto è una cosa che mi fa piacere.
    Sul fatto di eccessiva protezione ai propri figli ne sai sicuramente più tu che io ;), visto che io non sono genitore e tu da quello che ho visto sei parecchio esperta.
    Hai compensato con quelli che non ho io ,ahahahha.
    I miei sinceri complimenti per la tua numerosa famiglia,di sicuro per i tuoi figli,soprattutto per quelli più grandi avere altri fratelli più piccoli è stata un’opportunità per diventare più maturi e responsabili,no?
    Anche a me succedeva di sganciare il baffo durante la notte,soprattutto quando cambiava un pò la forza di trazione e faceva un male cane.Giusto per informazione la mia fascia era blu 🙂

    • Non disturbi affatto, fa piacere anche a me. Certo, il discorso sull’essere iper protettivi e stare troppo addosso ai figli sarebbe lungo (lo riscontro soprattutto a scuola) ma parlando della mia ciurma è vero che avere fratelli più piccoli ha aiutato i più grandi ad essere più responsabili e maturi. La cosa che più mi piace e mi commuove è vederli una squadra e sapere che si cercano sia nei momenti felici che per quelli difficili. Spero che saranno sempre così uniti anche da adulti.
      Tornando alle questioni ortodontiche, quindi non ero l’unica a sganciare il baffo nel sonno quando tirava troppo! All’epoca nessuno dei miei coetanei lo portava e non potevo confrontarmi con nessuno (inoltre erano argomenti che non si trattavano facilmente tra ragazzi) ma io, quando accadeva, sempre ligia al dovere e severa con me stessa, mi sentivo in colpa al risveglio.
      PS: niente male la fascia blu. 🙂

      • Ciao!!! carino trovare la tua risposta.Cavoli,eri l’unica a portare il baffo.
        Nella mia classe anche io ero l’unico ad averlo,ma nella scuola c’era una ragazzina che lo portava.
        Non so in che anni l’hai portato tu,però hai ragione,non erano argomenti che si trattavano facilmente tra ragazzi.Chissà poi perchè,alla fine è un’esperienza di vita anche quella.
        Esperienza che ricordo anche con piacere sai?
        Io a differenza tua ero un pò meno ligio al dovere,spesso venivo ripreso da mia mamma quando mi vedeva senza.
        Comunque se ti fa piacere possiamo confrontarci su questa esperienza adesso,visto che non l’abbiamo potuto fare al tempo 🙂
        buona serata.

        • Ciao Samuele, arrivo in ritardo a risponderti…sono sempre giornate particolarmente piene quelle prefestive. Ebbene sì, ero l’unica con questo simpatico strumento in bocca…che poi, a pensarci, anche il nome “baffo” per una ragazza non è che sia il massimo!
          Per quanto solitamente io sia una persona che apprezza qualunque esperienza di vita, anche negativa, di questa non ho un ricordo piacevole, perché collegato a un periodo difficile generale, di quelli che segnano anche l’età adulta. Diciamo che ne ho un ricordo neutro. Io il baffo l’ho portato che facevo le medie, ma ho ben 13 anni più di te, quindi direi nel paleolitico…forse il baffo è stato testato su di me, ahah!

  5. Ciao,figurati.Immagino bene il caos prefestivo,non preoccuparti.
    Si in effetti facendo 2 conti,quando avevi la TEO(la chiamo nel gergo tecnico,che così si addice anche alle ragazze) era la fine degli anni 70 e posso ben immaginare che pochissimi adolescenti lo indossavano a quel tempo.(Cosa molto meno rara probabilmente negli Stati Uniti.)

    • Oddio…davvero era la fine della fine degli anni 70…che vecchia che sono, glom! Bene, bene, dunque si chiama TEO. Buono a sapersi, fa sicuramente più figo. 🙂
      Approfitto per farti i miei auguri di buon Natale!

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