Elena fa l’elettroencefalogramma

Portare un bambino a fare un’ indagine in ospedale non è una passeggiata, anche quando si tratta di un esame non invasivo.

L’ospedale, i suoi odori tipici, i dottori, il camice bianco, l’incognita.

Elena ha già avuto un po’ di esperienze in ospedale, incluso un recente inatteso e doloroso prelievo di sangue.

Poco prima di Natale, Elena aveva avuto un’inspiegabile svenimento, un episodio di perdita di coscienza di meno di un minuto, senza una causa apparente: non aveva febbre, non si era spaventata, non aveva preso una botta, niente di niente.

Stava giocando sul tappeto, parlando con sua sorella, che improvvisamente l’aveva trovata riversa a pancia in giù, tra il puff e il divano. Valeria l’aveva sollevata e la testa era andata indietro, molle. Le pupille erano dilatate ed Elena non rispondeva ai richiami.

Sono accorsa anche io ed Elena si è ripresa al terzo-quarto richiamo.
Sul volto di Valeria ho visto tutto il vissuto di tre anni prima che tornava a galla.

Elena aveva meno di tre anni quando aveva avuto delle brutte convulsioni febbrili, inizialmente con una perdita di coscienza prolungata e spaventosa (era come una bambola di pezza, senza vita) a cui erano seguite scosse per la durata totale di più un quarto d’ora.
All’epoca Elena aveva già dovuto fare un elettroencefalogramma, che aveva rilevato delle minime alterazioni, che rientravano tra quelle accettabili per la sua età.

Che ne era di quelle alterazioni? La perdita di coscienza di adesso è stata un banale episodio lipotimico o qualcosa di diverso?

Dopo lo svenimento, avevo tenuto Elena in osservazione durante la notte e poi io e lei avevamo passato la vigilia di Natale in ospedale. La visita neurologica, l’elettrocardiogramma e le analisi del sangue erano a posto.

Mancava ancora l’elettroncefalogramma, programmato per gennaio.

Arriva il fatidico giorno.

Non ho dormito molto stanotte, mi servirebbe entusiasmo ed energia da trasmetterle, dove li trovo?
Non me ne preoccupo, so che arriveranno lo stesso. L’istinto delle mamme è quello della leonessa che protegge il suo cucciolo, insieme a quello della gazzella, che corre per la sopravvivenza.

Oggi niente scuola per te cucciola, una giornata mamma- figlia!

Colazione e coccole. Poi, basandomi sull’esperienza avuta con lei nel 2014, preparo Elena il più possibile, per toglierle l’insicurezza del salto nel buio.

Incredibile, mentre le parlo di cosa metterà sulla testa, Elena si ricorda un dettaglio che io non ricordavo…eppure aveva poco meno di tre anni. Pazzesco, affascinanti angoli della memoria!

L’unica rassicurazione che mi chiede Elena è che non dovrà fare nessun prelievo di sangue.

No, niente prelievo Elena, al massimo una visita dopo, ma di quelle semplici, che hai fatto tante volte.

Il pensiero della visita non è un problema per lei, almeno per adesso.
Un passo per volta.
Arriviamo in ospedale e anche qui, la mentre meravigliosa dei bambini sa cosa tirare fuori dal cappello.

Tutti i ricordi ospedalieri di Elena, culminano col più bello, che diventa il più importante, diventando centrale nella sua esperienza: il tempo insieme e il gelato o le patatine (a seconda della stagione) nel bar dell’ospedale, uscendo.

Certo che prenderemo le patatine Elena!

Grazie del suggerimento…patatina!

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4 Comments

    • Sei sempre tanto cara, che bello sapere che ci pensi! Scusa il ritardo, ma ho scoperto di aver avuto un blocco nelle mail che solitamente ricevo per i commenti. Non sono riuscita ancora a capire perché, d’ora in poi…controllo incrociato! Un bacione

    • Ciao Antonella, scusami ma ho avuto problemi con la posta collegata ai commenti, per cui non mi sono arrivate le mail di una serie di commenti ricevuti. Per fortuna è andato tutto bene: episodio archiviato! Come state voi?

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