Elena impara ad andare in bicicletta


Elena ha cinque anni e sta imparando ad andare in bicicletta.
Alla stessa età, i suoi primi quattro fratelli toglievano le rotelle, lei invece monta in sella per la prima volta.

Che ognuno abbia i suoi tempi è risaputo e, per esperienza, posso
 dire che se li rispettiamo senza forzarli, a tempo debito i risultati arrivano anche più facilmente e in tempi rapidi.
Perciò cerchiamo di essere trasparenti di fronte ai tempi degli altri bambini e non facciamoci condizionare da chi ci dice che “È ora!”
Alla scuola materna di Elena i bambini di cinque anni si chiamano “orsi” e tra le tante attività che fanno, vanno anche in bicicletta.
Tutti i lunedì dopo pranzo, quando i pulcini (tre anni) e i conigli (quattro anni) fanno il risposino, gli orsi escono a fare una biciclettata con gli insegnanti.
I maestri (il maschile è d’obbligo perché c’è anche il maestro Stefano) hanno un tale entusiasmo e una tale capacità di gestire queste uscite, che trasmettono lo stesso entusiasmo a tutti bambini.
La preparazione a questi eventi è minuziosa e procede con tappe ben precise.
Non so dirvele esattamente, ma a scuola ne parlano a lungo coi bambini, fanno dei tabelloni con scritto chi ha la bici e il casco e chi usa le rotelle o va senza, poi a novembre si inizia!
Che faccia freddo o no, gli orsi vanno in bici almeno una volta alla settimana, basta che non piova o non tiri troppo vento.
Man mano che i bambini prenderanno confidenza con la bici e la strada, le uscite si svolgeranno anche in giro per la città, con le dovute cautele e la vigilanza, oltre che dei maestri, di nonni esperti e di vigili disponibili.
Molti bambini tolgono le rotelle proprio in questi mesi.
Secondo il maestro Stefano le rotelle in realtà non andrebbero mai messe, il senso dell’equilibrio si apprende meglio andando in bici senza pedali. Semplicemente spingendosi coi piedi per terra.
A questo punto, una volta messi i pedali, le rotelle non servono, perché l’equilibrio è già acquisito.
Io credo che abbia ragione, tanto è vero che a Nicola comprai una di quelle bici senza pedali adatte a bimbi piccolissimi, anche se Nico la usò pochissimo e ancora adesso non è un’amante della bicicletta.

Elena, al contrario di Nicola, era attratta dalla bicicletta, forse anche perché aveva visto lui andarci con la scuola. Restava però la paura e proprio non se la sentiva di provare: “I pulcini e i conigli non vanno in bicicletta, ci andrò quando sarò un orso.”
Ho rispettato questa sua volontà e ora Elena è un orso.
Tra qualche giorno a scuola cominceranno ad andare in bici e fervono i preparativi all’evento.
Avevo chiesto a papà di prendere, dall’officina del nonno, la bicicletta che usava Nicola all’età di Elena e la bicicletta finalmente è arrivata ed è pronta, con le gomme gonfie al punto giusto.
Elena si sente pronta e motivata.
Indossa giacca e caschetto e prendiamo la bicicletta per fare un giro nel parcheggio semi deserto dietro casa, dove tutti gli altri fratelli hanno imparato.
Urca!
Guardo la bicicletta. Il sellino è troppo alto e a questo c’è rimedio, basta abbassarlo, ma a occhio tutta la bici mi sembra grande per Elena.
Avrei dovuto pensarci: Nicola era un cinquenne gigante, Elena è una cinquenne minuta.
Provo ad abbassare il sellino, ma Elena arriva appena al pedale quando questo ruota nel punto più basso. Elena si sente insicura a toccare appena e non posso certo darle torto.
Rientriamo in casa. L’entusiasmo iniziale di Elena si è trasformato in frustrazione.
Urge trovare un’altra bicicletta in modo che riacquisti subito fiducia.
Passo il sabato pomeriggio in giro per centri commerciali e negozi. Carrefour, Decathlon, Bennet, negozi di articoli per bambini.
Tengo per ultima l’opzione del più famoso negozio di biciclette della città, perché lì le bici sono al top, ma non voglio spendere tanto. A Elena presto quella bicicletta sarà comunque troppo piccola, sarebbe un peccato.
Nel cercare la bici, spero che l’avvicinarsi del Natale mi venga incontro, offrendomi un po’ di scelta, ma la mia speranza è vana: non trovo nessuna bicicletta nei centri commerciali perché non è stagione e nel nostro piccolo negozio Decathlon le prendono solo su ordinazione.
Si fa sera (ho freddo) e i negozi stanno per chiudere. Non mi resta che andare nel famoso negozio di biciclette.
Wow! Che meraviglia! Una distesa spettacolare di biciclette. Io amo la bicicletta e mi brillano gli occhi.
Chiedo per una bicicletta da 14” per una bambina e rimango paralizzata dal prezzo.
Sono biciclette bellissime, di ottima fattura e non di plastica, ma mi piange il cuore a spendere quelle cifre.
Purtroppo non ho tempo di cercare la bici su internet, per cui tento il colpo: “E di seconda mano ne avete?”
“Se non l’hanno venduta, forse me ne è rimasta una di Hello Kitty.”
Il negoziante mi porta in una stanza spoglia al piano ribassato e mi dice: “Eccola! C’è ancora.”
Prende una bici da uno scaffale, ovviamente si vede che non è nuova e ha un cestello davanti con l’attacco alla bici rotto. Però è proprio bellina, rimessa al meglio e di materiale ottimo.
Chiedo il prezzo. Affare fatto!
Torno a casa e Elena ritrova immediatamente il suo entusiasmo. La bicicletta è in buono stato, perfetta di dimensioni e…rosa! Cosa si può chiedere di più da una bici?
Ormai è troppo buio per uscire a provarla, ma pazienza, la voglia di imparare ad andare in bici è tornata.
L’indomani mattina è domenica. Elena ed io siamo pronte per uscire in bici.
Portiamo con noi anche la bambola preferita di Elena che si accomoda sul seggiolino dietro.
Nel cestino davanti mettiamo una merenda, da gustare sulla panchina dopo la biciclettata.
Usciamo. Sorpresa. Piove!
Un attimo prima non pioveva, magari è una nuvola passeggerà, in effetti sta piovendo col sole.
Dopo un attimo di delusione, non ci facciamo scoraggiare e andiamo ai parcheggi.
Bastano poche pedalate per capire che dobbiamo arrenderci. La pioggia non accenna a diminuire, anzi…
Siamo tutte e tre fradicie. Elena, io e la bambola. Ad Elena l’acqua scende dal casco e non possiamo certo sederci sulla panchina per mangiare il pane.
Torniamo a casa e il pic-nic lo facciamo dentro.
Intanto Valeria chiama da Torino. Le racconto tutto e lei mi incoraggia a fare ciò che ormai sembra l’unica soluzione: andare in bicicletta in casa.
In fondo Elena deve solo prendere confidenza con la bici e la pedalata. Imparare a usare il manubrio e i freni. Be’…la discesa per i freni non posso fornirgliela, ma tutto il resto si può fare.
Elena, dopo il bagnetto serale della domenica, salta in sella alla sua bici rosa fiammante e pedala.
Elena va in bicicletta in casa ed è soddisfatta.
– Allora, mamma?
– Allora, ottimo lavoro! Batti cinque!
E da domani, si vola (letteralmente, mi verrà poi raccontato ridendo – “ Sono caduta, ma andavo come un fulmine!”) in bici con i compagni e le maestre!
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4 Comments

  1. meravigliose ragazze, tu perchè hai passato il pomeriggio a cercare la giusta bicicletta per battere il ferro quando era ancora caldo, Elena per aver provato a far qualcosa che la spaventava, Valeria per averti dato l’idea di provare in casa…questi tuoi racconti mi piacciono sempre tanto :)

  2. Ma che bella bici hai Elena!!!
    Sono d’accordo con te Barbara: ogni figlio ha i suoi tempi e bisogna rispettarli. ….e tu lo sai meglio di me: hai più esperienza!
    Sara é andata senza rotelle a 6 anni, ed ancora adesso non va matta per la bici; Silvia prima dei 3 scorazzava già senza rotelle, ed ancora oggi le piace uscire in bici con le amiche.
    Abbracci a tutti!!!!

    P.S.: bellissima iniziativa le uscite in bici dell’asilo di Elena

    • Ciao Maria! Visto che bella bici ha Elena?! :)
      Hai ragione, bastano due figli per vedere quanto ognuno sia diverso, coi suoi tempi, il suo carattere e i suoi gusti. Silvia e Sara sono un esempio lampante del fascino delle differenze. :)
      Sì, è davvero molto bella questa iniziativa delle maestre. Bella e coraggiosa!

      Tanti abbracci anche a voi!

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