Figli in viaggio da soli


Vedere partire i miei figli per il primo viaggio da soli è una delle tappe della loro vita che più mi emoziona e mi fa sentire in qualche modo anche più compiuta come mamma.

Accompagnarli verso la loro autonomia è un processo che nasce con loro.

“Aiutiamoli a fare da soli”, diceva Maria Montessori.

Le prima fasi più eclatanti, quelle che comportano anche il distacco, cominciano con la scolarizzazione e per noi genitori è sempre un misto di emozioni ambivalenti. Eccitazione, ansia, desiderio, preoccupazione.

Per mia fortuna non sono una mamma apprensiva, mentre mi immedesimo istintivamente nelle loro emozioni.

Vivendo le emozioni dei figli sulla mia pelle mi è più facile aiutarli, anche nel gestire al meglio per loro il momento del distacco. Inoltre, vivere concentrandomi sulle loro emozioni, mi distoglie da quella che potrebbe essere la mia ansia del distacco, che difficilmente aiuterebbe i figli a stare sereni e godersi il bello che verrà.

Ho sempre avuto molta fiducia nei miei figli e con questo spirito affronto più facilmente e felicemente tutto ciò che devono affrontare da soli, incluso il loro primo viaggio in solitaria.

L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere occhi nuovi. (Marcel Proust)

Ecco. Viaggiare da soli aiuta a mettere insieme tappe importanti nella vita di ognuno: fare nuove esperienze, diventare sempre più autonomi, mettersi alla prova, stimolare lo spirito di adattamento, imparare a cavarsela nelle difficoltà, vedere il mondo e se stessi con occhi nuovi.

Fare un viaggio in solitaria accresce l’autostima e stimola la mente. I pensieri diventano più liberi e profondi, si è portati a riflettere e a conoscersi meglio, aumentando la sensazione di controllo sulla propria vita e su stessi.

Massimo, alla sua prima vacanza senza famiglia e con gli amici, è stato un fulgido esempio di tutto ciò. Aveva tra i 16 e i 17 anni quando partì per la prima volta in treno con gli amici verso il campeggio e tornò cambiato.

In pochi giorni, oltre ad essere tornato abbronzato, mi sembrava più alto, sensazione sicuramente dovuta ad una postura più eretta. Ricordo che mi raccontò di un percorso di autoanalisi e conoscenza, fatto spontaneamente con l’aiuto di un suo amico.

Inoltre da timido e riservato quale era, è passato dallo scegliere di non chiedere niente a nessuno, pur di non affrontare l’ignoto, a scoprire di essere capace di chiedere in maniera efficace e risolutiva e a conoscere il piacere delle relazioni umane anche tra sconosciuti.

Uno dei ricordi più belli della sua giornata, era iniziarla al bar del campeggio con gli amici, chiedendo e gustando con gli altri la macedonia del giorno.

Grazie all’esperienza dello scorso anno, questa estate Max ha raggiunto gli amici che erano già in campeggio, affrontando il viaggio in treno da solo: tre treni e un percorso a piedi a spalle larghe e cariche!

Gli amici erano già in campeggio ed anche il ritorno l’ha fatto da solo. Esperienza bellissima, con racconti di spiaggia fino all’alba, chiacchiere, cantate, tuffi, nuove conoscenze e programmi per il futuro.

Massimo si è divertito, rilassato e ha imparato un sacco di cose, anche sull’economia familiare. In soli quattro giorni, mi sono ritrovata un figlio cresciuto, più responsabile e consapevole. Insieme abbiamo incrementato la nostra complicità e vicinanza emotiva.

A fine viaggio ci ritroviamo entrambi con tanta voglia di stare insieme e al contempo di ripetere l’esperienza.

Con gli occhi giusti e sapendo sfruttare le occasioni, uscire dal proprio mondo è un bene fondamentale che si porta dietro per tutta per la vita, così come non farlo è una condanna per se stessi ed ogni relazione futura.

Grande Max! Promosso maggiorenne in tutti i sensi.

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