Generazione panino: tra il babbo e i figli

Sapete qual è la sandwich generation, in italiano la generazione panino?

È la generazione di mezzo, costituita da uomini e donne, solitamente attorno ai 50 anni, che vivono contemporaneamente la situazione di genitori e di figli.

Insomma…sono io, ma non solo io, siamo in tanti e in continuo aumento.

Nati durante il baby boom, da genitori nati nel dopo guerra, abbiamo spesso la fortuna di essere ancora figli, ma anche quella di essere a nostra volta genitori.

Grazie all’allungarsi della vita media, i nostri genitori sono ancora con noi, ma sono diventati anziani e hanno bisogno della nostra vicinanza, il nostro aiuto, così come lo hanno i nostri figli, che abbiamo avuto più tardi rispetto a loro, per cui sono ancora piccoli o comunque non del tutto autosufficienti.

Qual è la conseguenza?
Che ci troviamo in mezzo tra anziani e bambini, entrambi bisognosi di cure e attenzioni.
Una condizione molto importante per noi, sia dal punto di vista pratico che emotivo.

I nostri genitori sono longevi e i nostri figli riescono sempre più tardi ad acquisire un’indipendenza economica, il che comporta che questa situazione da “companatico” occupi una buona fetta della nostra vita.

Io non ho più la mamma da sei anni e il mio babbo vive da solo. È un uomo in gamba, autosufficiente, con ancora tanta voglia di fare, vivere e imparare.

La vita però è un’avventura complessa, che ogni tanto si mette anche di traverso, ma è bella e affascinante anche per questo. Le esperienze difficili ci permettono di capire tante cose, acquisire consapevolezze, crescere, migliorare noi stessi e il rapporto con gli altri.

Non è un percorso semplice, spesso è lungo e doloroso, ma vale sempre la pena percorrerlo.

La consapevolezza emotiva in qualche modo ci completa, ci permette di conoscerci meglio, di individuare i nostri punti di forza e di debolezza, ci aiuta a riconoscere le nostre emozioni, i nostri più profondi desideri e bisogni.

La consapevolezza di ciò che ci è accaduto e ci ha cambiati è fondamentale per non subire gli eventi, ma per affrontarli e costruire un futuro nella direzione giusta. Perché il futuro è già domani, quindi riguarda tutti, anche a 80 anni.

Mio padre, il nonno dei miei ragazzi, questa estate ha avuto un incidente mortale.
Cadendo da una balza di cemento in giardino, si è fratturato due vertebre cervicali, la C1 e la C2. Una frattura che viene definita dell’impiccato, perché generalmente non lascia scampo.

Il nonno è un sopravvissuto, un miracolato, ma siccome non è credente, possiamo dire che ha avuto un culo della miseria!

Vuoi per lo shock, per il rifiuto della gravità della situazione o perché concentrato sui suoi progetti di viaggio e di vita autonoma, il nonno ci ha messo un po’ per capire quanto fosse critica la sua situazione e questo ha complicato non poco le cose.

Non c’è stato ragionamento che tenesse, parola dura del medico, contenzione fisica che gli permettesse di prendere realmente consapevolezza della suo stato, perché la consapevolezza profonda, nasce da degli elementi reali e concreti, ma, soprattutto quando è dura da accettare, la si acquisisce solo quando si è pronti.

Ci sono voluti due interventi, tanta forza di volontà di ripresa, tante coccole, sgridate e pazienza, ma il nonno ora è consapevole della fortuna che ha avuto, è guarito ed è più forte di prima. Poi speriamo che stia anche più attento in futuro!

In tutto questo io che c’entro?

In tutto questo io ho fatto da figlia-mamma (quando mio padre era in ospedale in una fase di delirio e lo accudivo, mi chiamava proprio “mamma”), da infermiera, da tutore e da accompagnatrice.

Intanto però ero anche mamma-mamma e ho passato un’estate a destreggiarmi tra i due ruoli per accudire lui e non far mancare niente ai miei figli.

Ricordo ancora il compleanno di Elena: la mattina al ricovero da mio padre, il pranzo al volo al Mc Donald’s con i figli per un ricordo carino per Elena, il pomeriggio a confortare i figli studenti sotto esame e la sera finalmente con la torta e le sei candeline per la piccola Elena.
Pronti per ricominciare il giorno dopo.

A sei mesi di distanza dall’incidente, oggi finalmente il felice epilogo per il nonno.
L’ ultima visita all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, ha decretato conclusa l’esperienza. Il nonno è guarito, può togliere il collare e pian piano riconquistare la sua autonomia, con una consapevolezza tutta nuova di vita imprevedibile, a volte appesa a un filo, ma un filo molto robusto, sostenuto da tutti.

La mia fortuna? Avere tanti figli…e che figli!
In tutto questo, e anche oggi grazie alla presenza di Riccardo a casa con Nicola malato, i ragazzi si sono sostenuti, si sono fatti compagnia, si sono accuditi l’un l’altro e mi hanno aiutata.

Perché un conto è essere un povero prosciutto solitario tra due pezzi di pane bianco e un conto è avere con sé del formaggio delicato, dei pomodori saporiti e dell’insalata tenera tra due pezzi di pane multicereali.

Tutto assume un sapore diverso, più intenso, colorato e gioioso.
Perché c’è panino e panino ed io con loro sarò sempre un panino farcito e ben caldo!

PS: un pensiero speciale a tutti coloro, in Italia soprattutto donne, che ogni giorno si dividono tra il proprio quotidiano e la cura e il sostegno ai membri più deboli della famiglia, destreggiandosi tra difficoltà organizzative e relazionali, al punto da mettere spesso da parte se stesse. Non annullatevi, ricordatevi di voler bene e di pensare anche a voi stesse. Fatelo per voi e per chi vi sta intorno, perché se crollate voi, crolla tutto.

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One Comment

  1. Cara Barbara sei molto brava nella gestione della vita della famiglia e sei brava anche ad esprimere i tuoi sentimenti. Ti ammiro e ti voglio bene

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