Giocare è una cosa seria: facciamo una zuppa

“Giocare è una cosa seria!
I bambini di oggi sono gli adulti di domani
aiutiamoli a crescere liberi da stereotipi
aiutiamoli a sviluppare tutti i sensi
aiutiamoli a diventare più sensibili.
Un bambino creativo è un bambino felice! ”
(Bruno Munari)
In un pomeriggio qualunque Nicola ed Elena giocano.
Il gioco è quello intramontabile della cucina.
Cucinare per finta ha sempre avuto un grande fascino per tutti i miei figli e i bambini in generale.
Cercando di capirne il motivo, credo che sia perché è uno dei giochi che offre più spazio alla fantasia, ma al contempo rappresenta la quotidianità, il lavoro dei grandi.
Cucinare per finta permette di impersonare gli adulti, di mettere in scena il fatidico “facciamo finta che” ma anche di cucinare piatti estremamente fantasiosi e stimolanti di ogni senso: dalla vista al gusto. Nicola mi ha già preannunciato che l’onore di assaggiare le loro pietanze sarà mio. Non vedo l’ora!
I miei due mini chef sono abituati a cucinare cibi reali e seguono lo schema, dalla descrizione degli ingredienti alla preparazione.
Fanno le cose sul serio, perché giocare è una cosa seria e i miei piccoli non si stanno misurando solo con la cucina e la creatività, ma si stanno misurando col mondo.

In questo ponte tra realtà e fantasia, Nicola ed Elena cucinano liberi da ogni regola, accettando le idee uno dell’altro, stimolandosi a vicenda per superare barriere e stereotipi culinari.
Spaziano utilizzando improbabili ingredienti, come una macchina fotografica rotta in una tazza, una collana e molte altre cose per creare menu sempre più creativi, come una appetitosa zuppa di pizza, pane secco, carne, ketchup e cupake o un drink a base di testa di Hello Kitty in lego, con panna di palla attaccatissima.

Il lavoro di Elena e Nicola occupa buona parte del pomeriggio, avvolto dagli avvenimenti familiari, scherzi fraterni e inframezzato dai compiti.
A giochi finiti, Nicola e Elena sono soddisfatti, rilassati, complici e grati.
Ho assaggiato e gradito la cenetta, merito un complimento estemporaneo e fuori tema, un complimento dal sapore edipico che conferma l’età del cuoco in fieri.
Mi guardo intorno. Resta un gran caos per casa tra pezzi di puzzle, giochi di plastica, legno e carta. Pezzi di felicità e spensieratezza che mi entrano dentro.
Prima di questo pomeriggio di gioco mi sentivo stanca, ogni lavoro una fatica, ogni passo un impegno, ogni sorriso una ruga che è un filo di malinconia.
Finisco la cenetta finta e mi sento rigenerata, ringiovanita, di nuovo positiva e solare.
“L’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare.”
(George Bernard Shaw)
Per un po’ posso stare tranquilla. I figli: il mio elisir di giovinezza.
E voi? A cosa giocate coi vostri figli? Quali sono i loro giochi preferiti?
Ditemi che sono curiosa!

🙂

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