I bambini sanno

I bambini sanno è una frase che mi risuona spesso nella testa.
Lo pensavo quando sentivo i bambini muoversi nella pancia seguendo l’onda delle mie emozioni.
Lo pensavo fortissimamente durante il parto e non dovevo far altro che farmi guidare da loro, per farli venire alla luce.
Lo pensavo mentre cercavano il seno, mostrando di sapere come fare.
Ho continuato a pensarlo anche quando la loro vita non è stata più fatta di istinto puro, ma anche di relazioni.
Valeria è sempre stata una bambina insonne. Sonno leggero, si svegliava ogni quaranta minuti circa, a volte addirittura ogni venti. Arrivava a fare anche venti risvegli in una notte, ho provato a contarli e perdevo il conto.
Poi è nato Riccardo, che dormiva come un pascià. Alle 21-21:30 crollava ovunque fossimo e faceva una tirata unica di sonno fino all’alba, a meno che non stesse poco bene.
Magicamente, nei giorni in cui Riccardo non dormiva perché malato, Valeria non si svegliava, o si svegliava molto meno.
Possibile che sia una coincidenza?
Non certo se la cosa si ripete ad ogni necessità.
Evidentemente i bambini sanno.
Riconoscono l’emergenza e si adattano, senza tanto clamore. I bambini sanno quando è il momento.
Nicola ha otto anni e non è mai stato un bambino facile. Il pediatra ha sempre detto che è un personaggio.
Anche Nico, appena nato, non riusciva a dormire da solo. “Ci penso io, dallo a me, così ti riposi un po’.” mi disse la puericultrice. “Venticinque anni di esperienza, so come farlo dormire!”
Mezz’ora dopo: “Signora, mi dispiace. Non ci riesco. Piange sempre di più.”
Nicola, all’età di tre anni, rischiò la vita, per una bruttissima polmonite. Ho visto solo mia mamma malata in fase terminale, stare male così. Nicola sapeva parlare da poco, ma con un filo di voce, la notte del ricovero in ospedale mi disse: “Tienimi abbracciato, non mi lasciare. Aiutami mamma.”
Nicola aveva capito tutto.
Nicola tutt’ora percepisce tutto, ha una sensibilità fuori dal comune, è testardo e determinato. Nicola esterna, non ha mezze misure e non si preoccupa di compiacere nessuno.
Nicola non molla. Eppure, come tutti i bambini, Nicola sa.
Sa quando è il momento di cedere e di chiedere aiuto. Nicola sa quando deve fermare il suo istinto di autoconservazione, sa quando è il momento di abbassare le difese e capisce quando deve affidarsi alle cure di un adulto, sebbene abbia paura.
Siamo dal dentista.
A otto anni non è da tutti aver già dovuto subire cure dentistiche di una certa importanza, un’anestesia, il riposizionamento manuale di un dente traumatizzato.
È quasi un anno che Nicola frequenta periodicamente il dentista per controllare la vitalità dei suoi dentini, dopo il trauma subito per una caduta a scuola.
Le prove del freddo per testare la sensibilità dei nervi, la panoramica, la bocca spalancata senza sapere cosa stia succedendo.
Nicola sa che, il giorno dell’incidente, l’intervento tempestivo del dentista è stato fondamentale.
Lo sa perché ha colto da solo l’emergenza, ha abbassato la barriera e si è lasciato aiutare.
Poi sono arrivati i controlli, che emergenza non erano e Nicola lo sapeva.
Il luogo era ormai familiare, come familiare era diventata la procedura. Riconosceva l’odore del dentista appena entrati, ne parlava, commentava, non temeva più di sedersi sulla poltrona, ma la collaborazione scemava insieme allo stato di allerta.
Ora siamo all’epilogo. La ripresa della vitalità dei denti non è tutt’ora chiara, ma non si è verificato nessun dei rischi potenziali: nessun ascesso, Nicola sta bene.
Soprassediamo in attesa di eventuali sviluppi e ricostruiamo i dentini rotti.
Urge collaborazione da parte di Nicola: bocca aperta per mezz’ora, cilindretti di cotone tra le labbra e le gengive, aspira saliva, manipoli vari, colle e materiali per la ricostruzione, siringhe aria/acqua, lampada fotopolimerizzante.
Credo che la visita dentistica sia uno dei più grandi spauracchi, proprio per l’impossibilità di controllare quel che ci accade, pur vedendoci avvicinare al viso strumenti di una certa impressione, dal rumore alquanto sinistro.
Per non parlare dei fastidio di stare a lungo con la bocca aperta, la saliva da aspirare e la voglia di deglutire.
Un bambino come Nicola, che non si piega di fronte a niente, che non cede a nessuna richiesta adulta se non è convinto e che vive in maniera emotiva ogni evento, come si farà a farlo collaborare dal dentista?
Dicendogli la verità.
I bambini sanno che possono fidarsi se non hai mai cercato di fregarli, per comodità o per paura. Se provi a imbrogliarli una volta, dicendogli che non gli farai nulla, quella volta potrà anche essere più facile, ma da quel momento non si fideranno mai più.
“Mamma, cosa mi farà il dentista oggi, il solito controllo?”
“No, Nicola. Basta controlli, oggi il dentista ti ricostruisce i denti rotti. Ricordi che sentivi le punte, dopo essere caduto?”
“Si. Un dente è meno danneggiato ma sta male e uno è meno danneggiato, ma sta più bene!
Allora hai seguito bene i controlli eh… Sapevi che il dentino meno rotto stava dando prove di vitalità insoddisfacenti. E tu che dicevi al dentista che andava meglio…
Cucciolo, quanta consapevolezza, dietro la spavalderia e l’orgoglio.
“Nico, hai presente quando costruisci con attenzione qualcosa con la pasta da modellare? Il dentista ora farà altrettanto e tu dovrai stare fermo fermo, in modo che lui possa fare un lavoro preciso con la forma perfetta del tuo dentino.”
Nicola si siede, chiedo al dentista che gli venga spiegata ogni cosa.
“Ora ti metto questo cilindretto di cotone, perché devo avere il dente libero dalle labbra.”
“Ora spruzzo, ma è solo aria; ora aria e acqua, non ti spaventare. Ingoiala pure se vuoi.”
“Questo va tenuto in bocca, aspira la tua saliva e puoi tenerlo tu con una mano.”
Nicola inizialmente tende a sollevare le mani verso il viso, a proteggersi, mugula un pochino a volte, ma ascolta attentamente e impara a fidarsi. Capisce che deve combattere il suo istinto di difesa, per il suo bene. Il dentista lo sta aiutando.
Vedo Nicola mettere le sue manine sotto le cosce. Ci si è seduto sopra.
Sorrido tra me e me, commossa e fiera.
Nicola sa che è il momento di cedere, si fida e si affida al dentista rendendosi inerme. Da solo, senza bisogno di costrizioni.
Perché i bambini sanno.
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12 Comments

  1. Nico caratterialmente è la fotocopia di Sara da piccola.
    Ora è molto timida e riservata e molte volte ha paura ad esporre le proprie ragioni per paura di ferire gli altri.
    Coraggioso Nico ti abbraccio!!!! Un bacio ad Elena che è guarita!!!
    Un grosso ciao a tutti!

  2. Come lo capisco!!! A me è successa la stessa cosa a sei anni per una caduta dalla bici…ho rivissuto tutte le mie paure e ansie attraverso questo racconto!! Anche se non lo conosco personalmente digli che è stato un grande ometto veramente molto coraggioso! Un abbraccio a lui e un saluto a te. Ciao!

    • Caspita Chiara! E lo ricordi così bene! Io penso che gli odori del dentista gli resteranno impressi per sempre già da adesso. Per fortuna è finito tutto abbastanza bene! Ora racconto tutto a Nico…grazie e un bacione grande a te!

  3. Nicola per certi versi mi ricorda Noemi… condivido tutto quello che hai scritto, specialmente il dire sempre la verità, anche quando può spaventare. Preferisco che sappiano che qualcosa non sarà facile o bello ma che io sarò accanto a loro piuttosto che dire che andrà tutto bene se non è così. Nicolas quest’estate ha fatto un’endoscopia nasale che si sono complimentati tutti con lui. Nicolas! Quello che si lamenta per un graffietto microscopico ha sopportato il fastidio della canula nel naso immobile e tranquillo come poche volte. L’avevo preparato: ti darà fastidio (ma che ridere, vedranno tutte le tue caccole!), mi raccomando devi stare fermo però perchè se no potrebbe farti un poco male. Probabilmente nella verità sono stata così rassicurante che poteva fare l’esame in braccio a me e invece ha voluto affrontare tutto da solo. La verità è importantissima perchè hai proprio ragione “i bambini sanno”. (Emmaluna inizia a dormire la notte, e mi sono accorta che Noemi ha gli incubi solo in quelle notti… come se sapesse che quando la piccola è insonne lei deve lasciarmi quel poco di riposo che mi rimane. E’ strano, è… quasi magico.)
    Ti abbraccio cara Barbara, mamma meravigliosa!

    • Carissima Claudia, anche se fremevo per risponderti, volevo avere un po’ di tempo in più per farlo con calma. E finalmente eccomi.
      Che struggente tenerezza (e anche un po’ di brividi) ho provato leggendo il racconto dell’endoscopia nasale di Nicolas. Mi sono immaginata la scena e mi sono immedesimata -tanto- in te e nella tua pena dietro il sorriso. Lo hai preparato davvero bene…con anche quel tocco di divertimento a immaginare le caccole! Dire sempre la verità non comporta certo prendersi troppo sul serio. Mamma meravigliosa a te…altroché!
      Per quanto riguarda Emmaluna, sono contenta che cominci a dormire perché la carenza di sonno è quanto di più devastante al mondo. Inoltre trovo azzeccatissimo l’aggettivo di “magico” per quel che accade a Noemi e i suoi incubi.
      Anche tu mi confermi che “i bambini sanno”.
      Ti abbraccio forte forte Claudia e spero di vederti presto.

      PS: A proposito…al MammaCheBlog creativo il 26 novembre? Potrebbe essere un’idea?

      • E’ da ieri che tento di risponderti ma dall’ipad non sono riuscita e mettermi al pc mi sembra utopia!! Il 26 ho già un impegno con Noemi, un piccolo laboratorio in biblioteca ma ci tengo… e poi ormai ho abbandonato il blog. Però vorrei davvero venirti a trovare, magari un sabato? Dobbiamo sentirci mannaggia!
        Sai che i tuoi racconti spesso risvegliano in me ricordi che pensavo dimenticati? Non solo Noemi si intervalla a Emmaluna, ma spesso anche Nicolas, ed è cosa che succede da sempre. Lui è un maschietto e di suo tende a lamentarsi di più per le piccolezze ma di fronte alle cose grandi è davvero in gamba. L’endoscopia mi ha mostrato un suo lato che forse avevo ignorato sino a quel momento.
        Sta crescendo tanto…

        • Ciao Claudia bella, peccato per il 26, ma sono d’accordissimo a vederci un sabato!
          Sono contenta che ti capiti di risvegliare ricordi sopiti in te, leggendo i miei racconti e adoro quando succede anche a me…mi capita anche leggendo te. Soprattutto per eventi e riflessioni coi piccini.
          La cosa più incredibile, poi, è quando me li risveglio da sola, scrivendo.
          Scrivo anche per questo. I ricordi sopiti che si risvegliano e mi aiutano nella consapevolezza generale, anche a capirmi, perché -si sa- noi donne siamo creature complesse, come complessa è la vita.
          Un abbraccio e a presto!

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