I disturbi del sonno nei (miei) bambini

Avendo sei figli, credo che di aver visto un po’ tutti i tipi possibili di disturbi del sonno nei bambini.

I RISVEGLI NOTTURNI FREQUENTI

I risvegli notturni frequenti sono accaduti a quasi tutti i miei figli.

Solo Riccardo, il secondogenito, faceva delle lunghe tirate di sonno fin da piccino. Tutti gli altri, soprattutto nel periodo dell’ansia da separazione, si svegliavano spesso.

Alla fine, più per la mia sopravvivenza che per la loro, visto che per calmarli bastava consolarli, risolvevo tenendoli a letto con me.
In alternativa collegavo il lettino, togliendo la sbarra, al lettone, in modo che -durante uno di questi momenti- potessi abbracciarli rapidamente, senza neanche svegliarmi del tutto.

La seconda soluzione è conosciuta come side-bad e se lo spazio in camera lo consente, è molto comoda, perché lascia a ognuno il proprio spazio, pur stando vicini.

PARLARE NEL SONNO

Riccardo, il mio secondogenito, è uno specialista nel parlare nel sonno. Fin da quando era piccolo, continua a parlare nel sonno frequentemente anche ora che ha 17 anni, ad alta voce.

Lui dopo non ricorda niente, neanche se gli racconto le frasi, più o meno sconnesse, che abbiamo sentito mentre dormiva.

Il suo sonno non sembra comunque essere disturbato da questi eventi, siamo noi altri a svegliarci a volte, ma personalmente non posso certo dirgli nulla…parlo nel sonno anche io!

GLI INCUBI

Nicola, il quinto membro della mia ciurma, ha sei anni e fa tutt’ora incubi notturni con una certa frequenza, soprattutto in alcuni periodi, quando capitano eventi particolarmente eccitanti o con esperienze che lo hanno impressionato e tornano nel sonno durante la fase REM di sonno leggero (quella in cui si sogna).

Per lui non è ancora facile distinguere la realtà dalla fantasia, per cui si spaventa molto, ma comunque non capita con una frequenza eccessiva, tali da farmi pensare di voler approfondire.

Basta sdraiarsi un attimo con lui per calmarlo e farlo riaddormentare.

Se l’incubo è stato nella prima parte della notte, al risveglio spesso non lo ricorda neppure, se invece si sveglia poco dopo generalmente è in grado di raccontarlo. Di solito cerco di farglielo raccontare anche se fatica a parlarne. Raccontare gli incubi aiuta a non rifarli.

IL SONNAMBULISMO

Sporadicamente mi è capitato di trovare un figlio camminare tranquillo per casa in piena notte e scoprire che in realtà non era sveglio. Praticamente, durante la fase di sonno leggero, dal sogno passano all’azione e si alzano dal letto. Non è una cosa che mi ha mai spaventata, anche perché succedeva anche me da piccola. Ricordo in particolare una volta che ho sognato di strisciare giocando a nascondino e l’ho fatto davvero. Mi sono svegliata ritrovandomi per terra sdraiata sugli avambracci. Un vero marines dei sogni!

Di solito basta ricondurre i bambini con calma a letto e rimboccargli le coperte. Non si svegliano neppure.

IL PAVOR NOCTURNUS

Il pavor nocturnus (o terrore notturno) è un risveglio notturno improvviso, accompagnato da panico, terrore e urla inconsolabili.

Ne ha sofferto la mia primogenita e il mio terzogenito, agli altri è capitato solo occasionalmente.
Come fenomeno è abbastanza impressionante. All’improvviso, quando sembravano dormire serenamente, si sollevavano dal letto, piangendo e urlando come non li avevo mai sentiti. Urla davvero agghiaccianti, li trovavo con gli occhi sbarrati, ma non mi vedevano e ogni tentativo di consolarli peggiorava ulteriormente il loro terrore.

Il loro cuoricino correva come un matto in preda alla tachicardia ed erano rigidi. Niente di paragonabile a un normale incubo, era impossibile svegliarli, perché, al contrario degli incubi e del sonnambulismo, sono fenomeni che accadono durante la fase non-REM, ovvero quella di sonno profondo.

Ho capito rapidamente che la cosa migliore era non prenderli di corsa in braccio, perché reagivano male, spaventandosi ancora più del contatto improvviso. Perciò aspettavo di vedere se passava, prima stando zitta e vicina, provando a poggiare solo una mano e facendogli delicatamente una carezza, ma stando accorta a non peggiorare il loro terrore con il tatto.

Non ce la dobbiamo prendere in questi momenti di pavor se oltre a non poterli consolare, si peggiorano le cose prendendoli in braccio, basta pensare che toccandoli è come se rendessimo tangibile la loro paura. E’ importante non agire presi anche noi dallo spavento, perché li spaventeremmo ulteriormente.

Dopo un po’ la crisi passa, anche se può sembrare interminabile, e riprendono a dormire.

I miei figli poi, il giorno successivo, non si sono mai ricordati nulla dell’accaduto.

IL NON VOLER ANDARE A LETTO

Non so neanche se il non voler andare a letto meriti un posto tra i disturbi del sonno…sono ben pochi i bimbi che hanno voglia di andare a letto, ma pare che esistano.

Voi avete, o avete mai avuto, figli che vanno volentieri a dormire? Io mai!

Per fortuna, però, la mia piccola treenne ama la ninna nanna. Mi  basta prometterle che gliela canterò appena saremo a letto e viene in camera quasi volentieri.

Quasi.

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