Il piacere dell’attesa

L’attesa del piacere è essa stessa il piacere. (Gotthold Ephraim Lessing)
Se penso ai momenti più belli della mia infanzia, li associo soprattutto al piacere dell’attesa.
L’attesa di un momento speciale, l’attesa del giorno del mio compleanno, l’attesa di un regalo desiderato, l’attesa delle vacanze, l’attesa di una lettera, l’attesa di un incontro, l’attesa di una notte fuori casa, l’attesa della visita ai nonni, l’attesa di una festa.
È strano, perché poi crescendo si tende ad associare l’attesa alla noia e persino all’ansia.
L’attesa di una visita, l’attesa di una lettera, l’attesa di un incontro. Hanno un sapore diverso, si caricano di una nota di apprensione, che ne rovina il gusto.
Credo di aver recuperato il piacere dell’attesa quando desideravo un figlio.
Non il piacere dell’attesa intesa come la gravidanza, perché quello era già il desiderio raggiunto, il figlio era già con me e mi mancava solo di stringerlo tra le mie braccia, intendo proprio l’attesa del suo arrivo in me.
È stato come recuperare quel piacere puro e totalizzante di quando si è piccoli e durante le attese di sogna.
Si sogna così tanto, che il fine ultimo diventa un dettaglio e l’attesa parte integrante dell’appagamento finale.
Ora rivedo e rivivo anche nei miei figli quella sensazione di piacere assoluto e incondizionato, quella felicità, quella eccitazione che mi prendeva nei momenti di attesa.
A volte, da piccola, mi capitava addirittura di piangere quando arrivava il momento che avevo tanto aspettato.
Forse perché il suo raggiungimento ne rappresentava anche l’epilogo, forse perché nell’attesa maturavo aspettative anche riguardo me stessa. Se piangevo mi rammaricavo di aver pianto proprio quel giorno.
Eppure, se anche mi succedeva di essere delusa da qualcosa, ormai avevo idealizzato il fatto al punto tale che era bellissimo per definizione e niente avrebbe potuto rovinare la felicità cresciuta durante l’attesa.
Generalmente l’attesa è più lunga dell’evento stesso e nei miei ricordi rimaneva il piacere, il gusto, la gioia che avevo maturato in tutto quel tempo.
Per questo capisco cosa sta provando la mia piccola Elena.
Andando a prenderla all’asilo abbiamo trovato un biglietto sul suo armadietto. Un tipo di biglietto che ha visto tante volte sugli armadietti di altri bambini e che ha visto anche a casa, con su scritto il nome di suo fratello Nicola.
Questa volta il nome scritto sul biglietto è il suo: Elena.
Elena è stata invitata alla festa di Luca, in un locale noto della zona, pieno di giochi, gonfiabili e palline.
So che non è il tipo di posto ideale per Elena, che probabilmente sarà intimidita da tutta quella gente in un luogo chiuso e chiassoso.
Di solito si svolgono diversi compleanni nello stesso posto e i bambini più vivaci lì sono davvero scatenati.
Non metto Elena in guardia sulla possibile delusione che potrebbe provare alla festa.
Non voglio rovinare la sua felicità, il piacere che sta provando nell’attesa di andarci.
Inoltre non servirebbe a nulla, Elena non sta immaginando l’evento, non ne ha esperienza, quindi non potrebbe neanche farlo, si sta solo gustando questa attesa tanto attesa!
Elena freme.
Facciamo il pacchetto del regalo insieme.
– E la torta per Luca?
– Alla torta per Luca ci pensa la sua mamma, Elena.
Andiamo!
Elena è entusiasta fino all’arrivo, ma al momento di lasciarsi andare fa fatica.
Troppi bambini, troppi sconosciuti, troppo rumore, troppo caos.
Elena cerca una sua dimensione , si attacca a me e non la lascio sola, le serve tempo.
Poi arriva Mattia. Un suo amichetto.
Mattia la prende per mano, con un sorriso dolce e sicuro la porta verso un gioco.
Per un attimo Elena non pensa più al contorno.
La festa rappresenta l’oggetto della sua attesa, ma non rispecchia l’attesa. Avrebbe potuto sentirsi delusa.
Invece Elena è felice. Il piacere maturato nell’ attesa sfocia in altro: nel vivere l’attimo di felicità con Mattia.
Elena torna a casa contenta. Le sue aspettative non sono state deluse.
Come disse Totò a Oriana Fallaci, durante una celebre intervista: “La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza.”
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2 Commenti

  1. quante emozioni che sai tirar fuori con le tue parole!!
    Elena è ancor più bella con i capelli così,è un amore!!

    • Wow, grazie! I figli sono una grande risorsa di emozioni, pensieri, riflessioni.
      Riferisco a Elena quello che lei hai scritto sui capelli…è qui vicino a me febbricitante, sarà contenta!

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