La casetta di coperte

Chi non ha mai costruito una casetta di coperte da bambino?

Io ne ho un ricordo vivissimo, le facevo con mio fratello e con gli amici. Costruivamo con cura queste capanne tra le sedie o sotto un tavolo, facendo in modo che restassero meno fessure possibili, a volte usavamo mollette o cuscini per coprire eventuali buchi e per proteggerla da occhi indiscreti che non c’erano, ma la casa non è completa se non la può chiudere, isolare.

Ricordo la soddisfazione della costruzione, il tepore dentro la capanna e quella luce calda che filtrava tra i colori delle coperte.

Una volta pronta la casa, ci assicuravamo di fare un ingresso richiudibile, poi uscivamo e ci portavamo dentro di tutto.

Una torcia (d’obbligo), cuscini, giochi, libri e a volte anche da mangiare. Portarci del cibo era la parte che mi piaceva di più. L’alimento più gettonato per la capanna era il pane, senza niente altro. Bastava quello a creare l’atmostera, forse perché le cose più semplici sono sempre quelle che fanno più sentire il calore di casa.

Si stava stretti dentro le nostre casette di coperte, non certo comodi, e faceva caldissimo, ma noi non ci facevamo caso.

Era bello invitare ospiti nella nostra casetta nuova e quasi ci rimanevamo male se entrando non manifestavano il nostro stesso entusiasmo. La cosa migliore infatti era stare nella casetta con chi l’aveva costruita con noi. Il senso di complicità era fortissimo e non capitava mai di litigare anche negli spazi più angusti della casetta, anche se inavvertitamente ci si ficcava un piede in un occhio o un ginocchio in bocca.

Costruivamo queste capanne ovunque, a casa, come in vacanza. Nella roulotte o sulla spiaggia. In questo caso con i teli da mare e i legni che cercavamo lungo la battigia, portati dal mare mosso.

Ci sono tante cose che fanno i miei figli e che ricordo che facevo anche io, ma questa della casette di coperte, mi fa proprio rivivere quelle sensazioni e mi commuove particolarmente.

È stata perciò per me una grande emozione e un onore essere invitata nella casetta di coperte che Valeria ha costruito per Nicola e Elena sulla base del letto a castello (ottima struttura reggente, che io non avevo da piccola).

I piccini hanno gradito, erano entusiasti e io, appena entrata, ci avrei schiacciato volentieri un pisolino.

Ecco, questo non mi capitava da piccola…desiderare di farci un pisolino.

Mannaggia, sto invecchiando.

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8 Comments

  1. Lo facevo pure io. Mia madre aveva uno stendino… Che girato formava una tenda. Quante giornate piovose ho giocato li dentro!
    A scuola una mia alunna ha portato una tenda di plastica….. Ero contentissima!!!!!!! Ovviamente la prima a collaudare la tenda sono stata io

    • Che bello Maria!!
      L’idea dello stendino è stupenda! Magari ci si trova pure già le lenzuola sopra da usare. 🙂
      Potrei suggerirlo anche io…è pure veloce da fare, ne sarebbero felici. Grazie Maria!
      Un bacio

  2. Anche io e mia sorella da piccole la facevamo…ed era sempre una grande emozione!
    Vedo che anche i miei bimbi tendono a crearsi dei giacigli, una loro base, un qualcosa vietato agli adulti, con coperte e non. Spero tanto che mi invitino prima o poi…
    Un abbraccio,
    Valeria

    • Sono bei ricordi vero? Vederli rifare ai nostri figli è una grande carica di allegria. E senza nessuna malinconia, perché tanto sono ancora piccini, ma tanti tanti ricordi e tanta immedesimazione!

      Che ci invitino o no poi è un dettaglio, a me piace molto quando vedo che fanno qualcosa di “off limits” per gli adulti. Sento il legame tra fratelli che cresce…che in fondo è il nostro obiettivo di mamme.
      Un abbraccio

  3. Certo che anche io facevo la casetta con i miei fratelli Mimmi e, sopratutto, Adriana (che ben conosci) ma erano proprio altri tempi. Andavamo sul lettone dei genitori, che ci lasciavano fare, e ammucchiavamo di tutto per tenere la coperta sollevata per starci sotto. Qualche volta la facevo anche da sola per stare un pò isolata (in una stanza dormivamo in 5). Uno strano ricordo ancora però vivo è la delusione che provai (avevo meno di 2 anni e dormivo ancora in un lettino piccolo) quando portai sotto la coperta un barattolo di metallo: avevo scoperto che rifletteva la luce e illuminava e pensavo di aver fatto una grande scoperta e di servirmene lì sotto! Peccato che non c’era luce da riflettere! E’ stata la mia prima grande delusione scientifica! Baci a tutti, e lo credo che vorresti addormentarti nella casetta di coperte!
    Zia Fernanda

    • Che bello zia!!!
      Immaginare te, zia Adriana e il mio babbo che fate le casette è meraviglioso!!
      Per non parlare della storia del barattolo di metallo…è stupenda! Povera la mia zia e le sue prime precocissime delusioni scientifiche! Certo che hai dei ricordi di quando eri davvero microscopica!
      Grazie di aver commentato, un bacio immenso.
      Nipotina Barbara

  4. Pingback: Top of the Post – 09.02.2014 | The Swinging Mom

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