La disgrafia di Nicola

Nicola è un bambino disgrafico e disprassico.

Aaah, che bello poter dare il nome a un problema, senza tabù o paure di essere incasellati, ma solo con quel senso di liberazione che dà l’ averlo individuato, inquadrato.

Sì, perché ricevere una diagnosi in fondo è come ricevere un riconoscimento ed è il fondamentale punto di partenza per risolvere il problema.

Io, Nicola, non sono né pigro né indolente, sono un bambino disgrafico e disprassico. Che problema c’è?

Nessun problema, se guardiamo in faccia la cosa per quello che è: un ostacolo che Nicola non può far finta di non avere, perché gli crea delle difficoltà, ma ora che l’abbiamo scoperto e gli abbiamo dato un nome, con i giusti strumenti, lo può superare.

La disgrafia è un disturbo specifico della scrittura che rientra nella sfera dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA).

I bambini disgrafici generalmente cominciano a mostrare i segni della loro disgrafia attorno la terza-quarta elementare, quando inizia il processo di personalizzazione della scrittura. Il tratto e la scrittura dei bambini disgrafici, si fa via via sempre più difficile da comprendere, fino a diventare incomprensibile per il bambino stesso.

I problemi di scrittura riguardano sia le lettere che i numeri e questo comporta che, oltre a problemi di comprensibilità della scrittura e di rallentamento nel compimento degli scritti, si verifichi un problema anche nell’esecuzione dei calcoli: i numeri scritti male, rischiano di essere interpretati diversamente da quello che sono, inoltre la disgrafia conduce a difficoltà nell’incolonnare i numeri correttamente, con conseguente errore nel risultato del calcolo.
Insomma, il problema della disgrafia è meno banale di quel che possa sembrare di primo acchito.

La disgrafia può essere legata a un quadro da disprassia e per Nicola è proprio così.

La disprassia è un disturbo che riguarda la coordinazione e il movimento.
Nei paesi angolassoni la disprassia è considerata un vero e proprio DSA (disturbo specifico di apprendimento), mentre in Italia è un Disturbo Evolutivo Specifico della funzione Motoria (F28).

Nicola è quello che viene definito un bambino impacciato. Nicola è timido, introspettivo e molto attivo intellettualmente. Ha una testolina che lavora a ritmo frenetico, una sensibilità agli stimoli visivi, tattili e sonori incredibile, soffre di vertigini ed è un po’ goffo sia nelle attività fisiche, che in alcune attività quotidiane, come vestirsi e allacciarsi le scarpe.
Imparare ad andare in bicicletta per lui non è ancora stato possibile, ma non è un problema, più avanti vedremo se avrà voglia di riprovarci.

Per via della sua disprassia, non è stato facile trovare un’attività fisica che facesse al caso di Nicola, finché non ha provato a fare a scuola delle lezioni di aikido. Vuoi per la capacità istintiva del maestro di porsi nel modo giusto con Nicola, vuoi per la disciplina in sé dell’aikido, Nicola ha trovato nell’aikido un’attività extrascolastica che, non solo gli piace, ma lo aiuta molto.
L’aikido è un’ arte marziale giapponese che attraverso lo studio e l’ applicazione di tecniche di autodifesa conduce a una evoluzione personale e un’ unione con la nostra energia vitale e spirituale…di cui Nicola sprizza, silenziosamente, da tutti i pori!

Così come Nicola ha trovato nell’aikido la possibilità di esprimersi fisicamente, superando anche la componente emotiva del suo essere disprassico, Nicola ha bisogno di strumenti compensativi a scuola per scavalcare il suo problema di disgrafia.
Così come chi ha problemi di vista ha bisogno di occhiali per vedere e chi ha problemi di udito ha bisogno di un apparecchio acustico per sentire, Nicola ha bisogno di altri strumenti per ovviare alla sua disgrafia.

Nel caso della disgrafia e di Nicola, la scrittura è migliorata con qualche piccolo espediente ed esercizio specifico fatto con una neuropsicomotricista, ma oltre un certo limite non si può andare.
Nicola ha diritto a un Piano Didattico Personalizzato (PDP) e all’uso di strumenti compensativi che possano aiutarlo.

Gli strumenti compensativi per i bambini con DSA possono essere molteplici e differenti, tecnologici e non. Tutto sta a trovare quelli più idonei al singolo bambino e per il tipo specifico di DSA che presenta.

Per Nicola gli strumenti compensativi vanno dal semplice tempo in più per svolgere un compito scritto, all’evitare – laddove possibile – uno sforzo inutile a scrivere e a favorire l’espressione orale, fino all’uso di strumenti tecnologici per scrivere, come il computer.

Nicola è un mago del computer!
I cosiddetti nativi digitali, sono in realtà in genere ragazzini molto veloci con i pollici sulle console, ma poco pratici degli strumenti classici dell’informatica, che Nicola invece destreggia con abilità. Come sempre, dove c’è un deficit, l’essere umano compensa con un’abilità.

Nicola è un vero e proprio topolino informatico! Scrive, digita e conosce tanti espedienti informatici, che usa con competenza e rapidità.

Se solo potesse utilizzare un pc a scuola, invece di scoraggiarsi con una penna in mano davanti a un foglio bianco, Nicola potrebbe far volare le dita sulla tastiera e rivelare sul desktop tutto il suo fermento interiore.

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2 Comments

  1. Barbara cara, dobbiamo proprio sentirci…giuse ha problematiche analoghe…lui va da un po’ dalla psicomotricista…ma la storia è complessa…sai che mi fido solo di te. Quando puoi ci sentiamo?

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