La rivolta della tecnologia (1^ prima)


Capita che il nostro corpo, quando deve scendere a patti con le proprie emozioni, magari cercando di negare qualcosa di doloroso, si ribelli ammalandosi.

Capita che la nostra mente, per il timore di non essere all’altezza del compito che il mondo si attende, si possa ribellare al punto da farci perdere la voglia di vivere la nostra stessa vita.

Ma capita anche che sia semplicemente la tecnologia a rivoltarsi contro di noi, permettendoci di canalizzare lì tutte le nostre preoccupazioni, tristezze, dolori e frustrazioni, aiutandoci a salvaguardare l’integrità e la collaborazione tra corpo e mente.

Nell’ottica di cui cui sopra, visti gli ultimi eventi di casa mia, direi che posso ritenermi fortunata: in quanto a ribellione delle macchine e della tecnologia non mi sto negando niente!

Posso permettermi di (o devo) scavare dentro di me e tirare fuori tutte le mie risorse nascoste, senza neanche accorgermene.
Urge attivare il cervello e il corpo con l’aiuto dell’adrenalina e affrontare questa rivolta delle macchine un pezzo per volta, così come si presentano, in una sequenza incredibile e quasi grottesca di eventi senza soluzione di continuità.

Giorno 1: la mia automobile.

Tornando a casa da un appuntamento, l’automobile, zoppicante da qualche giorno, mi abbandona improvvisamente fermandosi di colpo in mezzo a una strada trafficata, con la frizione definitivamente andata.

Con l’istinto di sopravvivenza della gazzella di fronte al leone, attivo le energie estreme e riesco a spostare me e l’auto in una stradina laterale, prima della morte definitiva del mezzo.

E ora? Guardo l’orologio. 18.20. Il meccanico chiude alle 19. Cerco il numero di telefono su internet.
Lo trovo.
La fortuna aiuta gli audaci, dicono.
Bah, io tanto audace non mi sento, ma ho un disperato bisogno di aiuto. Chiamo.

“La frizione mi ha abbandonata, ma non posso lasciare qui la macchina.”
“Sono appena arrivato col carro attrezzi all’officina, spiegami esattamente dove sei, lo scarico e vengo a prenderti.”

La fortuna aiuta, sì. Punto.
Tempo venti minuti il meccanico arriva, carica la mia auto sul ponte del carro attrezzi e me nell’abitacolo.

Bella la vista dall’alto…ma soprattutto, bella la vista da un posto al sicuro.

I ragazzi li avevo allertati al telefono e arrivo a casa giusto per preparare la cena e per svuotare la lavatrice. Oggi ha fatto caldo e il bucato è già rimasto chiuso dentro per più del previsto, devo svuotarla subito.

L’oblò della lavatrice è un po’ difettoso in questi giorni.
Stasera è particolarmente duro…
No, non è solo duro, è completamente bloccato!

È tardi. Lascio il bucato dentro la lavatrice.
Ci penserò domattina.

[segue…]

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2 Comments

  1. Quanto ti capisco
    Giorno 1
    Devo andare a Milano, dico : sono in tempo!
    Arrivo e il treno che dovevo prendere parte
    Così aspetto un altro treno, ma sfortunatamente non arriva, dopo cinquanta minuti mi allontano un secondo, ma proprio quel secondo per andare in bagno, è arrivato il treno e è arrivato è partito, forse i treni mi odiano, non so
    Giorno 2
    Vado al liceo, e quel giorno avrei dovuto portare la cartella di arte, perché noi qui usiamo le cartelle, ma siccome quella di arte è praticamente la copia di quella di Geometria, cosa faccio io? Prendo quella di Geometria. Arrivo a scuola
    -avete portato tutti arte?-
    Tutti Si, io tra tutti
    – mi scusi prof.. ho sbagliato cartella e ho portato geometria- nota. E non solo ho sbagliato a portare quella, ho sbagliato a far e lo zaino, infatti avevo tutte le materie del giorno prima. Mi sono sentita fare un infarto a prima mattina, poi a casa lasciamo stare…

    • Povera Ale! La nota no…mannaggia! Era un errore e ti sei pure auto denunciata! Ho letto il tuo commento con Stella,che ti è molto solidale. Prima il treno, poi cartella e zaino. Mi dispiace di capire che poi anche a casa è andata così così.
      A volte succedono davvero una dietro l’altra. Un abbraccio e un bacio
      Barbara

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