La trappola dei buoni propositi

Il 2019 volge al termine, ora ditemi chi di voi non è mai caduto nell’attraente e coinvolgente trappola dei buoni propositi per l’anno nuovo.

Per me i buoni propositi sono sempre stati un leitmotiv fin da quando ero bambina.

Da piccola li facevo soprattutto nel giorno del mio compleanno. Essendo che stavo compiendo un anno in più, i miei proposti erano sempre di non piangere più e di comportarmi sempre da grande, come se non lo fossi abbastanza.

Severa com’ero con me stessa, mi rendo conto che mi ripromettevo sempre di dimostrare di più a me e agli altri e a ogni fallimento, ogni pianto per una piccola emozione o arrabbiatura, o ad ogni proposito disatteso, anche piccolo, lo vivevo come una sconfitta, un fallimento. Finivo così per sentirmi inadeguata e in colpa, più fragile per non essere stata capace.

Ogni buon proposito non andato a buon fine cercavo di scavalcarlo riproponendo il buon proposito o facendone altri…alcuni dei quali ovviamente sempre destinati a fallire, in un circolo vizioso di sensi di colpa e disillusione.

Crescendo ho smesso con i buoni propositi di compleanno, ma ho proseguito con i classici di fine anno.

Successivamente sono passata ai buoni propositi materni che si fanno in occasione di quella che diventa la reale fine dell’anno, che segue il calendario scolastico più che quello solare.

Ma il principio non cambia, lo scopo dei propositi è sempre quello di cambiare qualcosa che ci riguarda:

Dimagrire, andare in palestra, essere sempre puntuali, imparare a dire di no, studiare di più, dormire di più, essere più pazienti, non concedersi troppo o troppo poco, prendersi cura di sé, essere più sicuri, più determinati, meno emotivi, ecc.

Insomma, eliminare la sofferenza a favore del successo e del benessere.

Tutte cose che partono da insoddisfazioni, recriminazioni, malessere per cose passate e reiterate. I buoni propositi è raro che partano da qualcosa di nuovo, generalmente riguardano questioni più profonde e radicate, spesso caratteriali, che fino ad ora non siamo riusciti a cambiare e difficilmente basterà un proposito per cambiarle.

Il risultato è che l’entusiasmo con cui ci approcciamo al buon proposito, si trasformerà facilmente in disagio e senso di colpa per averlo disatteso e di conseguenza ci lasceremo andare nel solito flusso che ci è sempre appartenuto.

Recentemente, negli ultimi anni, per me le cose sono cambiate.

Ho capito che tutti i propositi sono in qualche modo collegati a un’insoddisfazione del passato, un rimuginare e un rancore, che non mi aiuta ad andare avanti e a cambiare le cose.

Per cambiare le cose, per un futuro diverso, quello che sogno, non mi servono buoni propositi. Mi serve consapevolezza e accettazione, anche delle mie debolezze e dei miei errori, da cui ripartire.

Il percorso di consapevolezza non è mai facile, né breve o indolore, ma è necessario.

A volte si dice che bisogna perdersi per ritrovarsi. Nei periodi più duri della mia vita, ho capito che per me la cosa più importante era la serenità, la felicità viene dopo.

Non può esserci felicità profonda, senza serenità e quella serenità io ho dovuto perderla, nel percorso di consapevolezza, per poi ritrovarla nella fase di accettazione di me stessa.

Ed è così che è sparita in me la voglia e la necessità di buoni propositi.

Ora non faccio buoni propositi per il nuovo anno, ma progetti.

Progetti, anche piccoli o a breve termine, perché la situazione in cui mi trovo non mi permette di farli a lungo termine o comunque ho capito che non devo dare niente per scontato nel corso della vita.

Si tratta comunque di piccoli progetti da portare avanti con uno scopo, senza darmi limiti di tempo, perché non posso controllare tutto e non tutto dipende da me.

Perciò mi godo ogni piccolo passo di quei progetti per quello che sono, senza pensare che non è quel risultato finale senza tempo, ma è un risultato concreto che ho ottenuto, adesso!

Poi ho i miei desideri, i miei sogni, ai quali ogni tanto mi abbandono in volo, con un sorriso di leggerezza per poi tornare con i piedi per terra con l’energia positiva accumulata durante il volo.

I sogni e i desideri sono ciò che mi spinge ad avere un progetto, il cui scopo non è tanto il progetto in sé, ma la vita piena e la felicità che porta.

Alla fine di ogni progetto di vita, piccolo o grande, quello che conta sarà l’amore con cui lo avremo fatto, l’amore per noi stessi, quello dato e quello ricevuto.

Se un proposito è un rimuginare sul passato e volerlo cambiare, coltivare un progetto o un desiderio invece presuppone aver fatto pace col passato e ripartire con il proprio zainetto di esperienze, responsabilità, errori, emozioni, forze e fragilità verso il futuro.

Quello che auguro a tutti voi per il 2020 è di non voler essere diversi da quello che siete, di accettarvi in ogni vostra sfumatura, che è ciò che vi rende unici e perfetti per le persone che vi amano e amate.

Prendete più possibile consapevolezza di quello che siete, di voi stessi in toto, anche del fatto che non potete controllare tutto. E da qui ripartire.

Col vostro bello zainetto sulle spalle, senza più bisogno di guardare indietro, perché ciò che vi serve del passato, sta tutto dentro la zainetto e, così come è stato, resta.

Non potete e non dovete togliere niente da quello zainetto perché vi serve come esperienza, potete solo aggiungere e speriamo che siano più cose belle possibili.

Un bacio a tutti e buon anno!

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2 Comments

  1. Ciao Barbara sono Silvia. Mi saluti.Sono una tua grandissima ammiratrice. Siete una famiglia meravigliosa! Guardo sempre tutti i tuoi video! Ciao

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