Le case del cuore

La casa del cuore spesso è quella in cui si è cresciuti, con cui resta un rapporto speciale.
Emozioni che possono essere contrastanti, ma sono sempre forti.

Io sono cresciuta in quattro case.
Nella prima, a Roma, ci sono nata e cresciuta fino a quasi 10 anni.

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È la mia casa del cuore in assoluto. Ogni volta che torno a Roma, devo almeno passare nella via, il cui nome ancora mi dà il batticuore. Ricordo tutto: spazi, muri, profumi, piastrelle, mobili, finestre, vetri, balconi, inferriate, numero civico, dell’interno e il numero di telefono.

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Nella seconda casa, a Montalto Dora (Torino), per fortuna ci sono stata solo per sei mesi. Non la considero certo tra le case del cuore. Di quella casa ho solo pessimi ricordi.
Lo shock del trasloco da Roma, la casa tristemente ammobiliata, di cui ricordo soprattutto il letto estraibile pieno di cimici. L’appartamento si trovava al 10° piano di un grattacielo pieno di ragazzini bulletti. In quei sei mesi ho frequentato una scuola in cui si indossavano i grembiuli neri e secondo la maestra mi aveva mandato il diavolo, in quanto mancina.
La mia terza casa, a Ivrea (To), era bellissima.

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Ho tanti ricordi meravigliosi lì, dai 10 ai 17 anni. Forse un po’ meno negli ultimi tempi, per via della pesante esperienza avuta al liceo, ma quella casa ha significato molto per me. Era un condominio costituito da 24 villette, racchiuse da un cancellone, con un’ampia zona verde comune all’interno.
Le case erano tutte abitate da famiglie con figli più o meno dell’età mia e di mio fratello.
Mi sentivo libera, passavo molto tempo fuori con gli amici o in casa di uno o dell’altro.
Lì è nata la mia passione per i video e le storie narrate. Giravamo con una video8 di un’amica.
Non so che darei per rivedere quei video…
Poi il trasferimento nell’ultima casa, prima che andassi a studiare all’Università.
Una bella casa, una villetta a tre piani, con un ampio giardino privato. Di questa casa ho ricordi soprattutto da adulta. Ci ho vissuto solo un anno, poi ho cominciato a fare la pendolare a Milano per l’Università. Stavo a Milano nei giorni feriali e ci tornavo nei festivi.
Non la sento come casa mia, non ci ho trascorso né la mia infanzia né la mia adolescenza.
Se escludo quella in cui vivo, le mie case del cuore sono tre: quella di Roma, quella a Ivrea e quella a Milano, dove abitavano i miei nonni.
Sì, perché abitando a Roma, quando andavamo a trovare i nonni, stavamo diversi giorni e dormivamo lì. Successivamente, andarli a trovare anche da Ivrea, è sempre stato qualcosa di unico e speciale.
Il profumo di quella casa e dei nonni, intriso di sigarette, è ancora nelle mie narici.
Con l’ultima casa in cui ho abitato con i miei genitori, ho – tuttavia- un forte legame.
È la casa dei miei genitori, dove andare a trovarli, inoltre per i miei figli è la casa dei nonni.
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Questa è la casa in cui i miei genitori hanno vissuto più a lungo, per 27 anni insieme e da 5 anni mio padre da solo.
Generalmente quando andiamo a trovare il nonno, stiamo al piano terra, dove c’è il soggiorno, la cucina, un bagno e la sua camera.
Le scale sono sempre avvolte da un certo mistero, ai bambini spesso fanno anche un po’ paura. Ricordo che effetto faceva anche a me andare in tavernetta, nella villetta in cui ho vissuto dai 10 ai 17 anni.
Quando i miei genitori mi chiedevano di andare a prendere qualcosa, scendevo e salivo più in fretta possibile, meglio se con mio fratello.
Oggi, quando siamo andati a trovare il nonno, Elena e Nicola hanno chiesto cosa ci fosse in cima alle scale e se potevano andare a vedere. Ovviamente mi hanno chiesto se li potevo accompagnare…quelle scale verso l’ignoto sono attraenti e atterriscono, come il migliore dei film thriller.
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Salgo con i bambini. Appena arriviamo in cima alle scale il film cambia genere. Diventa tra lo storico e il sentimentale per me e tra il documentario e la fantascienza per loro.
La mia camera ora è lo studio del nonno. Sembra incredibile che prima ci fosse un letto, un enorme poster a parete e tutte le mie cose.
C’è anche una macchina da scrivere, ricordo del passato Olivettiano del nonno.
È tutto cambiato, tutto totalmente diverso. Resta la targhetta sulla porta a testimoniarne un passato diverso. Una targhetta di legno con dipinti dei palloncini e il nome Barbara.
Poco distante c’è la camera che era di mio fratello.
Guardate: questa era la camera di zio Dario!
Anche questa è giustamente irriconoscibile. Oltre a qualche foto e qualche ricordo di Dario che mia mamma teneva lì, solo la forma particolare della stanza, e il taglio di luce dalla finestra, mi riportano al passato.
-E qui cosa c’è mamma?
– Qui c’è un ripostiglio. Su, ora scendiamo.
– La nostra mansarda è meglio!
– Sì, è vero.
A pensarci bene, visitandola insieme, mi rendo conto che anche questa è una casa del mio cuore.
La casa del nonno e della mamma quando era ragazza.
Ecco bimbi, abbiamo due casa del cuore in comune voi ed io: quella del nonno e questa in cui siete nati e state crescendo.
E voi? Mi raccontate delle vostre case del cuore? Adoro questo genere di racconti.
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32 Comments

  1. Ciao Barbara il tuo racconto ha risvegliato in me le stesse emozioni: io sono cresciuta in una sola casa fino al giorno in cui mi sono sposata, e si trova nello stesso paese dove abito. Ogni volta che ci torno risveglia in me un sacco di ricordi….mi rivedo da piccola con i miei genitori e mio nonno materno (anche lui abitava con noi in quanto era solo da tanti anni), i giochi con i miei amici, la nascita di mia sorella, le chiacchierate con i vicini nelle sere d’estate, i Natali…..
    Ora, purtroppo da 11 lunghi anni è vuota perchè i miei genitori sono venuti a mancare a distanza di 14 mesi l’uno dall’altra, quando ancora le mie figlie erano troppo piccoline: avevano solo 3 e 6 anni….non si sono goduti i nonni e i nonni le nipoti. Quando ci torno alcune volte mi assale la malinconia….però sono contenta che la casa sia ancora mia ed un giorno magari tornerà a rivivere con qualcuno di noi dentro.
    Ti abbraccio forte!!!

    • Ciao Maria cara, mi sono venuti i brividi a leggere il tuo racconto. Amo quando i post diventano scambio di racconti e sentimenti. Amo ascoltare le vostre storie e le riflessioni, mi piace quando mi concedete il privilegio di entrare un po’ nelle vostre vite, soprattutto quando tra noi si è creato un rapporto nel tempo, come con te. Grazie davvero Maria. Sono contenta che la casa di cui parli vi appartenga ancora. Sicuramente riprenderà vita con voi e sarà di storia e affetti.
      Le mie case del cuore, in cui sono crescita, erano in affitto, mentre quella dei nonni, purtroppo, è stata venduta.
      Mi restano i ricordi e le foto, che non è poco, ma quanto mi piacerebbe almeno rivederle!
      Un abbraccio immenso a te,
      Barbara

  2. Le mie case del cuore sono due, quella dove sono nata e cresciuta fino ai 21 anni ,a Modena, prima di trasferirmi con il mio compagno, e quella “della villeggiatura” , a Riolunato (MO), un delizioso e tranquillo paesino di montagna .
    La prima racchiude la mia intera vita. Se chiudo gli occhi sento distintamente l’odore ,vedo gli alberi dalla finestra della mia camera , sento il rumore delle chiavi di quando papà rientrava dal lavoro, da sempre il momento più bello della giornata , i rumori di mamma all’opera in cucina, sempre pronta a sfornare qualcosa di incredibilmente buono, sento in mano la cornetta del telefono , posizionato sul comò in corridoio, con la quale passavo interminabili ore di confessioni tra ragazze o di paroline dolci tra innamorati , sussurrando perchè nessuno mi sentisse.
    Poi tutte le emozioni da bambina a donna, la scuola, il liceo, un solo anno di Università prima di far prevalere i gli impegni lavorativi. L’incontro con mio marito e l’addio a quelle quattro mura , così impregnate di una vita felice, di noi tre !
    Purtroppo eravamo in affitto e dopo poco anche i miei la lasciarono, con il pensionamento di papà decisero di trasferirsi in quella che era sempre stata la casa delle vacanze .
    Questa è la casa dei sentimenti, delle emozioni, della spensieratezza , del diventare grande, le prime piccole e grandi avventure, gli amici, gli amori, TUTTO!
    Qui si passavano i Natali , le Pasque e dalla fine della scuola fino a Settembre si piantavano le tende!
    Si era più liberi rispetto alla città,tutto il giorno vissuto nel parco davanti a casa con gli amici, , la sola voce di mamma che ti chiamava quando era pronto pranzo e cena , l’arrivo, il venerdì sera di papà, che finiva di lavorare e che soprattutto aveva l’onere di portarmi il mitico Topolino al quale ero abbonata settimanalmente , ahahha se per caso si dimenticava come ci restavo male!!!
    Più si diventava grandi e più gli orari di rientro si allungavano, le gite in motorino, le passeggiate nei boschi, le grigliate al fiume, i pomeriggi in piscina, i primi baci sulle panchine dello stesso parco ,dove per 15 anni , da tante parti di Italia ci siamo incontrati ,scontrati, ,voluti un sacco di bene e diventati grandi.
    Papà purtroppo non c’è più , si è goduto pochi anni di pensione e meritato riposo , mamma da 8 anni , forte e determinata come vorrei poter essere almeno per metà, porta avanti tutto magnificamente .
    Io e mio marito viviamo a Rimini da 12 anni ormai e tornare , quanto più spesso possiamo , a trovarla , è sempre una festa , significa sentirsi a casa e sentirsi figlia.

    • E io piango.
      Bellissimo, Rossella, meraviglioso il tuo racconto! Sono commossa per tutto quello che mi hai descritto così bene. Mi hai persino fatto tornare alle narici alcuni odori…per non parlare del ricordo della cornetta del telefono!
      Non solo…come ho fatto a non pensare alla casa delle vacanze! Io non ho una casa delle vacanze della mia infanzia e adolescenza, ma ho un campeggio del cuore, che per me è come una delle mie case del cuore. Bassa Toscana, vicino a Capalbio. Ci andavamo con la roulotte. Da Roma ci arrivavamo in poco tempo. Mio padre ci portava lì a inizio estate, dove restavamo con mia mamma. Lui arrivava nel fine settimana. Di quel campeggio e della nostra roulotte, ho ricordi stupendi. Tra i più belli della mia vita. Poi c’è la casa di mia zia a Napoli, dove viveva anche mia nonna.
      Ricordi meravigliosi, anche di Natali, lì con loro e i miei cugini…Che avevano la più bella e vasta collezione di Topolino che avessi mai visto e dove pasteggiavamo a coca cola e giocavamo coi primissimi videogiochi esistenti. La zia ci coccolava a tutto spiano!
      Quanti ricordi Rossella, anche grazie ai tuoi.
      Posso abbracciare te e la tua mamma?
      Mi piacerebbe tanto incontrarti un giorno, davvero tanto.
      Un bacione

  3. Che bello leggere questo tuo racconto , sulla scia mi sono messa a scrivere anche io 😉
    Le foto sono stupende !
    Mi ha impressionato la storia della maestra, certe cose rimangono davvero al di là di qualsiasi comprensione !!
    La tua casa di Ivrea e come l’hai vissuta, ricorda moltissimo la mia in montagna, liberi , con gli amici, sempre a casa dell’uno o dell’altro !
    Ti abbraccio !

    • È proprio questo che mi piace di più: i commenti che diventano post a sé stanti. Bellissimo! Un vero arricchimento per me.
      Un abbraccio grande!
      PS: pensa che io provenivo da una scuola Montessori. Quella maestra è stato un vero shock, un salto in un passato oscuro, per fortuna a me sconosciuto.

  4. Ciao! Bellissimo post e bellissime foto..Elena e’ la tua fotocopia!! Per certi versi la mia storia e’ simile alla tua…nel corso della mia infanzia e adolescenza ho cambiato per sei volte città e, di conseguenza, casa per motivi di lavoro di mio papà. Ti lascio immaginare la fatica mia e dei miei famigliari in questo peregrinare..ogni volta era un ricominciare da capo..nuova scuola, nuovi amici, nuovo ambiente. In questo caos la mia casa del cuore e’ stata quella dei miei nonni materni a Formia, sul bel mare laziale, dove mia madre, mio fratello ed io andavamo tutte le estati per 3 mesi. La casa era piccola ma piena di amore, di coccole, di cibi superbi preparati apposta per noi, di sole, di caldo, di giochi ma sopratutto di radici!!! Quelle a cui anelavamo di più ,forse, e’ che i miei nonni avevano ben piantate essendo nati e cresciuti li. E’ la casa a cui penso molto spesso con nostalgia, dolcezza, allegria e quella che ricorre di più nei miei racconti ai bambini. Grazie per avermi fornito questa occasione speciale per ricordarla E grazie per aver condiviso questo tuo pezzo di vita! Un abbraccio!

    • Ciao Chiara! Col tuo racconto, che ti ringrazio tanto di aver condiviso con me, mi hai fatto riflettere sulla necessità intima di sentire le nostre radici. Anche quando si è costretti a peregrinare di casa in casa, la casa del cuore, da qualche parte c’è. La casa dei nonni, poi, ha un profumo particolare, spesso di amore, coccole e manicaretti apposta per noi.
      Leggo anche che mi parli di litorale laziale…quanti ricordi di fine settimana ad Ostia, le altalene che tanto amavo…wow!
      Grazie Chiara! ❤
      Ti abbraccio

  5. Ciao barby,anch’io ho una casa del cuore o più…..Quando ero piccola abitavo a bonferraro vicino a nogara e li ci ho vissuto fino alla terza elementare purtroppo ci siamo dovuti trasferire a Villabartolomea vicino a Legnago x problemi di lavoro di mio papà…abitavo in un appartamento sopra la banca tutto su un piano e vicino a casa mia abitavano i miei nonni avevamo un terrazzo unico e potevo raggiungerli quando volevo avevamo la porta che era sul balcone dunque li vedevo sempre…..e nella casa che ci siamo trasferiti ci sono stata fino a 3 anni fa più o meno e tre anni giusti poi sono àndata a convivere con il mio ragazzo abbiamo detto troviamoci una casetta piccola x provare se va la convivenza poi passati tre anni ci siamo trovati un altra casa cmq sempre in affitto x ora e siamo tornati a villabartolomea e stiamo sempre bene insieme e poi abito a 5 minuti dai miei genitori!!!ne avrei molte di case del cuore perché dormivo dai miei nonni dai miei cugini quando ero piccola e stavo sempre bene!!!!!!

    • Wow, Martina, che emozione leggerti qui! Ogni volta che leggevo uno dei tuoi commenti su YouTube, pensavo che mi sarebbe piaciuto sapere qualcosa di più di te. Piano piano qualche racconto è arrivato e ora un racconto bello ricco e intenso! La casa del cuore che mi hai descritto sembra il sogno di ogni bambino! Sono felice di quello che mi hai raccontato e anche di come sta andando la tua vita affettiva. Grazie di cuore e a presto! ❤
      Un abbraccio, Barbara

  6. Certamente anche per me la prima casa del cuore è stata quella della mia infanzia, dove i miei vivono ancora… Una bella mansarda, in mezzo al verde… Con tante cose che sono rimaste le stesse e che ogni volta che andiamo a trovarli mi fanno ricordare piccoli o grandi momenti… Dall’angolino dietro la poltrona del babbo dietro il quale mi nascondevo e a volte mi tagliavo la frangia… Al balcone in mezzo ai pini… Alla cucina dove mamma ed io trascorrevamo i pomeriggi dei compiti dopo la scuola. Insomma, i ricordi che vorrei tutti avessero con se, come un bagaglio sicuro da aprire all’occorrenza! Seconda casa del cuore, la prima casa di Torino, che ho condiviso con un’amica, piccolissima e fantastica mansarda con vista sui tetti e 4 piani ripidissimi di scale per arrivarci. Quante emozioni, il caminetto, la TV in bianco e nero vecchia di secoli… Il lucernario, gli amici che andavano e venivano… Qualche fidanzato ed uno in particolare, diventato mio marito! Ed ora che abbiamo traslocato da poco, spero proprio che la nuova casa sia una casa del cuore per tutta la famiglia! Per me è già un po’ così. Grazie Barbara, preziosa occasione per condividere belle emozioni. Baci!

    • Che bel racconto Antonella! Mi sarebbe piaciuto che i miei avessero potuto continuare a vivere in una delle mie case del cuore, non è andata così e hanno comprato la loro prima casa (una villetta grande, nonostante io e mio fratello fossimo ormai quasi maggiorenni) quando io ho cominciato a studiare stando fuori casa. L’ho vissuta poco, ma cmq ci sono affezionata per i motivi che ho descritto.
      Mi ha colpita particolarmente una frase che hai scritto: “i ricordi che vorrei tutti avessero con se, come un bagaglio sicuro da aprire all’occorrenza!”
      Hai proprio ragione, ci vorrebbe per tutti. Un’ àncora per i momenti più complessi della vita o anche solo per coccolarsi un po’.
      Poi sto pensando alla tua prima casa a Torino. Pure Valeria ama la sua casina, che condivide con due amiche. La capisco e quando ci penso scalda il cuore anche a me.
      Un abbraccio e grazie di aver condiviso tutto questo. ❤

  7. nei primi sei anni di vita ho vissuto in una casetta, i miei genitori erano due ragazzini, di quel luogo ho ricordi positivi, era il periodo in cui io e mio fratello giocavamo insieme e non c’erano muri tra di noi, scendevamo nel giradinetto comune a raccogliere le noci. La vecchina che abitava sotto di noi ci faceva vedere i suoi conigli e tutto era nuovo e magico.
    poi ci siamo trasferiti (stesso quartiere) nella casa dove sono stata fino ai miei 25 anni (casa che conosco da quando sono nata visto che era dei miei nonni) in questa casa ho bei ricordi, la mia infanzia, i miei giochi, la mia camera, ma anche ricordi meno belli, la depressione di mia madre ( che non ha permesso a me di avere un’infanzia felice come quella che tu doni ai tuoi ragazzi) il distacco di mio fratello….e in ultimo l’ictus di mio padre. Tornare ora in quella casa mi fa uno strano effetto..rivedere la mia camera…svuotata dalle mie cose…svuotata non da me…troppo intenta ad uscirne di corsa, troppo concentrata sul mio compagno appena investito dal terremoto aquilano….(qui subentra il mio camper del cuore….dove abbiamo vissuto per anni) ma la vera casa del mio cuore è quella della mia nonna paterna, la mia tana, il mio luogo sicuro..sono estremamente fortunata ad avere la mia nonna a 32 anni, una roccia, una vecchina vispa e furba, curiosa e saggia….inarrestabile!! lì io sono davvero a casa!
    (oddio ho riletto tutto e sembro la piccola fiammiferaia mhuahahaha)

    • Carissima! Che bello è stato leggerti e ridere alla fine…mi piace commuovermi e ridere insieme e adoro chi è in grado di sdrammatizzare anche parlando di cose serie e coinvolgenti.
      Mi sento vicina a te per alcune cose e sentimenti che descrivi. Innanzitutto per la felicità spensierata ti è appartenuta nei primi anni di vita: tu sei, io nove anni.
      Poi quel cambio di casa, che nel mio caso era anche di città ed era iniziato con entusiasmo, ha segnato l’inizio delle prime difficoltà di crescita e di vita. Ho ricordi sia belli che brutti, soprattutto dai 13 anni, ed anche io, in qualche modo, non vedevo l’ora di dare una svolta alla mia vita alla fine.
      La depressione di tua madre (brutta bestia, mi fa paurissima), il distacco di tuo fratello e l’ictus di tuo padre…quanti momenti difficili per i quali vorrei abbracciarti.
      Alcune di queste esperienze le ho vissute anche nella mia famiglia e capisco perfettamente quelle emozioni contrastanti nel rivedere quella casa.
      Sono contenta che tu abbia comunque una casa del cuore, piena di sentimenti solo positivi e che tu abbia ancora la tua nonnina vispa e furba, curiosa e saggia.
      Una bella ricchezza, un porto sicuro.
      Grazie di cuore per avermi parlato anche di cose delicate e preziose. Sono preziose per te ed ora anche per me.
      Pian piano capisco perché avevo subito sentito un legame con te.
      Un abbraccio, Barbara

      • ma grazie a te per condividere momenti della tua vita che mi regalano sempre tenerezza e sorrisi 🙂
        a me piace aprirmi con persone che mi piacciono, mi piace condividere vita ed esperienze…
        Contraccambio l’abbraccio, Silvana.

        • E qui sorrido. Dall’inizio alla fine delle tue belle e affettuose parole.
          Sorrido fino alla tua firma. Ti chiami come una mia amica storica e preziosa.
          A presto Silvana!

  8. Io sono di Pisa ma da sei anni ormai vivo a Pavia, in Lombardia. A Pisa però ci ho vissuto metà della mia vita. Quindi mi é molto cara. Per questo quando sono a Pavia ribadisco che sono pisano, Toscano. Non per superiorità e disprezzo verso Pavia o i pavesi, ma perché infondo é la verità. Per ora vivo lì perché ci sta tutta la mia famiglia. Ho nuovi amici e abitudini e faccio l’università. Ma quando mi sarò laureato e diventerò professore di Storia lascerò Pavia. Perché io sono Toscano e amo troppo la mia Toscana. Forse tornerò in Toscana. Ancora questo non lo posso dire con certezza. Ma un altro motivo é di sicuro é per iniziare finalmente la mia vita indipendente come la voglio io.

  9. Comunque Pavia non é male come città. Ha il solo difetto che é piccola e noiosa. Però tranquilla e bella. Di sicuro é mille volte meglio di Milano. Per me Milano é una città troppo grande, caotica e soffocante, oserei dire, perché ti esaurisce mentre cammini. Non so quale sia il suo perfido incantesimo, ma mi succede sempre così quando mi capita di andare a Milano. Ed per questo motivo che io non vorrei mai andare a Milano. Ci vivono i miei zii. Però io mai ci andrò. MAI

    • Ciao Filippo, mi è piaciuto molto leggere un po’ della tua storia, i tuoi luoghi del cuore. Grazie!
      Il tuo accento toscano si sente ancora un po’ o l’hai perso? Io amo la Toscana e mi piacerebbe viverci, sicuramente non vivrei volentieri a Milano città (anche se la trovo una città interessante, condivido quello che dici). Pavia la conosco solo di vista e capisco che possa avere il vantaggio di essere tranquilla e vivibile, ma un po’ noiosa.
      Sono sicura che presto realizzerai il tuo sogno e avrai la tua indipendenza, come giustamente desideri.
      Non vedo l’ora di saperti professore di Storia!
      Un abbraccio, Barbara

  10. Di niente. Il piacere é stato mio nel raccontarlo. Ma il toscano é un dialetto italiano, come tutti gli altri. Ma diversamente dal napoletano o dal veneto, che sono incomprensibile, il toscano é più comprensibile perché l’italiano di oggi che parliamo in ogni regione del nostro bellissimo e amato paese deriva dal toscano. Mi fa piacere che ti piacerebbe vivere nella mia amata Toscana. Sono contento che la pensi come me su Milano. Anche se rispetto anche le opinioni degli altri. Io sono una persona aperta sempre e per sempre. Ti consiglio di venire a visitare Pavia con la tua famiglia. Lo so che riuscirò sempre nei miei obiettivi, basta crederci, impegnarsi e volerlo, anche quello in più importante e “finale” di tutti.
    Deh forse in un tuo prossimo futuro vlog. Chi lo sa. Oppure forse non lo saprai mai.
    Filippo

  11. Io mi ricordo la mia casa del cuore in cui ho vissuto dai 0 a 6,mi ricordo benissimo tutta la disposizione come un disegno,le scale,i balconi,le mattonelle marroni e bianche,il profumo che c’era,come era messo il divano e così….Mi ricordo che correvo con mia sorella per i corridoi e giocavamo sui tappeti buttandoci a terra,in quella casa ho trascorso un infanzia davvero felice,anche perchè alla vigilia del 2014
    Un esserino è sbucato abbaiando,era il mio cagnolino,Banji!
    Ma finito il Natale,ci siamo trasferiti a casa della nonna,perchè il nonno era morto poco tempo prima e non ce la faceva da sola,quella è stata la casa degli incubi,lo spazio era stretto e non riuscivo a muovermi bene,compresa la mia camera che era strettissima,che poi ho fatto cambio con mia sorella,che la sua era più spaziosa.
    Okay,spero ti sia piaciuto il commento;)
    Ciau!!!

    • Bellissimo commento, Ale! L’ho letto due volte. Troppo bello.
      Hai dei ricordi molto nitidi della tua casa del cuore di quando eri piccola, che bello. Chissà se tu la rivedessi, che effetto ti farebbe.
      Ti abbraccio e grazie di cuore per il tuo commento.
      Ciao, ciao!

  12. Sicuramente mi sbucherebbero fuori dei ricordi che neanche sapevo di avere,ogni volta che tornò devo entrare li dentro,salire le scale e fare il giro della casa,il mio cuore si gonfia ogni volta che la vedo. Mi ricordo gatti,conigli,cani che giravano per la casa e quando rientro e vedo tutto vuoto,comincio a rivedere come era prima arredata,bellissima.sarebbe il mio sogno tornarciad abitare il prima possibile

    • Come ti capisco. “Mi si gonfia il cuore ogni volta che la vedo” esprime perfettamente quello che provo anche io. Ed è vero, a poterla rivedere com’era sbucherebbero sicuramente ricordi che non sappiamo di avere. Ti abbraccio forte

  13. le case del cuore che ci aiutano a diventare grandi per tornare con affetto ed emozioni a quelle stanze e quei rumori, quegli spazi fermi nel tempo che riescono a darci sicurezza e amore.
    Grazie case dei nonni, case di allora che ci tenete per mano e ci sorreggete nei momenti di paura e di buio.

    • Ciao Paola, grazie!
      Il tuo commento è molto bello, mi dispiace non essere riuscita a risponderti subito. Hai sintetizzato molto bene: “Le case del cuore che ci aiutano a diventare grandi per tornare con affetto ed emozioni a quelle stanze e quei rumori, quegli spazi fermi nel tempo che riescono a darci sicurezza e amore”…è perfetto!!
      I profumi te li ricordi? Io se risento alcuni profumi (capita raramente purtroppo, per quelli non ci sono foto né esistono descrizioni sufficienti, ma, se mi capita di risentirli, mi danno emozioni torci budella!

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