Lettera a Babbo Natale


Una volta avevo il diario, ora ho il blog.
Un tempo scrivevo lettere, ora mando email.

Le chat e i messaggi sono rapidi e immediati ed bello non perdere il contatto, ma la profondità di una lettera, l’emozione del momento che prende forma nella scrittura, a volte mi manca.

Quante lettere da Ivrea a Roma e ritorno con le mie amiche. Buste piene di parole e adesivi, di piccoli omaggi più piatti e leggeri possibile, che fossero abbastanza sottili da non trasformare una lettera in pacco, ma che inevitabilmente “inciccivano” la busta.

Quanta eccitazione all’arrivo di quelle buste e quante emozioni, non solo scritte, in quelle frasi.

Un tratto più calcato che sottolinea uno sfogo, la scrittura veloce per la frenesia del racconto, la felicità che ingrandisce il carattere, la riservatezza che lo stringe.

Quelle sbavature di inchiostro, mostrano la presenza fisica di chi ci scrive, la linea incerta tracciata da un’insicurezza, l’alone sull’inchiostro formato da una lacrima, parole cancellate più volte alla ricerca della migliore per esprimere il tumulto.

Il testo racchiude la nostra storia e le nostre emozioni. I pensieri diventano parole, ma in una lettera c’è ancora di più.
Un momento di timidezza, di imbarazzo, di esaltazione escono dal controllo della penna. Tutt’altra cosa è la grafia rispetto a quello che può dirci un Times New Roman, un Comic Sans o un Verdana.

Vorrei che i miei figli provassero l’emozione della lettera scritta a mano. I sogni, i desideri, le speranze, il bisogno di aprirsi a qualcuno.

La giornata a scuola è già stata lunga. Chissà se vorranno interrompere i loro giochi, per scrivere ancora. In fondo perché dovrebbero voler scrivere una lettera?

Non posso pensare che i miei figli vivano sulla propria pelle quelle che sono le mie esperienze, i miei ricordi di infanzia e adolescenza. L’ultima cosa che voglio è far ricadere su di loro quelle che sono le mie aspirazioni e i miei desideri.

Provo, senza investirci troppo emozionalmente.
Che ne pensate di scrivere una lettera a Babbo Natale?

È l’apoteosi di sorrisi e di entusiasmo.
Sììì!!!

Carta, matita e gomma. Stella aiuta i piccoli, Elena sta imparando adesso a scrivere, serve qualche suggerimento e se le parole si fanno difficili, ci sono sempre i disegni a rappresentare i sogni.

– Elena, ma tu sai già scrivere…cioè, scrivere bene?
– Scrivere bene sì, scrivere no!

L’emozione è palpabile, i desideri prendono forma nella mente e si trasmettono alla mano.

“Non sono io che comando, è il mio cervello” (Elena)

La voglia di scrivere è contagiosa, anche Stella scrive la sua lettera, ne parlerà direttamente con CiurmaMom Natale, ma intanto i sogni prendono forma sulla carta e guardarli è già un tuffo nel cuore del Natale.

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One Comment

  1. Ciao Barbara! Bellissima idea, ho un bimbo troppo piccino per capire cosa vuol dire Natale ma comunqie sto facendo una piccola scatolina dei ricordi dove metto la lettera che io mamma ho scritto per lui e quando sarà frande potre leggerla.
    Penso che comunque rimanga un bel gesto da lasciare per ricordo e fa in modo che la magia non svanisca del tutto quando cresceranno… Un abbraccio, Luana

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