Nativi e immigrati digitali

Una decina di anni fa, quando sono nati i nostri primi quattro figli, il computer in casa era per noi poco più di un modo veloce per fare i conti, per snellire del lavoro, per archiviare foto e video senza riempire le librerie di album…ma ancora combattuti tra il sollievo della comodità e la nostalgia delle foto in giro per casa.I computer non erano certo roba per bambini e i primi videogiochi portatili erano in mano a pochi, sconosciuti ai più.

Nei lunghi viaggi per andare in vacanza ascoltavamo le audiocassette con le Fiabe Sonore e il mio animo tecnologico si beava solo per essersi inventato un “sistema video” che puntava sulla consapevolezza che ogni videocassetta veniva imparata a memoria a furia di vederla, per cui bastava registrarne l’audio su audiocassetta e fargliela ascoltare in macchina per sentirli ridere come se stessero davvero guardando le immagini di Sid dell’Era Glaciale.

Ancora adesso se faccio vedere ai due figli più grandi un’ audiocassetta e una penna biro insieme, sanno benissimo quale sia l’associazione e riavvolgono il nastro infilando la biro nella rotella.
Poi pian piano abbiamo incontrato i primi game boy, i figli hanno imparato a scuola a destreggiarsi con Power Point meglio di noi e siamo finiti tutti felicemente imbrigliati nella ragnatela per eccellenza…la rete.

Da lì è stato un attimo non vedere più solo i lati insidiosi del web ma coglierne tutte le opportunità e quando, sei anni e dopo il quarto figlio, abbiamo deciso che ci sarebbero stati proprio bene altri due bambini in famiglia, abbiamo anche sperimentato cosa significa avere per casa dei veri propri nativi digitali.

E ora, con spropositata soddisfazione, una mamma come me che muove i primissimi passi tra le mamme blogger, può rivolgersi ai suoi figli maggiori ricordandogli quanto sono vecchi anche loro!

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