New York 2013 #6 -Ammalarsi in America-

È impensabile andare in vacanza coi bambini sperando che le loro malattie restino a casa o vadano in vacanza altrove, perciò bisogna decidere se correre il rischio che si ammalino e partire o restare a casa al sicuro.

A ben pensarci se smettessimo di usare l’auto per la paura degli incidenti stradali non andremmo più da nessuna parte. Il che è fuori discussione…anche se i miei figli suggeriscono di non andare a scuola onde evitare ogni pericolo!
Nel caso delle vacanze io non ho dubbi e, anche coi bambini piccolissimi, siamo sempre partiti con la consapevolezza che avrebbero potuto ammalarsi, ma senza preoccuparcene. Eventualmente me ne sarei occupata.

Oltre al kit di Stella per le sue allergie, l’unica cosa che non manca mai nel nostro beautycase è il paracetamolo, mentre non porto mai dietro antibiotici, sia perché alcuni dei miei figli ne sono allergici, sia perché non li darei mai senza una precisa diagnosi di un medico.

In America però è un po’ diverso, serve un paracadute assicurativo, una assicurazione sanitaria per non incorrere nel rischio di veder svanire il budget di tutta la vacanza in un intervento medico e relativa terapia. Così abbiamo cercato a lungo un’assicurazione per viaggiatori che coprisse un minimo di eventuali cure…un minimo eh, ché le assicurazioni possono essere molto costose.

Fatto questo siamo partiti con la fiducia di sempre, un po’ caratteriale e un po’ basata sull’ esperienza maturata dopo tanti figli, sia per quanto riguarda la conoscenza delle classiche patologie, sia per la constatazione che la maggior parte delle malattie dei bambini guarisce da sola. Col tempo e con fiducia nelle grandi risorse dei corpicini umani, possiamo solo alleviare i loro disturbi mentre combattono.

E questa volta ci hanno messi davvero alla prova! Uno dietro l’altro si sono ammalati in quattro e, per movimentare la cosa, sfatando anche il mito del contagio tra fratelli, tutti con qualcosa di diverso.

Il più difficile è stato Nicola, lui non ha mezze misure…neppure quando si ammala. Lui non piange per andare all’asilo, lui si dispera. Lui non impara l’alfabeto italiano, sceglie quello inglese. Lui non prende l’influenza, prende la polmonite. Lui non si ammala della versione classica della quinta malattia, ne prende la forma più rara e pesante degli adulti. Così ci siamo ritrovati una mattina a chiederci se non fosse il caso di cercare un medico perché non si reggeva in piedi da troppi giorni e il suo braccino era diventato improvvisamente  fucsia… Poi ragionandoci con calma, mettendo da parte il dispiacere e il cuore di mamma che se potesse si prenderebbe tutte le malattie del figlio privandolo dell’ esperienza, abbiamo resistito e il tempo ci ha dato ragione. Nicola è un mito per noi, continua a insegnarci un sacco di cose.

E siccome una vacanza a New York non è certo facilmente ripetibile, nel frattempo abbiamo sfruttato la posizione centrale dell’appartamento per fare un giro nei dintorni, scoprendo anche la location della casa del famoso telefilm “I Robinson”.

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