Oculista per tre


Quando nacque Riccardo, nel 1998, era appena stata introdotta una visita oculistica di screening durante i primi mesi di vita.

Visita che fu poi abolita, in assenza di particolari problemi alla nascita e con un iter di gravidanza nella norma, perché ritenuta inutile come segno predittivo di problemi futuri alla vista.

Riccardo è un fulgido esempio dell’inutilità di questa visita tanto precoce. A pochi mesi di vita, la sua vista pareva perfetta, a meno di tre anni ha dovuto mettere gli occhiali per astigmatismo a cui, crescendo, si aggiunse anche un certo grado miopia.

Ricordo ancora, con gran tenerezza, Ricky in braccio a me davanti al pannello con i disegnini.
Dopo pochi tentativi, in cui riusciva a indovinare quasi tutti i disegni, l’oculista si insospettì per le sue modalità di risposta: ridendo e scherzando, girandoci intorno come se non trovasse la parola esatta dell’oggetto, Riccardo intuiva quello che poteva essere in base alle reazioni dell’oculista.

Nei suoi primi due anni e mezzo di vita, in cui man mano l’astigmatismo si faceva avanti, Riccardo aveva adottato un metodo di sopravvivenza, un modo per scavalcare il problema. In parole povere, si era adattato alla situazione e aveva trovato un equilibrio e un rimedio attenuante per il suo deficit visivo.

Una volta indossato il suo primo paio di occhiali (verdi, il suo colore preferito), però, Ricky non li ha più tolti!
Felice ed adattato subito alla nuova condizione di bambino con gli occhiali.

Il fascino della capacità di adattamento dei bambini è qualcosa che vorrei sempre imparare e sono grata a loro per mostrarmi ogni giorno questa dote di accettazione e di adattamento.

Detto questo, da quando Massimo e Stella sono diventati adolescenti, Riccardo non è più l’unico “quattrocchi” dei ragazzi.
Stella faceva quinta elementare, quando la maestra si accorse che chiedeva di stare sempre più vicina alla lavagna.
Più o meno contemporaneamente successe la stessa cosa a Massimo, che essendo un po’ più grande, si era accorto da solo di vedere meno bene. Perché è così che accade: crescendo l’adattamento alle circostante cambia forma e la consapevolezza si insinua a destabilizzarlo.

Perciò anche la mia riflessione prosegue, cambiando anch’essa forma.

La consapevolezza, per quanto destabilizzante, è importante, ci fa crescere e ci completa come persone. Dopodiché è bene elaborare i fatti, cercare di accettarli e proseguire adattandosi al nuovo status.
Non si tratta più un adattamento istintivo, ma di un adattamento ragionato, solido.

Ormai Riccardo, Massimo e Stella viaggiano insieme in questo percorso visivo e le visite oculistiche di controllo le fanno insieme.

È il giorno dell’attesa visita. Attesa non solo in quanto di routine annuale e perché Stella ha bisogno di occhiali nuovi, ma attesa perché rimandata per ben due volte a causa dell’assenza dell’oculista.

Come sempre tutto si svolge all’insegna dell’incastro.
Dopo una normale mattina di scuola dei ragazzi, li porto alla visita, sbrigo le pratiche e li lascio in sala d’attesa, mentre vado a prendere i piccoli a scuola.

Ascolto i racconti scolastici dei piccini, mentre ci dirigiamo verso la clinica.
Stella mi manda un messaggio: la sua vista è peggiorata sensibilmente, quella di Riccardo e Massimo è rimasta sostanzialmente stabile.

Arriviamo in clinica.
Sebbene i bambini siano entrati in un luogo sconosciuto e ne riconoscano il classico odore di ospedale, vedere in lontananza i proprio fratelloni, li fa sentire comunque a casa.

I ragazzi sono in sala d’attesa. Hanno messo le gocce di atropina e attendono che facciano effetto, l’ultima parte della visita.

I piccoli corrono incontro ai grandi e gli saltano in braccio a turno. Sono baci e abbracci in sequenza.

Adesso anch’io ho problemi di vista…sarà appannata per la miopia o per le lacrime che premono?

Usciamo contenti, per aver fatto la visita oculistica e perché è stata una bella esperienza condivisa.

Pochi giorni dopo arrivano gli occhiali di Stella.

Stella li indossa e per un attimo resta senza fiato. L’emozione di vedere è qualcosa di irraccontabile, ma è tutta nel suo sguardo.

W gli occhiali nuovi!

Stella occhiali nuovi

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2 Comments

  1. L’importante è che vedano! e comunque concordo, indossare la prima volta gli occhiali è emozionante, ma l’unico difetto che hanno è che non ti fanno vedere il mondo veramente..

    • Ciao Ale, porti anche tu gli occhiali? Non ricordo quanti anni hai…11? Io penso che, se Stella lo vorrà, da grande penseremo all’intervento per la miopia, è davvero tanto miope. Giusta la tua considerazione sul mondo. Un bacione

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