Primo giorno di scuola: si ricomincia

Il primo giorno di scuola inizia tra il bisogno di attenzioni e la ricerca di conferme.
Mi suona la sveglia alle 6.30 ed io vorrei solo posticiparla di cinque minuti in cinque minuti per un paio d’ore.
Non penso troppo, è meglio. Mi alzo, bevo il caffè, sveglio i ragazzi e mi butto sotto la doccia.
Fin qui tutto bene, tutto sommato la parte più difficile è stata svegliarsi, anzi no…è stata preparare -i giorni scorsi- le cartelle, gli zainetti e tutto il necessario per la scuola materna e le elementari. Meno male che ho un’automobile grossa per caricare il tutto, oltre ai figli.
Docciata e vestita, salgo al piano di sopra nelle camere con ancora i capelli bagnati, tanto so che svegliando i piccoli mi verrà un gran caldo.
Dicono che i bambini siano spensierati e senza problemi. Bugia. Iniziare la seconda elementare è dura.
Non c’è più la novità della scuola nuova, ma solo tante domande e tanti dubbi.
Scorgo in Nicola la consapevolezza che lo aspettano tante ore fuori casa e a lavorare.
C’è un misto di curiosità e rassegnazione nel suo sguardo, sebbene la testolina ogni tanto si scuota sconsolata in modo quasi involontario.
Credo di leggere qualcosa del genere nei suoi occhi: Avevo appena trovato un equilibrio, i nuovi compagni, la nuova scuola, il mio essere scolaro di prima A. E ora? Che classe farò? Le maestre saranno le stesse? I compagni saranno gli stessi? E le materie? E l’aula?
Fino a stamattina Nicola si era limitato a scommettere che i libri di seconda sarebbero stati fighi, a pensare che avrebbe dovuto alzarsi presto, ricominciare a studiare ma anche che avrebbe rivisto i suoi compagni.
Per i pensieri che procurano qualche ansia c’era tempo, ma ora il tempo è arrivato.
Chiedergli non serve, le emozioni e le domande escono quando si è pronti, anche perché non è sempre facile indovinare i dubbi e i percorsi mentali di un bambino.
Nicola espone, in diretta al risveglio, tutti i suoi dubbi, le sue preoccupazioni e i suoi pensieri.
Elena deve fare il secondo anno di asilo, per lei ormai è una certezza, sa che starà bene nella sua seconda casa e con le sue seconde mamme, ma le rassicurazioni sono sempre importanti.
Mi prenderai in braccio? – mi chiede Elena, snocciolando una serie di momenti in cui, anche solo idealmente, ha bisogno di sentirsi avvolta.
Certo, cucciolotta, ti prenderò in braccio.
Allora andiamo mamma. Vince chi arriva prima!
Entriamo.
Mamma, che bella la mia scuola! Ora però prendimi in braccio, provo a ingoiare saliva e lacrime, ma non mi riesce tanto.
Ed ecco le braccia della maestra. Cambio della guardia.
Si ha sempre bisogno di sentirsi in braccio a qualcuno. Per tutta la vita.
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