PROBLEMI DURANTE L’ALLATTAMENTO (Ragadi – Ingorgo – Mastite)

1-2 settimane vita 109 (2)

I problemi più diffusi che si presentano durante l’allattamento al seno sono le ragadi, l’ingorgo e la mastite.
Si sente chiaramente quando il bambino si attacca al seno e comincia a ciucciare.
Nei primo giorni di allattamento non sempre è una sensazione piacevole, a volte è una vera e propria fitta che parte dal capezzolo e dura il tempo necessario che il latte cominci a defluire bene verso l’esterno.
Dopo i primi giorni di allattamento, o dopo il primo mese, questa sensazione si attenua fino a sparire perché i capezzoli si irrobustiscono, ma nel frattempo la pelle può andare incontro a piccole lacerazioni.

– Ragadi –

Le ragadi sono i graffietti e i taglietti che si formano sui capezzoli soprattutto quando il seno è ancora poco allenato alle poppate e costituiscono un problema piuttosto frequente all’ inizio dell’ allattamento.
A volte si tratta solo di un disagio transitorio e le ferite si cicatrizzano da sole con l’aiuto del latte materno stesso, altre volte invece le ragadi tendono ad aggravarsi sino a sanguinare, causando forti dolori nel momento in cui il bambino si attacca.
In questo caso vanno curate attentamente non solo per il dolore che provocano ma perché possono essere veicolo di infezioni come la mastite.
Purtroppo, pur essendo un problema risolvibile, quello delle ragadi è uno dei motivi più frequenti per cui le donne smettono di allattare.

Come evitare le ragadi

E’ importante che il seno non resti bagnato o umido tra una poppata e l’altra per cui è bene togliere i residui di saliva del piccolo quando ha finito di mangiare.
Basta sciacquare e asciugare bene il seno dopo ogni poppata.
Per tenere il seno asciutto sarebbe meglio evitare o ridurre il più possibile l’uso delle coppette assorbilatte e tenerlo meno coperto possibile.
Un’accortezza potrebbe anche essere quella di asciugare i capezzoli delicatamente col phon quando tendono a rimanere umidi e duole asciugarli in altro modo.
Qualche ostetrica consiglia di lasciare una goccia di latte materno sul capezzolo per il suo potere disinfettante e rigenerante dei tessuti ma può anche essere utile disinfettarlo ogni tanto con tintura madre di calendula che cicatrizza eventuali screpolature prima che possano farsi più profonde.
La componente alcolica della T.M. evapora in fretta per cui è sufficiente sciacquare con acqua i capezzoli prima della successiva poppata.
Per mantenere la pelle del seno elastica e idratata può aiutare anche l’uso di vitamina E pura nebulizzata sul seno. La vitamina E è la vitamina antiossidante per eccellenza e aiuta a ripristinare il naturale strato lipidico della pelle, tanto che può essere utilizzato anche per proteggere la pelle delicata del sederino del bambino che resta a contatto della pipì chiuso nel pannolino.
Un altro rimedio efficacissimo per curare le ragadi, che si può usare anche per prevenirle, è la lanolina pura al 100%. Si trova in tutte le farmacie.
Seppur con tutte le cure del caso, i capezzoli sono sottoposti a un grande lavoro e può capitare che qualche ragade si formi lo stesso, anche se la maggior parte delle volte è il modo in cui il bambino si attacca al seno che ne determina la formazione.

Controllare la corretta suzione del bambino

E’ fondamentale controllare che il bambino si attacchi al seno circondando con le labbra buona parte dell’areola oltre al capezzolo, ma nonostante questo a volte non è così facilmente visibile una suzione non del tutto corretta. A volte infatti la valutazione dell’areola ben coperta dalla bocca del piccolo non basta. E’ sufficiente che la lingua non sia ben protrusa verso l’esterno o il labbro inferiore non sia estroflesso perché si formino queste dolorosissime fissurazioni.
In caso di ragadi che non riusciamo a spiegarci trovo molto utile, oltre all’osservazione del bambino attaccato al seno, ascoltare i rumori che emette mentre ciuccia. Se si sentono delle pernacchie ad esempio, vuol dire che sta entrando un po’ d’aria tra la bocca e il seno e probabilmente il bambino pappando si sta succhiando anche il labbro inferiore.
Anche se quando staccandolo dal seno non sentiamo il classico suono del vuoto che si stappa, vuol dire che il bambino non era attaccato bene.
In questi casi non lasciamolo continuare a ciucciare lo stesso, stacchiamolo e riattacchiamolo finché non siamo sicure che sia attaccato correttamente.
Escludendo la lanolina, diffidate delle creme contenenti componenti acquose per curare le ragadi, la loro efficacia non è provata e possono viceversa col loro odore confondere l’orientamento olfattivo del bambino di fronte al seno.
Inoltre, essendo fondamentale che la pelle traspiri, oltre che restare asciutta, a volte le creme lasciano una componente di umidità sui capezzoli e non ne agevolano la traspirazione.
Molto più utile per questo è far traspirare la pelle cercando di allontanare il seno dal contatto con coppette assorbilatte e reggiseno. Nel caso non ne possiate fare a meno è meglio usare coppette di cotone o quelle apposite per le ragadi. Anche stare a seno nudo è utile ma non facilmente fattibile ma si può creare una camera d’aria tra la pelle e il reggiseno appoggiando a cupola sul capezzolo mezzo guscio di noce vuoto.
Con questo sistema spesso si riesce a guarire anche da ragadi profonde e non essendo stati utilizzati medicamenti si può continuare finché la pelle non è del tutto adattata a questo importante lavoro.
Nel frattempo, in attesa di un primo miglioramento, per allattare senza troppo dolore e dare un po’ di tregua ai capezzoli si può usare per qualche giorno i paracapezzoli, tenendo presente però che si stratta di una soluzione temporanea perché l’uso può indurre una stimolazione ridotta alla produzione di latte.

– Ingorgo –

L’ingorgo dei dotti galattofori è un altro problema frequente durante l’allattamento.
Innanzi tutto siamone orgogliose! L’ingorgo è segno della presenza di latte a volte persino in eccesso rispetto alle esigenze momentanee del bambino…col tempo la produzione di latte si adeguerà alle sue richieste.
Rassicurate dalla presenza di latte affrontiamo con determinazione gli ingorghi prima che diventino troppo dolori.
I dotti ingorgati si infiammano, rallentano la fuoriuscita di latte e a volte, ma meno frequentemente di quel che si creda, possono degenerare in mastite, infezione batterica che richiedere l’uso di antibiotici.

Come sciogliere un ingorgo mammario

I dotti ingorgati danno la sensazione dolorosa di un livido alla mammella e toccando con la mano si può sentire una certa nodosità sottostante.
Per sciogliere questi accumuli di latte è utile provare a stimolare i dotti ingorgati facendo ciucciare il bambino in posizioni diverse da quelle che usiamo di solito. Con le gambine verso la nostra schiena, di fronte a noi seduto a cavalcioni della nostra gamba, da sdraiate, ecc.
Per stimolare maggiormente i dotti ingorgati in linea di massima il bambino va posizionato in modo che il suo mento “indichi” la zona inturgidita.
Se non bastasse per svuotare il dotto ingorgato è molto efficace la spremitura manuale premendo col palmo della mano o l’interno del pollice verso il capezzolo.
La spremitura manuale viene agevolata se fatta sotto il getto caldo-tiepido della doccia dopo che il bambino ha già ciucciando attivando così l’emissione di latte e portandolo verso l’esterno.
Una soluzione alternativa può essere quella di spremere il seno mentre il bambino ciuccia dall’altra mammella perché, come avrete già notato da piccole fuoriuscite di latte dal capezzolo da cui il bambino non sta ciucciano, la suzione dalla prima mammella stimola in parte anche la seconda.

– Mastite –

È l’ultimo evento che può veramente ostacolare l’allattamento. A volte viene per un’infezione veicolata tramite le ragadi, a volte per ingorghi non risolti e cronicizzati, altre perché il seno non è stato mai svuotato bene durante le poppate.
La mastite è molto dolorosa, porta febbre alta e viene curata con antibiotici (e antipiretici per la febbre).
Non è assolutamente necessario smettere di allattare avendo la mastite, anzi…io consiglio di continuare, a maggior ragione. Gli antibiotici prescritti per la mastite generalmente sono antibiotici che può assumere anche il bambino per cui non lo danneggiano passando nel latte, inoltre con la mastite si fa pressante la necessità di svuotare il seno e non esiste tiralatte che lo possa fare meglio di un bambino!
Il mio terzo figlio, Massimo, gran ciucciatore fin dai primi giorni di vita, tanto da essere aumentato di 2 kg nel primo mese, con le sue poppate vigorose stimolò a tal punto il mio seno che non seppe neanche lui star dietro al latte prodotto.
A 3 settimane dalla sua nascita, dopo due giorni di dolore crescente al seno che diminuiva solo momentaneamente dopo le poppate, mi svegliai una mattina che lui aveva saltato le poppate notturne. Lo allattai trascurando che ormai da giorni il mio seno restava turgido la maggior parte della giornata e la situazione precipitò improvvisamente.
La mammella divenne viola e mi salì improvvisamente la febbre.
Attaccare Massimo al seno era diventato dolorosissimo, mi girava la testa e mi veniva da vomitare dal dolore. Il ginecologo mi prescrisse gli antibiotici e mi disse che solo io potevo decidere se smettere e no di allattare ma che comunque di svuotare il seno.
Massimo aveva appena 20 giorni, i suoi fratelli li avevo allattati per quasi un anno, smettere mi sarebbe dispiaciuto. Così continuai.
Lo allattavo ogni volta che la tensione al seno diventava insostenibile ma non lo tenevo mai troppo a lungo per non stimolare troppa altra produzione di latte. La notte mettevo la sveglia ogni ora e mezza massimo due, per farlo ciucciare un po’ e non rischiare di far ristagnare il latte.
In pochi giorni la mastite si è risolta.
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