Racconti di scuola e #saggitudine

“Devo raccontarti una cosa molto importante! Oggi sono arrivata prima di campionessa.”

Elena è eccitata. Ci metto un po’ a capire di cosa mi stia parlando in macchina, appena uscita da scuola.

Penso subito che si tratti della sua nuova avventura: imparare ad andare in bicicletta senza rotelle.

I bambini dell’ultimo anno della sua scuola dell’infanzia, vanno in bici con le maestre, tutti i lunedì e a giovedì alterni. Proprio oggi Elena ha pedalato con i compagni. È stata l’ultima attività svolta prima di uscire e la maestra mi ha detto che è andata molto bene.

Ma c’è qualcosa di molto più emozionante da raccontare. Lo capisco solo dopo un po’ che Elena racconta.

Molti dei racconti di scuola di Elena ruotano attorno al pranzo o alla merenda.
Elena non mangia molto, è piuttosto selettiva e tanti cibi non si riesce facilmente a farglieli assaggiare.

Eppure c’è qualcosa di magico attorno ai pasti a scuola. Forse perché richiamano la routine, la casa, la famiglia.

Come tutti i bambini, Elena mi parla di abitudini a scuola, come se fossero universali, come se io dovessi saperle. Questa cosa mi fa sempre molta tenerezza, pagherei per poterli vedere una volta nella loro giornata scolastica senza essere vista.

Per Elena io so ancora tutto e dove sta lei, in qualche modo, ci sono anche io o comunque so!
La scuola è la sua seconda casa e le maestre le seconde mamme. Tutto si infonde da me a loro e da loro a me. Una specie di osmosi mamma-maestre.

Man mano che il racconto prosegue, capisco.
Quando i bambini mangiano, una volta finito, devono sistemare i tavolini. Chi ha il tavolino scombro e pulito (senza cibo per terra) viene dichiarato campione.
Una vittoria che non comporta niente, oltre alla soddisfazione, ma la soddisfazione è tanta e oggi ha vinto il tavolo rosso, dove c’era Elena.

Penso a quando avevo la sua età. Ho pochi ricordi in realtà dell’asilo, ma delle elementari mi ricordo bene le merende del mattino.

A Roma, scendevo sotto casa e compravo 100 lire di focaccia. Adoravo la focaccia e il senso di autonomia di andare da sola a comprarla. La mia compagna Anna portava tutti i giorni un pacchetto di patatine, io potevo portarle solo una volta alla settimana. Mi piacevano molto le patatine, ma non la invidiavo, perché pensavo che portandole tutti i giorni si perdeva il gusto di qualcosa di speciale.

Ricordo la mia amichetta Cristina, Manuela, Roberta, Marco che stava tranquillo solo se era seduto vicino a me. Mi dicono che io abbia dato un bacio sulla guancia a un compagno, in cambio di un soldino! Ma che elemento ero?!

Ricordo che durante l’intervallo mi piaceva saltare i gradini. Che brivido, ma che eccitazione salire di un ulteriore gradino e riuscire a saltarli tutti.

Quanto vorrei ricordarmi di più. Mi aiuterebbe anche a ricostruire tanto di me stessa.
Per questo sono felice di raccogliere questi video di scene di vita quotidiana con i figli. Sono ricordi preziosi per me e un patrimonio da cui attingere per loro.

– Elena, cosa ti è piaciuto di più dell’andare in bicicletta?
– Quello del non cadere!

E certo! L’importante è restare in piedi e andare avanti, oppure cadere e rialzarsi, fieri dei pantaloni sporchi e di quell’invisibile graffietto.

Da piccoli diciamo a noi stessi cose che dovremmo ricordarci da grandi. Se ci ricordassimo di quando eravamo piccoli, saremmo già saggi.

Insomma…sto lavorando sulla loro #saggitudine! 😉

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One Comment

  1. Io mi ricordo che all asilo mangiavo due piatti di risotto con il pomodoro e a casa non mi piaceva molto la.magia dell asilo!!!poi mi ricordo che c erano tre sezioni piccoli medi e grandi e mentre i piccoli dormivano al pomeriggio i grandi dovevano sistemare i giochi mi ricordo che avevo il mio attaccapanni x il mio giubbino….e io che ovviamente ho una dote da quando sono nata che mi piacciono i bimbi stavo dietro a quelli più piccoli di me fin dall.asilo!!!

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