Racconti di scuola

Uno dei momenti della giornata che amo di più è quando i ragazzi (sì, chiamo spesso “ragazzi” anche i figli piccoli) tornano da scuola e ci raccontiamo la giornata.
La mia mattinata da sola scorre sempre troppo in fretta e spesso vorrei avere più tempo, ma quando i ragazzi arrivano a casa o vado a prenderli a scuola, mi trovo immediatamente catapultata in un’altra dimensione, quella con loro, e il rammarico delle poche ore volate svanisce.
Parlare come tra adulti con i figli più grandi è meraviglioso, oltre ad essere un momento di confronto e sfogo reciproco. Li ascolto con attenzione, mi sento partecipe e spesso mi rallegrano con le loro storie tra compagni.
Gli aneddoti dei figli adolescenti, tra atteggiamenti adulti e infantili, mi portano indietro nel tempo, mi fanno sorridere e ricordare, tra comprensione e impotenza, sostegno e attesa, nostalgia e sollievo che quel mio tempo sia passato.
Coi figli medi e grandi non è detto che i racconti arrivino subito, dipende dal carattere di ognuno, ma comunque alcuni fatti e pensieri a volte hanno bisogno di essere elaborati prima di essere pronti per essere esternati o magari deve semplicemente passare un attimo di stanchezza prima che vengano a galla.
Coi figli piccoli l’uscita da scuola è sempre vivace. La loro giornata scolastica è la più lunga di tutti e, che sia stata bella o con qualche problema, hanno subito tanto da raccontare e commentare.
Le frasi del giorno più memorabili dei bambini di solito arrivano in questo momento.
Elena è al secondo anno della scuola d’infanzia (o materna che dir si voglia) e oggi è andata con le maestre a visitare la stazione dei treni.
Il suo racconto comincia da quando sono partiti con l’autobus e un suo compagno “non riusceva a cinturarsi!
Ascolto divertita e affascinata dall’entusiasmo di Elena nel vedere un treno da vicino e salirci sopra e dai dettagli che l’hanno più colpita. Il fascino del capotreno col cappello e il fischietto, il vetro da rompere in caso di emergenza…metti che qualcuno di voglia spararci!
Peccato solo che il treno non sia partito, Elena voleva andare da qualche parte, magari a trovare Valeria, perché è per i viaggi della sorellona all’Università che la piccina ha cominciato la sua conoscenza dei treni.

Finito il racconto di Elena
(e la sua dozzina di repliche fino a sera), mi soffermo a pensare: ho scelto questo asilo per la mia primogenita ben 18 anni fa, l’ho riscelto per ognuno dei miei sei figli e lo continuo a scegliere ogni giorno.
Con la scuola i bambini fanno gite istruttive, gite ricreative, uscite per conoscere il territorio, fare esperienze intellettuali e con la natura. Ma non è tutto.
Ci sono luoghi e attività che per noi adulti sono talmente integrati nel quotidiano, da diventare scontati e noiosi.
Poi arriva una maestra dell’asilo di tua figlia e improvvisamente guardi di nuovo incantata dal finestrino di un autobus o di un treno.
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