Ragazzone novenne che sei!

Nicola viene con me ad accompagnare Elena alla notte in tenda che trascorrerà nella sua scuola materna.

Che potesse essere un aiuto e un sostegno per Elena e per me, lo immaginavo, ma non avrei pensato che potesse esserlo così tanto.

Non ho molti ricordi scolastici di quando ero piccola, ma ricordo come mi sentivo, cosa provavo e ogni volta che percepisco un’emozione negli occhi, nelle parole e nei gesti dei miei figli (e dei bambini e ragazzi in generale) mi immedesimo istintivamente in loro.

So che Elena è pronta ed eccitata per la notte in tenda, so che si emozionerà sia al momento del distacco che al ricongiungimento, so che si divertirà, che mi penserà, come penserò io a lei, e so che andrà tutto benissimo!
Sono felice, amo questa iniziativa, è un’esperienza di crescita unica e meravigliosa e sono assolutamente serena, perché conosco da 18 anni le fantastiche maestre di Elena, sia io che lei le amiamo e con loro manderei i miei figli in capo al mondo.

Nicola ci accompagna e man mano che arriva il momento di lasciare Elena a scuola, la rassicura.
Risponde alle sue domande, le racconta quello che ricorda lui della notte in tenda, ne parla col giusto atteggiamento, senza un’esaltazione eccessiva che potrebbe frastornarla, ma parlando con naturalezza dei momenti più belli che ricorda.

Per Elena l’ingresso a scuola è più emozionante del solito, non vuole correre avanti e si tiene alla maniglia della mia borsa.
“Elena è così emozionata che ha paura” – dice Nicola.

È evidente che Elena cominci a sentire un po’ di ansia, ma la serenità con cui ne parla Nicola è decisamente rassicurante e ferma sul nascere, anche in me, ogni possibile pensiero malinconico.

Nicola verbalizza in modo diretto, quasi crudo, le emozioni di Elena e ne parla come qualcosa di naturale.
Rifletto su come siano diretti i bambini, a come siano empatici di natura, penso alla lucidità, alla chiarezza delle loro emozioni.

Quante volte, come genitori, ci capita di essere in ansia per le nuove esperienze che i nostri figli devono affrontare da soli. Sappiamo che è giusto, magari anche bello e che sono tappe che fanno crescere, ma non è sempre facile non farci travolgere anche noi dalla commozione e dal magone quando li lasciamo a vivere qualcosa di nuovo, quando è il momento del distacco.

Non esiste cambiamento che non porti con sé un po’ di apprensione.
I bambini, poi, sono tendenzialmente abitudinari e aiutarli nella crescita significa anche educarli ad affrontare i cambiamenti.
Quale miglior modo di farlo se non accompagnandoli con empatia e trasmettendogli, con parole e gesti, la certezza che andrà tutto bene?

Nicola ha fatto proprio questo e oltre ad avermi alleggerito il compito, ha rassicurato anche me.
Se mai che ce ne fosse bisogno…mi mancherai Elena, non vedo l’ora di venirti a prendere!

Intanto sulla via del ritorno mi godo le chiacchiere col mio ragazzo grande.
Perché, come sempre, tutto è relativo e se di solito tu e Elena siete i miei piccoli, stasera tu sei la mia spalla.
Ragazzone novenne che sei! <3

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7 Comments

  1. Quante volte, come genitori, ci capita di essere in ansia per le nuove esperienze che i nostri figli devono affrontare da soli. Sappiamo che è giusto, magari anche bello e che sono tappe che fanno crescere, ma non è sempre facile non farci travolgere anche noi dalla commozione e dal magone quando li lasciamo a vivere qualcosa di nuovo, quando è il momento del distacco.
    Belle parole. E so di che cosa stai parlando. Io ambisco tanto al l’indipendenza e per ora i miei mi ostacolano. Facendomi sentire sempre più sfiduciato me stesso. Però te una volta ha detto che la tua filosofia é che la felicità dei figli e anche la felicità dei genitori peccato che sei solo te come genitore ha credere in questa filosofia. Che io stesso sostegno. Quando la pensiamo al stesso modo. Te da genitore e io da figlio.

    • Scusa il ritardo Filippo, ma ho mio padre in ospedale con due vertebre cervicali rotte. Hai ragione e sono ammirata da quello che hai scritto, la penso come te. Pur non essendo un genitore, da figlio, e da persona, capisci questi sentimenti perfettamente. Si vede che sai di cosa parli. Grazie!

  2. Ti stimo. Sei la madre tipo che dovevo avere io in realtà. O almeno tu sei il mio ideale giusto di madre. Da punto di vista filosofico. Poi siamo tutti imperfetti.

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