Sardegna 2015 #6 – La frenesia di fine vacanza

Gli ultimi giorni di vacanza mi prende sempre la frenesia di fare più cose possibile.
L’abbandono al relax lascia il posto all’attivismo sfrenato, l’acqua fredda e il vento non frenano più i tuffi, la voglia di gite non è più soffocata dal caldo torrido, la vista della luna risveglia il desiderio di spiaggia a notte fonda ed ogni possibilità diventa un’occasione che non deve essere persa.
Perciò, quando comincio a respirare aria di fine vacanza, la mia testolina si scuote dal torpore e comincia a pensare: che facciamo oggi?
Spiaggia – casa – spiaggia? Giammai!
Isabella….sì, Isabella. Pensavo a lei i giorni scorsi e mi dicevo che c’era tempo, ma ora il tempo comincia a sfuggirmi.
Isabella è la mamma di una compagna di asilo di Elena, una ragazza speciale che, a fine anno scolastico, mandava messaggi con foto mozzafiato dalla Sardegna. Dovrebbe essere ancora qui e pure vicino alla zona dove ci troviamo noi.
La chiamo. Andiamo a trovarla.
Wow, che meraviglia!
Quanto mi piacciono le gite, me ne ero dimenticata. Un bel posto e un’amica. Poco tempo, ma prezioso.
In questi giorni, poi, il mare è spesso mosso, mi diverte giocare tra le onde che si infrangono e nuotare un po’ più a largo, dove non si rompono più e ti accompagnano su e giù mentre nuoti.
Al culmine dell’onda mi sento in cima all’Olimpo, lo gusto in un istante che sa di eternità per poi lasciarmi andare all’inevitabile e scivolare a valle, calmandomi come si calma il flusso dell’onda.
Ricordo quando, in gravidanza e durante il parto, visualizzavo le contrazioni come onde. Chiudevo gli occhi e mi vedevo in mare come adesso. La contrazione che sale e si carica di energia man mano che arriva al culmine. Se impari ad ascoltarti, dopo le prime onde, capisci quando sta per arrivare il picco e se non ti irrigidisci non affondi, ma è l’onda stessa a tenerti a galla e trasportarti.
Vorrei che tutti i miei figli imparassero a lasciarsi trasportare dalle onde. Sono le ultime possibilità e, incredibilmente, anche Nicola si convince a provare. Con impegno, fatica, entusiasmo e determinazione, Valeria ed io lo portiamo un po’ a largo, coi braccialini.
Nicola supera la paura grazie alla fiducia e arriviamo dove le onde tornano silenziose, dove si diventa un puntino nel mare, ma si sente di appartenere all’infinito.
Nicola ci prende gusto, è soddisfatto. Si diverte e si abbandona, guardando prima l’orizzonte poi la terra. Ora neanche il ritorno verso la riva gli fa più paura. L’onda lo travolge e non lo sconvolge, sbatacchiato nella schiuma e nel frastuono, si fa scudo coi suoi occhialini.
“Meno male che ho messo la mascherina!”
Eh sì, meno male. Una coperta di Linus serve sempre.
Forse anche Nicola comincia a sentire l’agitazione da fine vacanza e decide di cogliere le ultime opportunità.
Sono felice che lo abbia fatto.
Spero che i miei figli imparino presto ad affrontare le loro paure, se queste gli impediscono di fare un’esperienza, qualcosa che desiderano.
Spero che imparino l’importanza di vivere senza rimpianti…anche da una vacanza al mare. Perché, in fondo, la frenesia di fine vacanza rappresenta questo: la paura del rimpianto.
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2 Comments

  1. belle immagini, come sempre; e un grande senso di vacanza.
    Ma il bagno con la bandiera rossa, a largo, quello mi fa davvero paura. Noi abbiamo avuto una bruttissima avventura, involontariamente e cominciando solo così, per gioco e con molta sicurezza.
    Ma il mare è comunque da rispettare e temere

    • Ciao. Sì, vero, hai ragione e lo penso anche io, anche perché pure a me è capitato di spaventarmi parecchio, ma tieni presente che comunque il mare non era eccessivamente mosso e si toccava (eravamo a neanche un metro dalle boe), altrimenti mio marito non sarebbe andato, lui non sa nuotare, per questo si sente insicuro.

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