SVEZZAMENTO, UNA NUOVA AVVENTURA!

L’introduzione di qualcosa di solido o di diverso dalla poppata, ossia la pappa, è una interessante (per il bimbo e per noi) nuova avventura.
Spesso alla seconda vaccinazione (se le abbiamo fatte) dopo i 5 mesi del bambino, il pediatra comincerà a parlarci dello svezzamento.
Lo svezzamento di solito si inizia attorno al 6° mese di vita, quando lo sviluppo fisico, sia motorio che digestivo del bambino, e la sua maturità psichica lo rendono in grado di deglutire e accettare cibi densi o solidi che richiedono un sistema di deglutizione diverso dalla suzione.
L’età è comunque indicativa, è il bambino stesso a darci i segnali di essere pronto: sa stare seduto, è incuriosito dal nostro cibo, allunga le manine per assaggiare e via di seguito…
Il bambino è cresciuto, ha più fame, e il latte non è in più sufficiente da solo a fornirgli tutti i nutrienti necessari.
Questo non significa che dovremo smettere di allattarlo, tutt’altro, significa solo che serve un’ integrazione all’allattamento, che comunque per ora resta la fonte fondamentale di nutrimento e potrà continuare ancora tutto il secondo anno di vita del cucciolo a discrezione di mamma e figlio.
Quando è il momento di iniziare lo svezzamento?
Se possibile seguiamo i ritmi di nostro figlio.
Il latte, come sappiamo, non diventa insufficiente, per cui abbiamo tutto il tempo di osservare la comparsa di alcuni segnali.
Capita con una certa frequenza che dopo un periodo in cui abbiamo trovato un equilibrio nel numero delle poppate, improvvisamente nostro figlio cominci a riaccorciare gli intervalli tra le poppate, pur mantenendone la durata, o chieda di ciucciare più a lungo.
Talvolta succede anche che i risvegli notturni si facciano più frequenti o il bambino appaia irrequieto per la fame.
Un segnale importante da cogliere per il momento in cui il bambino è fisicamente e psicologicamente pronto per lo svezzamento è l’interesse che mostra durante i nostri pasti: il bimbo sgrana gli occhi, allunga le mani e, se può, afferra il cibo portandolo alla bocca.
Permettergli di farlo, ovviamente con alimenti sani e adatti alla sua età, può essere il primo passo, meno ortodosso delle pappe ma efficace, di avvicinarlo con gioia allo svezzamento.
Anche la comparsa dei primi dentini o l’indurirsi delle gengive associato al desiderio di usarle mordendo sono un segnale della giusta maturazione fisica per masticare e deglutire cibi solidi.
Lo svezzamento è un processo graduale, il bambino è sempre più vivace e incuriosito dagli stimoli esterni per cui è il momento di fargli sperimentare nuovi alimenti, ma al contempo ha ancora bisogno del latte, sia come nutrimento che come contatto con la mamma.
Non forziamo la mano. Rispettiamo i suoi ritmi, i suoi gusti e i suoi tempi. Accettiamo anche che le conquiste siano seguite da piccole regressioni, perché ogni nuova tappa per essere consolidata ha bisogno di essere testata, anche da qualche contestazione interiore!
Stella, la mia quarta figlia a 6 mesi, cresceva ancora bene col mio solo latte e la produzione era tale per cui non aveva fame oltre le poppate, tanto che ad ogni tentativo di svezzamento dimostrava una forte avversione verso il cucchiaino.
Ho tentato di svezzarla nella maniera classica a varie riprese ma sempre senza successo e causandole rifiuto e malumore, finché verso gli 8 mesi ho trovato la chiave. Voleva mangiare come i fratelli. E’ bastato metterle nel piatto dei cibi che lei potesse afferrare con le manine e masticare e si è svezzata da sola, a suon di pasta cotta nel brodo fino ad addensarla, verdure stracotte non frullate ma date a pezzettini, spiedini di carne tenera rosicchiata dal bastoncino di legno e frutta. Era il 2002, oggi questo è conosciuto come autosvezzamento.
Le posate sono venute dopo e a quel punto mia figlia ha gradito anche le pappe che a volte sono tanto comode per noi mamme, perché concentrano il pasto in un piatto unico, dandoci la certezza che nostro figlio ha mangiato tutto il necessario e inoltre –dettaglio non trascurabile, soprattutto quando il tempo e poco e magari i figli sono tanti- ci permettono di non ritrovarci con la cucina impataccata a pasto terminato.
A proposito dello sporcare, visto che Stella mangiava quasi da sola per contenere i disastri durante il pasto mettevo sotto la sua sedia fogli di giornale che toglievo a fine pasto.
Per quanto riguarda i cibi da offrire al bambino seguiamo i consigli del pediatra per i vari alimenti a seconda dell’età per non incorrere nel rischio di dargli qualcosa che il suo apparato digerente non sia ancora in grado di digerire, ma soprattutto affidiamoci all’istinto, avendo magari l’accortezza di fargli assaggiare una per volta le cose nuove, in modo che se mai dovesse verificarsi qualche reazione di intolleranza o allergia, si possa più facilmente risalire all’alimento scatenante.
Ci sono cibi più facilmente allergizzanti, ma in realtà l’allergia si può manifestare per qualunque cibo, per cui è importante introdurre i diversi alimenti uno per volta in modo da poter cogliere subito i segnali di eventuali intolleranze o allergie.
Ho sottolineato la questione allergia e il fatto che si possa essere potenzialmente allergici a qualunque alimento (per questo è inutile e dannoso demonizzare alcuni cibi tenendoli lontani dai nostri figli) non perché sia comune e debba creare eccessiva preoccupazione, ma perché mia figlia Stella è una cosiddetta “super allergica”, cioè ha un’allergia grave, da anafilassi,ad alcuni alimento come uova, banana ed altri frutti che, oltre a seri problemi respiratori, le provocano una forte orticaria al semplice contatto, mentre può mangiare tranquillamente alimenti classicamente più allergizzanti come le fragole.

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