TIPI DI PIANTO DEL NEONATO

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Il pianto è il modo più semplice e diretto che ha nostro figlio per comunicare con noi, eppure spesso ci agita e destabilizza. 
Abbiamo ancora io e mio marito un vago, anzi un preciso, ricordo di un pianto lungo tutto un viaggio in auto dal Piemonte al Lazio di nostra figlia Valeria, riconducibile solo in parte a fame per il resto a noia o chissà cosa…
Piangere è senz’altro la cosa che un neonato fa più spesso.
Qualunque lattante piange. E’ l’unico mezzo che ha a disposizione per relazionarsi col mondo esterno, per parlarci e per esprimere un’esigenza. Il nostro timore di non riuscire a comprendere il suo richiamo incrementa il senso di allarme e la connotazione negativa che noi adulti conferiamo al pianto.
Ecco come distinguere i vari tipi di pianto del neonato.
Con un po’ di calma, attenzione e di allenamento (che non ci mancherà!) presto potremo distinguere i diversi modi di piangere di nostro figlio e collegandolo ai vari momenti e avvenimenti della giornata, non ci sarà difficile capire cosa nostro figlio stia cercando di dirci.

Pianto da fame

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Il pianto da fame è sicuramente quello che sentiamo più frequentemente.
Impareremo in fretta a riconoscerlo.
E’ un pianto che cresce di intensità e disperazione man mano che la fame aumenta. Il bimbo comincia a girarsi a destra e sinistra cercando il seno e facendo smorfie sempre più di disappunto.
Inizialmente il bambino è persino consolabile, ci si sazia anche di coccole e ci si riesce a distrarre quando l’appetito ha cominciato a farsi sentire da poco. Per un po’ il pianto si interrompe se il bimbo ciuccia il dito, il ciuccio, il lenzuolo o qualunque cosa gli capiti a tiro, salvo poi riprendere non appena si accorge che pur succhiando non entra latte in bocca.
Ma un neonato ha ben poco passato da ricordare per farne esperienza, e l’appetito si fa fame in breve.
Un bambino che ha fame vive il presente e si dispera come per una situazione insanabile.
Conosciamo tutti il termine “muoio di fame” ecco, un neonato sperimenta le sensazioni da cui è nata quest’espressione.
Fortunatamente con suo e nostro sollievo presto il cucciolo comincerà a capire che possiamo soddisfare i suoi bisogni e a coglierne i segnali dei preparativi…essere presi in braccio, una camicia che si sbottona, un biberon che si avvicina, il profumo della mamma, del latte….
E sentendolo fremere durante questi gesti avremo la conferma che sì, aveva proprio fame!

Pianto da sonno

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Il pianto da sonno ha delle caratteristiche comuni a quello da fame perché comincia sommesso per poi farsi via via più pressante fino ad assumere toni di disperazione.
A volte tendiamo a sottovalutare la necessità dei neonati di dormire e non ci rendiamo conto che tanti dei loro pianti sono dovuti a semplice stanchezza.
Ci sono i neonati che passano la maggior parte del tempo tra una poppata e l’altra a dormire o sonnecchiare, altri che si addormentano subito dopo mangiato, dormono un po’ per poi restare svegli fino alla poppata successiva, altri che dopo la poppata amano guardarsi intorno per un’oretta o due e poi dormono fino a quando la fame non li sveglierà. Tutti i bambini però, anche se con tempi, durata e modalità diverse, hanno in comune il bisogno di alternare ciclicamente più volte al giorno il sonno e la veglia.
Soprattutto i primi mesi non c’è una netta separazione delle attività tra il giorno e la notte, la vita per il cucciolo è impegnativa, faticosa, intensa, e il suo bisogno di dormire è sia una necessità di riposo che di una sorte di “elaborazione dei dati” della giornata sottoforma di stimoli, osservazioni, incontri, coccole, ma anche piccoli e grandi disturbi come la cacca, la fame, la stanchezza o altri bisogni manifestati.

I sonnellini

I sonnellini sono fondamentali per ricaricarsi di energie.
Ci sono bambini che riescono a riposarsi con brevi pisolini, a volte anche stando fermi immobili per qualche minuto senza dormire e altri bambini che invece tendono a riposare più a lungo. Insomma, il bisogno è comune anche se la durata è soggettiva.
Aiutiamolo a capire che è il momento di fermarsi ogni tanto, non sempre riuscirà a farlo da solo.
Se, ad esempio, dopo aver mangiato, essersi guardato attorno, esser stato cambiato e magari aver fatto una passeggiata comincerà a piangere, sarà molto più facile che sia perché cerca aiuto per addormentarsi piuttosto che per fame.
Man mano che i mesi passerannoo e il bambino crescràe, anche la sua resistenza al sonno, alla fame, alla veglia e a tutti gli stimoli in generale, aumenteranno e si verrà a delineare più nettamente una distinzione tra le attività del giorno e il riposo notturno.
Intanto aiutiamolo a creare questa distinzione dandogli spontaneamente degli orari e altri segnali (le uscite, le visite, le chiacchiere, di giorno, i ritmi rallentati, il buio, la calma, il silenzio, la sera), così il sonno di notte in genere si fa più profondo e prolungato…anche se spesso non quanto desidereremmo.

Pianto da dolore

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Il pianto di nostro figlio che ci spaventa e preoccupa di più è il pianto di dolore.
La caratteristica principale del pianto da dolore rispetto agli altri pianti è che è difficilmente consolabile.
Il contatto con noi è di grande conforto al bambino ed è per questo che quasi tutti i pianti si attenuano, si placano, in braccio, ma il dolore non passa.
Il dolore spaventa e dilania il nostro cucciolo, sente male e basta, non ha idea di cosa sia e che possa finire.
Il dolore lo fa disperare, urla inconfondibili, improvvise, che lo lasciano senza fiato.
Impossibile che passino inosservate e vengano sottovalutate, anzi il rischio più facile è, per fortuna, che vengano sopravvalutate perché spesso si tratta di disturbi dolorosi associati a normali tappe di vita e di crescita.
E’ l’osservazione, e quindi la calma, che ci viene in maggiore aiuto per capire cosa lo affligga.
Ci sono i pianti da mal di pancia per accumulo d’aria che avvengono ciclicamente, spesso in condizioni o orari simili ad altre volte.
Ci sono i pianti per le gengive dolenti a causa dei denti in eruzione e in questo caso possiamo notare altri segnali come le gengive rosse e gonfie o una salivazione maggiore o li colleghiamo ad altri denti già spuntati e situazioni già vissute.
Oppure scivolando verso le piccole malattie infantili ci possono essere le orecchie infiammate, tanto dolorose quanto banali se magari notiamo che il bimbo è raffreddato.
E così via. Qualche momento di paziente osservazione può toglierci da ansie inutili e poi potremo certamente rivolgerci al pediatra che saprà aiutarci ulteriormente.

Pianto da disagio

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Come già detto il neonato è inerme di fronte a quel che gli accade, vive solo il presente e dipende totalmente da noi, per questo tutte le situazioni che vive sono estreme e totalizzanti…anche un semplice disagio.
Ogni bambino piccolo però, ha già dei gusti e delle preferenze in quanto a luoghi e posizioni in cui stare, gli piace essere più o meno vestito e fin da piccolissimo ha attività che gli piacciono e altre no. Con l’esperienza impareremo a riconoscerle.
La posizione in cui mettiamo nostro figlio non è detto che gli sia sempre gradita ma quando è molto piccolo non è in grado di cambiarla da solo, ne’ quando è sveglio ne’ tanto meno quando dorme.
Se ci pensiamo anche noi quando stiamo seduti o sdraiati ogni tanto sentiamo il bisogno di aggiustare la posizione, persino durante il sonno. Probabilmente il nostro bambino avrà la stessa esigenza, diverse volte al giorno e anche durante la notte e potendolo fare da solo ci chiamerà.
Per questo motivo se durante la notte lo sentiamo lamentarsi o muoversi, prima di intervenire mettiamo un attimo all’ascolto per vedere se si assesta da solo. Magari sta solo passando da una fase di sonno all’altra e lo andremmo solo a disturbare.
Se poi chiama ancora proviamo a risistemarlo bene nel lettino. Tutto questo ovviamente se non ci sembra che possa essere il momento della fame o di altre esigenze particolari.
Altri momenti di disagio il cucciolo li può avere in varie situazioni, anche in momenti meno immaginabili per noi adulti.
Il rumore ad esempio tendiamo a considerarlo un disturbo ma a volte per il bambino anche il silenzio può essere un disturbo.
Il silenzio può trasmettere senso di solitudine e il bambino tendenzialmente non ama star solo.
La temperatura è forse uno dei disagi a cui ancora poniamo abbastanza attenzione per il timore che nostro figlio abbia freddo ma non sottovalutiamo che il caldo allo stesso modo disturba e può rendere veramente insofferenti.
La luce è vero che può disturbare il sonno ma solo se appare improvvisamente. Al bambino sempre per non sentirsi solo può piacere molto la luce che è anche fonte di grandi curiosità e conoscenze. Di giorno lasciamolo spesso alla luce naturale che entra dalle finestre e al momento del sonnellino mattutino o pomeridiano non facciamo troppo buio. Lo aiuterà pure a cominciare a distinguere il sonno diurno da quello notturno.
Poi ci sono i disagi occasionali. Il bambino può essere infastidito da un pannolino pieno (anche se di solito, soprattutto a un neonato, lo cambiamo con una frequenza tale che, se il sederino non è irritato, è difficile che se ne lamenti), da qualche indumento scomodo o non adatto alla temperatura esterna, da qualche oggetto che gli sta intorno. Il cucciolo anche se piccolo può lamentarsi perché si annoia, perché si sente solo, può arrabbiarsi perché non riesce a ripetere un’azione appena scoperta, ecc.
Insomma, i motivi sono talmente vari che ancora una volta è l’osservazione l’arma migliore per capire le esigenze e le preferenze di nostro figlio. In questo modo coglieremo più facilmente anche il motivo di eventuali piccoli disagi.
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